Il peschereccio incagliato a Mazara. La Capitaneria: "Servono interventi urgenti"
Dopo l’incagliamento di ieri, la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo chiede interventi immediati e risolutivi sul porto canale. L’episodio del peschereccio rimasto bloccato nel bel mezzo dello scalo diventa così il simbolo di una situazione che da anni viene segnalata e che oggi appare sempre più critica.
Il motopesca, lungo 33 metri, si era incagliato nel primo pomeriggio mentre era diretto allo scalo d’alaggio di un cantiere navale per lavori di manutenzione. La sala operativa della Capitaneria ha coordinato per ore le operazioni di assistenza, inviando sul posto il gommone GC B101 per interdire l’area al traffico e supportare il comandante nelle manovre.
Il disincaglio si è concluso intorno alle 18, anche grazie alle leggere escursioni di marea registrate in serata. Non si sono verificati danni alle strutture portuali né all’ambiente, ma non sono mancati momenti di apprensione: manovre in spazi ristretti, assenza di un rimorchiatore di adeguata capacità operativa nel porto e fondali ridotti al minimo della praticabilità.
Ed è proprio questo il nodo centrale. L’insabbiamento del porto di Mazara è un problema noto e mai risolto. Le condizioni meteo dell’ultimo periodo, con fanghi trasportati dal fiume dall’entroterra e sabbie spinte all’interno dalle forti mareggiate, potrebbero aver ulteriormente ridotto le batimetriche in diverse zone portuali.
Non è a rischio soltanto il porto canale, ormai percorribile quasi esclusivamente da piccole imbarcazioni senza pescaggio, ma anche il “Porto Nuovo”, l’area destinata ai pescherecci più grandi e alle navi mercantili. Qui l’ingresso è vincolato, di volta in volta, alla verifica rigorosa delle condizioni di sicurezza.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la presenza, da anni, di relitti e ostacoli sommersi: affondamenti datati, oggetti trascinati dalle piene del fiume o dal fenomeno del marrobbio, detriti che restano sul fondale e che sono stati oggetto nel tempo di provvedimenti di interdizione emanati dalla stessa Capitaneria.
Una situazione definita di precarietà strutturale, che richiede interventi concreti per la messa in sicurezza del canale, sempre più soggetto anche a esondazioni, e del bacino portuale esterno. Perché – sottolinea la nota – un porto strategico come quello di Mazara del Vallo non può continuare a operare tra fondali ridotti, ostacoli sommersi e restrizioni.
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