Si chiude l’istruttoria dibattimentale. Ad aprile il Tribunale di Trapani pronuncerà la sentenza in uno dei tronconi dell’inchiesta “Mare Monstrum”, la cosiddetta tangentopoli del mare.
Imputati l’ex sottosegretaria e senatrice Simona Vicari e l’ex dirigente regionale Salvatrice Severino. Il procedimento nasce dall’indagine sui presunti rapporti corruttivi tra politica, amministrazione regionale e gli armatori della Liberty Lines (già Ustica Lines).
Dopo la discussione di pubblico ministero e difese, il collegio presieduto dal giudice Carrara entrerà in camera di consiglio.
Il cuore dell’accusa: l’emendamento sull’Iva
Per la Procura, il nodo è un emendamento alla legge di Bilancio 2017 che introdusse l’Iva al 5% sui trasporti marittimi a corto raggio. Una misura formalmente generale, ma che – secondo l’accusa – avrebbe favorito in modo rilevante gli interessi dell’armatore Ettore Morace.
In cambio, Vicari – all’epoca sottosegretaria alle Infrastrutture e Trasporti – avrebbe ricevuto due orologi Rolex, poi confiscati.
Morace ha già patteggiato: un anno e nove mesi, pena sospesa, e risarcimento alle parti civili.
La contestazione a Vicari è corruzione. La difesa respinge ogni addebito: il Rolex sarebbe stato un regalo, privo di collegamenti con l’attività legislativa.
La parola ai testimoni: Delrio “scagiona” Vicari
Nell’ultima udienza ha testimoniato l’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, sotto il quale Vicari era sottosegretaria.
«L’emendamento arrivò dal Mef», ha dichiarato Delrio, spiegando che l’intervento normativo sarebbe stato legato a una procedura di infrazione sollevata dall’Unione Europea.
Nelle udienze precedenti erano stati ascoltati anche gli ex sottosegretari Del Basso De Caro e Baretta: nella sostanza, l’emendamento non avrebbe avuto una “regia politica”, ma sarebbe stato frutto del lavoro tecnico del ministero dell’Economia.
Gli altri imputati e la Regione parte civile
Nel processo era coinvolto anche Giuseppe Montalto, ex segretario particolare dell’assessore regionale ai Trasporti, uscito dal procedimento per prescrizione.
La Regione Siciliana si è costituita parte civile. Un elemento che aggiunge una sfumatura politica alla vicenda: a Palazzo di Giustizia Vicari e il presidente della Regione sono formalmente su fronti opposti; a Palermo restano alleati, con l’ex senatrice tra i consulenti più vicini di Schifani, con incarichi delicati su acqua e infrastrutture.
L’inchiesta “Mare Monstrum”
L’indagine dei Carabinieri, esplosa nel 2017, ipotizzava un sistema di tangenti pagate dagli armatori Vittorio ed Ettore Morace per ottenere trattamenti di favore nella gestione delle rotte marittime tra la Sicilia e le isole minori.
Nel tempo il procedimento si è frammentato in più tronconi. Vittorio Morace è stato dichiarato non luogo a procedere per irreversibile incapacità a partecipare al processo.
Ora la parola passa ai giudici.
Ad aprile, dopo quasi nove anni dall’esplosione dell’inchiesta, il Tribunale di Trapani scriverà la parola fine – almeno in primo grado – su uno dei capitoli più delicati della stagione giudiziaria che ha intrecciato mare, politica e affari in Sicilia.