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18/02/2026 06:00:00

Sessanta milioni per cambiare il destino dell’acqua a Trapani

Trenta milioni per fermare gli allagamenti. Trenta milioni per rifare le fognature. Il piano prende una strada nuova dopo il ritiro in Consiglio comunale del documento preliminare del Piano urbanistico generale: la parte idraulica passa all’Autorità di Bacino, la parte fognaria resta al Comune.


Il passaggio decisivo è arrivato con una variante approvata in 48 ore. L’area delle Saline Collegio viene blindata: niente edificazioni, ma funzione di drenaggio naturale e vasca di laminazione. Un vincolo urbanistico che consente ora di portare il progetto su un tavolo diverso, quello della programmazione nazionale del dissesto.


Al confronto tecnico erano presenti il segretario dell’Autorità di Bacino Leonardo Santoro, il dirigente D’Amico per il PAI, i tecnici comunali e il capo dell’Utc Orazio Amenta. “Grande disponibilità — dice Amenta — e apprezzamento per il lavoro svolto. Santoro conosce bene la situazione di Trapani, paragonabile a quella di Messina: siamo su acqua di falda. Prima quest’acqua finiva a mare, oggi non più. E alle prime piogge la città va in sofferenza”.


La novità è che il progetto viene diviso in due tronconi finanziari.
La difesa idraulica — canali, riapertura degli assi storici, riforestazione, collegamento alla Salina — sarà inserita dall’Autorità di Bacino nella piattaforma nazionale Rendis, lo strumento che consente al commissario per il dissesto di finanziare le opere. È qui che si giocano i 30 milioni contro gli allagamenti.
La rete fognaria — separazione delle acque bianche da quelle nere, rifacimento dei tronchi, eliminazione dei sovraccarichi — resta in capo al Comune, con un pacchetto economico parallelo di altri 30 milioni.


Trasmetteremo la parte idraulica nel giro di una settimana — spiega Amenta — poi sarà l’Autorità di Bacino a inserirla in Rendis e a inoltrarla al commissario. Una volta dentro la piattaforma, può essere finanziata”.


Il cuore tecnico dell’operazione è la Salina Collegio. Un’area che per decenni ha perso la sua funzione naturale di assorbimento delle piene, trasformata in parte in discarica, con tratti del canale Scalabrino interrotti o tombinati, scarichi impropri finiti nei canali di troppo pieno e reti miste che hanno aggravato la pressione su via Tunisi.


L’intervento punta a rimettere ordine. “Le acque piovane non andranno più su via Tunisi — dice Amenta — e via Tunisi tornerà a funzionare. Non sarà più il collettore di sfogo. Le fognature nei tratti previsti saranno rifatte integralmente”.


Il ritiro del Pug non è stato un passo indietro, ma un’accelerazione. Senza il vincolo sulle Saline, l’Autorità di Bacino non avrebbe potuto prendere in carico formalmente la progettualità. Con la variante inserita, il progetto è pronto per entrare nel circuito nazionale dei finanziamenti.