Aveva 38 anni, era di Mazara del Vallo. È morto il 21 gennaio 2026 nel carcere di Augusta, dopo giorni di dolori al petto e un ricovero d’urgenza all’ospedale di Siracusa. Oggi la famiglia di Francesco Aliseo chiede giustizia e vuole capire se si poteva intervenire prima. La vicenda scuote Mazara, dove il suo nome era noto per la condanna definitiva per la rapina alla farmacia Lombardo. Ma adesso l’attenzione si concentra sugli ultimi giorni di vita e su quanto accaduto dentro il penitenziario.
I dolori, l’infermeria, il coma
Secondo quanto ricostruito dai familiari, Francesco Aliseo avrebbe iniziato ad accusare forti dolori al petto già dal 14 gennaio.
Più volte sarebbe stato accompagnato in infermeria e visitato dal medico di guardia. Nella denuncia contro ignoti per omicidio colposo, presentata dall’avvocato della famiglia, si sostiene che non sarebbero stati effettuati accertamenti diagnostici approfonditi, come elettrocardiogrammi o radiografie.
Gli sarebbero stati somministrati antidolorifici e antipiretici, tra cui Brufen e Tachipirina, ipotizzando dolori intercostali legati a uno stato influenzale.
Le condizioni, però, non sarebbero migliorate. Il dolore sarebbe diventato sempre più intenso, fino a impedirgli di alzarsi dal letto.
Il 17 gennaio, in mattinata, Aliseo ha perso conoscenza. È stato trasportato d’urgenza all’ospedale Umberto I di Siracusa, dove è rimasto in coma fino al decesso, avvenuto alle 8.35 del 21 gennaio.
La comunicazione alla famiglia
I familiari riferiscono di non essere stati informati né del ricovero né del peggioramento delle condizioni cliniche.
La notizia della morte sarebbe stata comunicata soltanto alle 14 dello stesso giorno dai carabinieri, che si sono recati a casa dei parenti.
«Non sapevamo nulla – hanno dichiarato – e il carcere aveva tutti i nostri recapiti».
La salma è stata posta sotto sequestro all’Istituto di medicina legale di Catania. Il 28 gennaio è stata eseguita l’autopsia, alla presenza del consulente tecnico nominato dalla famiglia. L’esame dovrà chiarire le cause del decesso ed eventuali responsabilità.
Le testimonianze dal carcere
Nel frattempo sono state raccolte le testimonianze del compagno di cella e di altri detenuti dello stesso piano.
Secondo quanto riferito ai familiari, nei giorni precedenti al malore sarebbero state sollecitate cure più approfondite. Ci sarebbero state anche proteste e battiture per richiamare l’attenzione sulle condizioni di Aliseo, che continuava a lamentare dolori fortissimi.
C'è un’inchiesta aperta da parte della magistratura. Si attendono gli esiti medico-legali e l’acquisizione delle cartelle cliniche.
«Vogliamo sapere perché non è stato portato subito in ospedale e perché i suoi dolori sono stati sottovalutati. Chiediamo giustizia per Francesco», ribadiscono i familiari.
La sorella affida ai social parole cariche di dolore: «Amore mio, fratellone mio, tutto questo è inaccettabile, mi hanno strappato il cuore dal petto. Ti faremo giustizia, sei diventato un angelo come mamma e papà. Ti porterò sempre nel mio cuore».
Dalla tragedia dei genitori all’arresto
La storia di Francesco Aliseo negli ultimi anni è stata segnata da eventi drammatici. Nel giugno 2024, pochi giorni dopo la morte dei genitori in un incidente stradale, venne arrestato perché ritenuto uno dei due autori della rapina alla farmacia Lombardo di Mazara del Vallo.
Il colpo risaliva al 3 agosto 2023. Intorno alle 19.50, due uomini con il volto coperto da passamontagna, vestiti con tute blu da meccanico e armati di coltello da cucina, fecero irruzione nella farmacia di via San Pietro, minacciando il dipendente e portando via circa 500 euro dal registratore di cassa, per poi fuggire su uno scooter scuro.
Le indagini del Commissariato di Mazara del Vallo si basarono anche sull’analisi delle immagini di videosorveglianza della zona, che portarono all’identificazione di uno dei presunti responsabili.
Per Aliseo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti, scattò la misura cautelare. I familiari hanno più volte sottolineato come fosse stato poi trasferito in una struttura di alta sicurezza a oltre 400 chilometri da Mazara, nonostante fosse accusato di reati comuni.
La condanna definitiva
Lo scorso dicembre la seconda sezione della Corte di Cassazione, ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando la condanna per rapina aggravata in concorso. La Corte d’appello di Palermo aveva già ridotto la pena a cinque anni, quattro mesi e quindici giorni di reclusione.
La difesa aveva contestato l’utilizzabilità delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e la motivazione sull’individuazione dell’imputato come autore del colpo. La Suprema Corte ha ritenuto invece provato il concorso materiale nella rapina e la piena consapevolezza dell’uso del coltello da parte del coimputato.
Con la decisione della Cassazione, la condanna era diventata definitiva.
Il dolore dei familiari
Oggi, però, al centro non c’è più il processo per la rapina, ma quanto accaduto in carcere.
A Mazara la notizia della morte di Francesco Aliseo ha destato sconcerto e riaperto un dibattito che ciclicamente torna quando un detenuto perde la vita dietro le sbarre: quello sull’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari e sulla tempestività degli interventi.
La famiglia di Francesco Aliseo attende risposte dagli accertamenti in corso. L’autopsia e le cartelle cliniche saranno decisive per chiarire se ci siano state negligenze o se il decesso sia stato causato da un evento improvviso e imprevedibile. Per i parenti, però, una domanda resta sospesa: se quei dolori al petto fossero stati approfonditi subito, Francesco sarebbe ancora vivo?