×
 
 
21/02/2026 06:00:00

Ospedale di Trapani e carenza di personale. La denuncia di un familiare

All’Ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani i numeri del personale non tornano e a pagare il prezzo più alto sono i pazienti. La carenza di operatori socio-sanitari (OSS) ha ormai superato la soglia dell’emergenza: nei reparti si lavora con turni scoperti, organici ridotti all’osso e carichi insostenibili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti — degenti lasciati per ore senza assistenza di base, cambi che slittano, letti che restano sporchi più a lungo di quanto sarebbe dignitoso tollerare.

Non è solo una questione organizzativa. È una questione di dignità. Perché quando in corsia mancano le braccia che dovrebbero garantire igiene, mobilizzazione e cura quotidiana, l’ospedale smette di essere un luogo di assistenza e diventa un limbo dove i più fragili restano in attesa. In attesa di qualcuno che li aiuti a lavarsi, a essere girati, a non sentirsi abbandonati.

E mentre le famiglie denunciano situazioni al limite dell’umiliazione, la domanda resta sospesa: possibile che nel principale presidio sanitario della provincia si continui a lavorare in queste condizioni senza un intervento strutturale immediato?

 

La denuncia

 

Giovanni De Santis, che quell’ospedale lo conosce bene per i continui ricoveri della madre, questa volta affida ai social non uno sfogo ma una vera e propria denuncia:

“Premetto che se mia madre è ancora qui da quasi due anni, lo deve all’attenzione, alla professionalità, all’umanità e allo spirito di abnegazione che sono patrimonio di gran parte dei medici e dei paramedici dell’Ospedale Sant’Antonio Abate. Lei è sempre seguita dal magnifico reparto di pneumologia ma nei vari ricoveri, in condizioni quasi disperate, è stata dislocata, vuoi per mancanza di posti letto vuoi per ragioni di sicurezza date le sue assai precarie condizioni di salute, in reparti più tranquilli come ostetricia, urologia o neurologia. E in tutti questi reparti sempre medici e infermieri gentili e pazienti nonostante si percepisca che sono soldati mandati a combattere senza armi una guerra quotidiana, nevrotica, angosciante, fatta di emergenze, di mancanza di personale e talvolta di medicine e attrezzature”.

De Santis racconta anche una giornata trascorsa in Pronto Soccorso per un altro familiare:

“Per finire poi fino alle tre e mezza del mattino ad accarezzarle la spalla assieme alle sue assistenti mentre viveva nell’angoscia di non potersi esprimere e di sentirsi opprimere da quella galleria sotterranea in cui sono messe in rassegna barelle colme di sofferenza in attesa di una Tac. Ore, ore, ore interminabili durante le quali la tua prostrazione nel vedere come la storia di una vita sta tramontando nel dolore fisico e nella mestizia dell’anima cresce a tal punto da farti sentire davvero asfissiato dalla tristezza, fino a quando non senti di un bravo signore di mezza età che esala l’ultimo respiro nella stanza accanto, per un infarto che altrove, il giorno prima, era stato confuso con una gastrite, o un bambino pallido, senza capelli che dalla sua barella, con la sacca della pipì uguale a quella degli anziani, guarda il tetto, talmente esausto per il dolore provato, da apparire imperturbabile”.

Tra gli episodi raccontati anche quello di un’anziana portata in radiologia:

“Perché una vecchietta che era al Pronto Soccorso da almeno sedici ore, proprio arrivata al suo turno per l’esame, non aveva resistito e se l’era fatta addosso perché nessuno, tra feriti, malati e morti che circolavano, aveva potuto rispondere alla sua disperata invocazione d’aiuto”.

De Santis parla di un “girone infernale” e riferisce un episodio che riguarda la madre:

“Mia madre sa essere sempre leggera nei momenti critici, quando teme di potere pesare ma stavolta non ce l’ha fatta e con la grande dignità che la contraddistingue mi ha accennato ciò che non avrei mai voluto sentire: ‘Non mi hanno potuta pulire perché non c’è l’OSS’. Ho mantenuto la calma, sono andato in medicheria e ho capito che era in corso un indecente scaricabarile in danno dei bravi infermieri di quel reparto, che all’occorrenza, per umanità e non per dovere, si trovano a fare gli OSS, così come hanno dovuto fare con mia madre poco dopo, per non lasciarla ancora soffrire in quelle condizioni disumane”.

Infine l’affondo contro i vertici:

“Manderei a pulire la mer...a dei sofferenti i vertici di queste strutture che chiamano pomposamente ‘aziende’ ma che sono, proprio a causa dell’incompetenza della dirigenza, opere di mutuo soccorso tra volenterosi dei piani bassi, i quali, mentre i primi dormono nei loro comodi letti di Cassina o guardano la tv con le chiappe posate su eleganti Chesterfield, tolgono acqua dal mare con i secchi sfondati. Spero che nonostante la sua lunghezza, di questo post prenda visione qualche papavero dell’ASP di Trapani perché nonostante in questo periodo non abbia voglia di guerre, sento che la mia rabbia sta montando e che se dovessi tornare ad assistere ad altre vergogne, si rischia che a qualcuno faccia passare la voglia di dormire come ieri è passata a me”.