Una barca a vela che prende il largo dal porto, fiori affidati al mare, una preghiera che unisce fedi diverse.
Domenica 22 febbraio, alle ore 11, dal molo della Lega Navale nel porto di Trapani, salperà la “Safira”, imbarcazione impegnata nel soccorso civile con “Mediterranea Saving Humans”, per una commemorazione dedicata ai fratelli e alle sorelle migranti, morti nel Mediterraneo durante i giorni del ciclone Harry nei cosiddetti “naufragi fantasma”.
La commemorazione si svolgerà in mare e prevederà la celebrazione della Santa Messa di rito cattolico, una preghiera islamica e un’orazione civile. Un gesto simbolico ma fortemente politico e spirituale insieme, nato dal bisogno di rompere il silenzio che ha accompagnato la strage avvenuta nel Mediterraneo centrale nel mese di gennaio.
“Davanti a questa tragedia hanno prevalso il silenzio e l’indifferenza, quella che Papa Francesco chiamava la “globalizzazione dell’indifferenza”, affermano don Matteo Ferrari e Luca Casarini, rispettivamente cappellano di bordo e cofondatore di “Mediterranea Saving Humans.
“A queste persone è stata negata non solo la vita, ma anche la dignità del ricordo. Noi vogliamo restituire loro un nome, una preghiera, una carezza”.
“Mediterranea” e l’organizzazione “Refugees in Libya” sono in contatto con familiari e amici di molte delle vittime che chiedono di non dimenticare. “In mare depositeremo fiori per dire che non sono numeri, ma fratelli e sorelle. E chiederemo a Dio, e al mare, perdono per questo abominio”, prosegue la nota.
L’iniziativa sarà accompagnata dalla presenza di rappresentanti delle Chiese siciliane, impegnate in questi giorni nella denuncia dell’arrivo dei corpi senza vita sulle coste dell’isola, e si collegherà idealmente anche alle comunità ecclesiali e ai movimenti popolari negli Stati Uniti che stanno sostenendo le persone migranti vittime di violenze e deportazioni.
Per Casarini è don Matteo, l’iniziativa sulla “Safira” rappresenta un gesto di responsabilità collettiva. “Solo la fraternità può salvarci dall’inferno che abbiamo costruito con le nostre mani – dichiarano - esistono sistemi che non hanno alcun rispetto per la vita dei poveri e degli esclusi. Noi vogliamo continuare ad amare, vincendo l’odio, l’intolleranza, il respingimento e il rifiuto verso chi bussa alla nostra porta”.
L’iniziativa di domenica non sarà soltanto un momento religioso, ma un atto civile. “È il modo per dire ai familiari delle persone morte e disperse che non sono soli, che condividiamo il loro dolore. È anche un appello a tutte le comunità del Mediterraneo: ciascuno nella propria fede, ciascuno nella propria coscienza, uniamoci per guarire dall’indifferenza e trovare il coraggio di agire”, riporta la nota.
La “Safira” salperà domenica mattina e, al largo di Trapani, il mare diventerà luogo di memoria e denuncia e chiunque vorrà partecipare a questo momento di cittadinanza attiva potrà portare un fiore da affidare alle onde. Un gesto semplice, per ricordare che, come aveva chiesto Papa Francesco a Lampedusa, la domanda resta la stessa: “chi di noi ha pianto per queste vite spezzate”?