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17/02/2026 19:30:00

La questione morale lilibetana: tra centrodestra e Pd, il vizio trasversale delle correnti

La questione morale in salsa lilibetana. Il concetto espresso da Enrico Berlinguer ricorre nella politica italiana, perché denunciò la degenerazione dei partiti in «macchine di potere e clientela e di malcostume», quando non addirittura di corruzione e trama malsana tra partiti e Stato, sollecitando etica nella res publica.

 

Ebbene, è successo a Marsala in relazione alle prossime amministrative primaverili, e riguarda il cortocircuito che si sta verificando nel centrodestra dell’urbe per la scelta del candidato a primo cittadino, soprattutto la lotta di potere in Forza Italia tra la corrente di Scilla, segretario provinciale del partito, e Stefano Pellegrino, capogruppo di FI all’Assemblea Regionale Siciliana.

 

Le vicende sono state oggetto di una riflessione di una dirigente lilibetana del Partito Democratico. Se ne riporta una sintesi: «A Marsala il centrodestra si è sfaldato come argilla secca sotto il sole di scirocco. Doveva essere il tempo delle scelte, della responsabilità, della visione. È diventato il tempo dei veti incrociati, dei nomi bruciati, delle trattative sussurrate nei corridoi. Non una parola chiara. Una parola semplice, netta, che sapesse di coraggio. Solo tattiche, calcoli, equilibri interni. Quando la politica smette di parlare alla gente, finisce per parlare soltanto a se stessa. Si chiude nei tavoli, nei summit, nei retroscena. Discute di incastri, di pesi, di correnti. E intanto perde credibilità».

 

Analisi impeccabile. Si arriccia – perifrasi – il naso che la faccia il Pd locale, perché nel partito, negli ultimi dieci anni, è accaduto quanto segue: nel 2015 Alberto Di Girolamo divenne sindaco con il sostegno di una coalizione di centrosinistra; furono eletti 7 consiglieri comunali nel Pd; Cordaro aderì quasi subito a FI; nel 2016 Cimiotta al PSI. Nel 2018 la segretaria Milazzo chiese ai tre assessori Licari, Ruggieri e Angileri di uscire dalla giunta, ma rifiutarono; Vinci, capogruppo consiliare, fu l’unico a sostenerla. Nel 2020 si è coalizzato con Grillo. La Milazzo si dimise e il partito venne commissariato con Domenico Venuti; poi, nel 2020, venne eletta per acclamazione segretaria Rosalba Mezzapelle.

 

Sempre nel 2020, anche se tesserati del Pd, si candidarono alle comunali con altre liste in appoggio a Di Girolamo: Licari, Luana Alagna, Passalacqua, Rodriguez e Sciarrino, poi deferiti. La storia del Pd di questa consiliatura, dopo il mancato ottenimento del quorum e l’assenza a Sala delle Lapidi, portò alle dimissioni della Mezzapelle. Poi la mozione Gesone per guidare il partito nel 2022, boicottata da quella su Pace, che si dimette dopo l’ennesima faida interna; subentra la Licari nel 2025.

L’excursus per rammentare che il Pd lilibetano non è stato scevro da «solo tattiche, calcoli, equilibri interni», con la conseguenza che «quando la politica smette di parlare alla gente, finisce per parlare soltanto a se stessa». I fatti ci narrano che il modus operandi è trasversale e che necessita tornare a occuparsi della res publica.

 

 Vittorio Alfieri