Marsala, il docufilm su Giulio Regeni e una lezione di verità che scomoda il potere
Venerdì passato al cineteatro don Bosco di Marsala, grazie a un'idea di Giuseppe Prode, direttore artistico del festival 38° Parallelo, è stato trasmesso, alla presenza di alcune classi del liceo scientifico Ruggieri, il docufilm "Giulio Regeni. Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti e uscito a gennaio per i dieci anni dalla sua morte.
Giulio era un dottorando italiano dell'Università di Cambridge, rapito a Il Cairo, perché ritenuto una spia, il 25 gennaio 2016, il giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.
Il corpo presentava evidenti segni di tortura; la madre lo riconobbe "dalla punta del naso" e riferì di aver visto nel volto martoriato del figlio "tutto il male del mondo". Alcuni particolari sulla pelle di Regeni erano dovuti a una pratica di tortura ampiamente documentata e utilizzata dalla polizia egiziana; per questo motivo è stato messo immediatamente sotto accusa il regime. Adesso sono imputati, in contumacia, quattro alti ufficiali dei servizi segreti: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel e Usham Helmi e il maggiore Magdi Sharif.
La ragion di Stato, economica, dopo il ritiro dell'ambasciatore dal Cairo nell'aprile 2016, lo riportò sotto le piramidi. Infatti, nel 2020 il governo giallorosso Conte II decise di rispondere positivamente alla richiesta del Cairo, a lungo osteggiata da frange di M5S, del PD e da LeU, a causa proprio dell’irrisolto "caso Regeni" e della questione dei diritti umani, e vendette due navi militari modello Fregata per un miliardo di euro all'Egitto; successivamente, nel 2023, sono stati concordati 10 anni di manutenzione per 260 milioni di euro.
Tornando al reportage, ottima la tecnica narrativa e lodevole l'utilizzo del found footage. Unica nota stonata è avere riportato la testimonianza di Minniti, che dava lezioni sulla democratura di al-Sisi, quando lo stesso ha creato il memorandum con la Libia per fermare disperati in cerca di un futuro, che vengono trattenuti in lager gestiti da torturatori come Almasri.
Al termine della proiezione gli studenti hanno potuto rivolgere delle domande all'avvocatessa della famiglia Regeni e al PM del processo. Nella struttura salesiana si è celebrata una mattina di alta qualità civica, che assume un valore ancora più alto perché ha visto la partecipazione degli adolescenti prossimi alla maggiore età, i quali hanno aggiunto un tassello alla crescita del loro pensiero libero e critico.
Per aspera ad astra.
Vittorio Alfieri