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13/02/2026 06:00:00

Tutti insieme, finchè conviene. Il salto e le mosse di Sturiano e Pellegrino a Marsala

C’è una foto. Sorrisi composti, mani in tasca, spalle che si sfiorano. Tutti insieme in un giardino pubblico che sembra la metafora perfetta: erba incolta, panchine colorate, facciate un po’ scrostate. L’eterna promessa di una città che potrebbe essere e non è.

Nell’immagine sono schierati, vicini, quasi complici. La liturgia è quella di sempre: sopralluogo, dichiarazioni, foglio in mano, sguardi seri. L’idea da trasmettere è una sola: unità. Responsabilità. Squadra.

Peccato che, fuori dall’inquadratura, ognuno stia già misurando la propria traiettoria elettorale. È la politica del “tutti insieme” finché conviene. Poi ognuno per sé, e la città per nessuno.

 

La serietà, quella sconosciuta

A circa ottanta giorni dal voto, improvvisamente scattano prese di distanza, riposizionamenti, salti calcolati. Chi fino a ieri condivideva tavoli, decisioni e maggioranze oggi scopre nuove visioni, nuovi orizzonti, nuove ambizioni.

Lo fanno insieme Enzo Sturiano e Stefano Pellegrino. Insieme sono entrati in giunta tre anni e mezzo fa, insieme stanno pensando di uscirne per creare e lanciare la candidatura a sindaco di Sturiano. Tre anni e mezzo di maggioranza accanto al sindaco, dentro le stanze del potere, e poi il colpo di coda.

La coerenza? Un dettaglio sacrificabile sull’altare della candidatura.

È un caso da studio, perché getta un’ombra su cosa sia diventata la politica: spartizione di potere e ricerca del consenso.

Un caso emblematico quello di Marsala, dove chi partecipa alla foto dell’unità e all’ennesima inaugurazione, ricoprendo incarichi retribuiti con soldi pubblici – che garantiscono ruolo, visibilità e peso politico – sta già pensando al “salto”.

Non una riflessione maturata nel tempo. Non una rottura su questioni di principio. Ma una scelta che guarda il calendario elettorale come si guarda l’orologio prima di cambiare treno.

 

Gli assessori, pronti a perdere la faccia

E poi ci sono gli assessori dell’ultima ora. I tre: Ivan Gerardi, Donatella Ingardia, Salvatore Agate. Sturiano dice che sono i suoi, pronti a dimettersi.

Cioè quelli che, dopo quasi quattro anni di silenzi disciplinati, voti allineati e poltrone ben custodite, scoprono improvvisamente crepe, divergenze, mal di pancia istituzionali.

Per tre anni e mezzo tutto bene: delibere, incarichi, indennità, sorrisi in conferenza stampa. Poi, a ridosso del voto, la folgorazione.

Non è coraggio politico. È calcolo differito.

Se un progetto era sbagliato, lo era anche tre anni fa. Se una maggioranza era inadeguata, lo era anche quando garantiva visibilità e ruolo. Restare finché conviene e scendere quando si teme il conto elettorale non è dissenso: è opportunismo con l’orologio in mano.

E di questo sono complici tutti, compreso l’onorevole Pellegrino.

La verità è semplice e brutale: chi si sveglia dopo tutto questo tempo non sta difendendo la città. Sta difendendo sé stesso.

 

La politica ridotta a coincidenza temporale

Non è questione di legittimità formale. È questione di affidabilità. Perché se l’unità dura quanto uno scatto fotografico e l’impegno dura fino al momento in cui conviene cambiare casacca o posizionamento, allora il problema non è la strategia: è la credibilità. E qui in ballo ci sono sia Pellegrino sia Sturiano. È la loro credibilità a essere in discussione.

La domanda che il cittadino dovrebbe farsi adesso è questa: si può stare insieme per anni e poi, a ridosso del voto, scoprire che la strada è un’altra? Certo che si può. Ma allora si abbia il coraggio di dire che la strada non è cambiata: è cambiata l’opportunità.

La città osserva. E vede una politica che non discute di visioni ma di collocazioni. Non di programmi ma di perimetri. Non di soluzioni ma di sopravvivenza personale.

È questo il punto più amaro: la politica non è finita sotto i colpi dell’antipolitica. È finita sotto le scarpe di chi la usa come trampolino individuale, indossando la responsabilità istituzionale come un cappotto stagionale: utile finché scalda, da lasciare quando cambia il clima.

La foto rimarrà. Ce ne sono a centinaia. Si potrebbe fare un book di questi tre anni e mezzo, con annesse dichiarazioni di slancio verso l’Amministrazione.

Adesso, però, ognuno racconterà una versione nuova della propria coerenza.

La città, invece, resta sempre la stessa.

E allora la facciamo noi una domanda, secca, chiusa, senza retorica (sempre che ne siano capaci): a chi interessa davvero governare la città, e a chi interessa soltanto governare?