Da Palermo l'appello al NO al referendum: il 7 marzo giornata di mobilitazione nazionale
Da Palermo parte un appello nazionale per votare NO al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Oltre mille cittadine e cittadini hanno già sottoscritto il documento promosso dal capoluogo siciliano, città simbolo della lotta alla mafia e delle stragi del ’92. Indetta per il 7 marzo una Giornata nazionale di mobilitazione in tutta Italia.
L’iniziativa è stata presentata il 16 febbraio 2026. I promotori parlano di una mobilitazione civile, “non violenta ma rigorosa”, in difesa della Costituzione del 1948.
Nel testo si legge: “Siamo cittadine e cittadini che amano la Costituzione democratica. La Costituzione è la nostra casa comune che ci ha tenuti al riparo da ogni deriva autoritaria”.
Secondo i firmatari, la riforma della magistratura altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato, mettendo a rischio autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario. La separazione delle carriere viene definita “uno specchietto per le allodole”, dietro cui si nasconderebbe – a loro avviso – una subordinazione al potere politico.
Il richiamo alla storia di Palermo
Non è casuale che l’appello parta da Palermo. La città ha vissuto l’attacco diretto alla magistratura con le stragi del 1992 e con l’uccisione dei giudici impegnati contro Cosa Nostra. Da qui, ricordano i promotori, è nata una storica reazione civile che ha segnato un passaggio decisivo nella coscienza democratica del Paese.
Per questo, spiegano, la difesa dell’indipendenza della magistratura viene considerata un tema che riguarda direttamente la società civile e non solo gli addetti ai lavori.
Le ragioni del NO
Nel documento si sottolinea che la riforma, presentata come intervento tecnico, inciderebbe invece sull’assetto costituzionale del potere giudiziario.
Le conseguenze – secondo i firmatari – non ricadrebbero sui magistrati, ma sui cittadini: lavoratori, soggetti fragili, migranti, comunità locali. Senza un controllo di legalità effettivo sull’esercizio del potere, si legge, i diritti diventano più deboli.
Tra i sottoscrittori figurano giornalisti, medici, avvocati, insegnanti, imprenditori, operatori culturali e lavoratori di diversi settori. Una platea eterogenea che, spiegano gli organizzatori, testimonia il carattere trasversale dell’iniziativa.
Mobilitazione il 7 marzo
L’appello si inserisce in un quadro di iniziative che, secondo i promotori, stanno crescendo in diverse città italiane. Da Palermo è stata lanciata la proposta di trasformare il 7 marzo in una Giornata nazionale di mobilitazione per il NO al referendum, con iniziative nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze.
Per coordinare le attività di comunicazione è stato costituito un gruppo di lavoro aperto, che curerà i rapporti con la stampa e la diffusione sui canali digitali.
“È in gioco l’equilibrio democratico della Repubblica. Difendere la Costituzione del 1948 significa difendere la libertà oggi e per le generazioni future”, concludono i promotori.
Da Palermo, dunque, parte un appello che punta a coinvolgere l’intero Paese in vista del voto referendario.
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