Marsala festeggia i 99 anni del maresciallo Arturo Ungaro, volto noto e stimato della città, per decenni punto di riferimento umano e istituzionale. Un compleanno che non è solo un traguardo personale, ma il racconto di un pezzo di storia d’Italia vissuto in prima linea.
Ungaro, giovanissimo allievo dell’Arma dei Arma dei Carabinieri, durante il periodo di formazione a Roma fu coinvolto in uno dei momenti più delicati del dopoguerra. Nel giugno del 1946 venne inviato d’urgenza a Napoli per fronteggiare i disordini legati al referendum Monarchia-Repubblica.
In quei giorni, nel capoluogo partenopeo, i monarchici contestavano l’esito del voto che avrebbe sancito la nascita della Repubblica. I giovani carabinieri furono chiamati a ristabilire l’ordine pubblico, anche in un contesto simbolicamente complesso per l’Arma, storicamente legata alla Corona.
Nel 1966 l’arrivo a Marsala. Qui il maresciallo Ungaro ha ricoperto incarichi di rilievo, tra cui quello di vice comandante della Compagnia carabinieri. Un ruolo svolto fino al 1988, quando ha lasciato il servizio per raggiunti limiti di età, a 61 anni.
Per molti marsalesi il suo nome è ancora oggi associato a equilibrio, senso dello Stato e capacità di dialogo. Anni delicati per il territorio, tra trasformazioni sociali, emergenze e la lunga stagione segnata anche dalle conseguenze del terremoto del Belice.
Conclusa la carriera in uniforme, Ungaro non ha abbandonato l’impegno per la comunità. È stato vicepresidente della Pro Loco e volontario nell’accoglienza dei turisti al Monumento ai Mille, uno dei luoghi simbolo della città.
Ha dato un contributo anche allo sport cittadino, partecipando alla nascita del movimento pallavolistico locale. Tra i dirigenti fondatori del Marsala Volley, ne ha ricoperto la carica di presidente, accompagnando generazioni di giovani atleti nella crescita sportiva ed educativa.
La sua è la storia di un secolo attraversato con discrezione e spirito di servizio: dalla guerra alla Repubblica, dalla ricostruzione allo sviluppo del territorio. Oggi, attorno alle sue 99 candeline, si stringono la moglie José, i familiari, gli amici e una città che continua a riconoscersi nel suo esempio.