Dalla riforma a metà degli enti locali in Sicilia al dossier Niscemi, parla Galvagno
Un’aula che approva “a metà”. Una riforma attesa da due anni ridotta – parole sue – a “macerie”. E poi Niscemi, il ciclone che ha devastato il versante ionico, il futuro dei balneari, Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea e un messaggio ai giovani siciliani.
Abbiamo intervistato il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, all’indomani dell’approvazione del DDL Enti locali. Un provvedimento che avrebbe dovuto riscrivere diversi equilibri – dal terzo mandato al consigliere supplente, fino all’assessore aggiunto – e che invece arriva al traguardo in versione ridotta.
«L’Assemblea si è espressa – spiega –. Non si poteva lasciare ancora tutto sospeso». Resta però una norma simbolica e destinata a far discutere: il 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, approvato all’unanimità e senza voto segreto. «Non amo parlare di quote», dice Galvagno, ma rivendica la scelta politica e il segnale dato dall’aula.
Dalla politica ai territori feriti. Il presidente racconta la sua presenza a Niscemi, tra sfollati e case abbandonate: «Non è solo un danno economico, è un trauma psicologico». Difende la scelta del governo nazionale di nominare un commissario ad hoc e sottolinea l’arrivo dei primi 150 milioni di euro per i ristori.
Poi il ciclone che ha colpito anche Mazara del Vallo e la costa trapanese. «Servono interventi cuciti su misura», dice, distinguendo tra pescatori, balneari e imprenditori, con l’ombra della direttiva Bolkestein che pesa sulle concessioni.
C’è spazio anche per la cultura, con il riconoscimento di Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026: «Non deve essere solo un momento celebrativo, ma un volano per tutto il territorio».
Infine, a 41 anni appena compiuti, un passaggio sulla nuova classe dirigente siciliana: «La strada è di chi se la prende. Nessuno regala nulla. Solo lavoro e sacrificio».
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