Concessi gli arresti domiciliari a Lorenzo Caramma, marito dell’ex giudice Silvana Saguto, condannati entrambi nel processo sullo scandalo della gestione dei beni confiscati alla mafia a Palermo. La decisione è stata presa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, che ha accolto l’istanza presentata dai difensori di Caramma, gli avvocati Ninni Reina, Sarah Bartolozzi e Antonio Sottosanti.
I motivi della decisione
Caramma, ultrasettantenne, ha fatto leva sulle proprie condizioni di salute. I giudici hanno ritenuto sussistenti i presupposti per la detenzione domiciliare.
Lascerà così il carcere Pagliarelli di Palermo – Carcere Pagliarelli – dove era detenuto, e sconterà a casa i circa tre anni e due mesi di pena residua, calcolati tenendo conto della liberazione anticipata.
Il caso Saguto
La vicenda giudiziaria ruota attorno alla gestione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, che per anni ha amministrato patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. Un sistema che, secondo le sentenze, sarebbe stato piegato a logiche clientelari e favoritismi nella nomina degli amministratori giudiziari.
Per l’ex magistrato Saguto, detenuta nel carcere romano di Carcere Rebibbia, è stata presentata una richiesta analoga. Dopo due rigetti, la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, disponendo un nuovo esame. Si attende ora la fissazione dell’udienza davanti al tribunale di Sorveglianza, che dovrà rivalutare la posizione dell’ex giudice.
Una vicenda che aveva scosso profondamente il sistema dei beni confiscati in Sicilia e che continua ad avere strascichi giudiziari, a distanza di anni dalle prime indagini.