«Ex boss della mafia hanno sostenuto Donald Trump durante la sua campagna elettorale, si sono esposti pubblicamente con i loro follower. Ex boss diventati influencer. Tutto al contrario: i boss rock star e i politici che si vantano di queste relazioni. Per fortuna in Italia abbiamo sviluppato anticorpi, in America no».
È uno dei passaggi più forti dell’intervento di Sacha Biazzo a Marsala, dove ha presentato il suo libro “The Wise Guy. Donald Trump e la mafia italoamericana” presso Finestre sul Mondo, dialogando con la giornalista Carla Falzone e con il direttore di Tp24 Giacomo Di Girolamo.
Un secolo di intrecci tra affari e clan
Il libro non è una semplice biografia dell’ex presidente americano. È un’inchiesta narrativa che ricostruisce un secolo di rapporti tra criminalità organizzata, economia e politica negli Stati Uniti.
Dalle Five Families di New York alla nascita della “Commissione” voluta da Lucky Luciano, fino ai cantieri di Atlantic City e al ruolo del cosiddetto “Concrete Club”, Biazzo ripercorre la trasformazione della mafia italoamericana da organizzazione di strada a sistema manageriale.
New York e Atlantic City diventano così il teatro di un intreccio fatto di edilizia, sindacati, casinò e finanza. Ed è proprio in quel contesto che si incrocia la traiettoria imprenditoriale di Donald Trump, in anni in cui i confini tra affari e ambienti mafiosi risultano, secondo l’autore, sempre più porosi.
Nel libro compaiono documenti giudiziari, rapporti dell’Fbi, testimonianze di ex mafiosi e investigatori. Il quadro che emerge è quello di una zona grigia stabile, non episodica.
La mafia che diventa brand
Ma l’aspetto più sorprendente, secondo Biazzo, è la metamorfosi più recente.
Non più soltanto boss latitanti o figure nell’ombra, ma ex capi clan che diventano volti pubblici, podcaster, influencer. Persone che raccontano il proprio passato criminale in chiave mediatica, costruendo consenso e seguito.
«In America – ha spiegato – alcuni ex boss si sono esposti apertamente a sostegno di Trump. Si sono mostrati, hanno preso posizione. È un ribaltamento culturale: il mafioso non più nascosto, ma personaggio pubblico».
Una dinamica che, per l’autore, segnala una differenza culturale profonda rispetto all’Italia. «Noi conosciamo queste dinamiche, le combattiamo da decenni. Abbiamo sviluppato anticorpi. Negli Stati Uniti questa consapevolezza è molto più debole».
Un confronto che parla anche all’Italia
La presentazione marsalese non si è fermata al racconto della storia americana. Il confronto ha toccato temi che riguardano anche il nostro Paese: il controllo degli appalti, il ruolo dei professionisti, la normalizzazione culturale del potere opaco.
Il filo che unisce i grattacieli di New York ai cantieri di Atlantic City diventa così un filo che interroga anche le comunità italiane. Perché quando il crimine organizzato si trasforma in racconto, quando diventa intrattenimento o brand, il rischio è che perda la sua percezione di pericolo.
E allora il punto non è solo Trump. È capire come il potere – economico, politico, criminale – sappia reinventarsi. E come la società reagisce. O non reagisce.
Per cinque giorni si potrà entrare in un negozio di ottica e trovare anche del vino, assaggiare Barolo che hanno quasi novant’anni, visitare gli antichi orologi civici, mangiare una cena ispirata al territorio o...
Due giorni, due mercati di sapori e un calendario fitto di appuntamenti: torna a Contrada Ciàvolo la seconda edizione della Festa del Pastore – Sagra dei sapori caseari e tradizione, in programma sabato 26 e domenica...
Progetto Volley riapre le porte della palestra e dà il via alla nuova stagione sportiva a Marsala. I primi appuntamenti sono in programma lunedì e giovedì, dalle 17:30 alle 18:30, alla Palestra Grillo.Gli...