Smog e salute, Sicilia sotto osservazione: Palermo tra le peggiori, Trapani regge
Trapani respira meglio rispetto ad altre città siciliane, ma lo smog resta un problema regionale.
Nel quadro tracciato dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente Sicilia, la provincia di Trapani non figura tra le aree più critiche per l’inquinamento atmosferico. Tuttavia i dati complessivi sull’Isola raccontano una Sicilia ancora lontana dagli obiettivi europei sulla qualità dell’aria, con conseguenze dirette anche per i territori meno esposti.
Sicilia: luci e ombre sulla qualità dell’aria
Secondo il rapporto, nel 2025 lo smog nelle città italiane è diminuito, ma non abbastanza. I capoluoghi che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 sono scesi a 13, contro i 25 del 2024. In Sicilia, però, emergono situazioni particolarmente allarmanti.
Palermo conquista la maglia nera nazionale per l’inquinamento da polveri sottili: la centralina di via Belgio ha registrato 89 sforamenti del limite giornaliero di PM10, uno ogni quattro giorni, peggio di città come Milano e Napoli. Critica anche la situazione di Ragusa, con 61 sforamenti rilevati dalla centralina del campo di atletica.

Biossido di azoto: la sfida più difficile
A preoccupare Legambiente è soprattutto il confronto con i nuovi limiti europei che entreranno in vigore nel 2030. Palermo, Catania e Messina dovranno ridurre le concentrazioni di biossido di azoto (NO₂) rispettivamente del 39%, 33% e 26% in meno di quattro anni.
Il traffico veicolare resta la principale fonte di NO₂ nelle città: auto private, in particolare diesel, impianti di riscaldamento e attività portuali. L’impatto sulla salute è rilevante: irritazioni alle vie respiratorie, aumento di asma e bronchiti, soprattutto tra bambini e anziani. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2023 le morti premature attribuibili all’NO₂ sono state 106 a Palermo, 92 a Catania e 9 a Messina.
PM10: progressi troppo lenti
L’analisi dei dati dal 2011 al 2025 mostra che il ritmo di riduzione del PM10 è insufficiente. Palermo e Ragusa, anche mantenendo l’attuale tendenza, rischiano di non centrare il nuovo limite europeo di 20 µg/m³ al 2030. Un segnale d’allarme che si aggiunge alla nuova procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico.
Le richieste di Legambiente
«Il quadro che emerge conferma la necessità di interventi strutturali e urgenti», afferma Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. L’associazione chiede di accelerare su:
- trasporto pubblico e mobilità sostenibile, con più Ztl, strade a 30 km/h e reti ciclabili;
- riqualificazione energetica degli edifici e stop ai sistemi di riscaldamento più inquinanti;
- riduzione delle emissioni industriali e bonifica dei siti contaminati;
- monitoraggio più capillare della qualità dell’aria.
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