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23/02/2026 08:00:00

“Ho ucciso mia moglie”. In aula la ricostruzione dell'omicidio di Teresa Stabile

Ha chiamato un carabiniere che conosceva pochi minuti dopo l’aggressione: «Ho fatto una cazzata, ho ammazzato mia moglie». È uno dei passaggi più drammatici emersi nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio, dove si sta celebrando il processo per l’omicidio di Teresa Stabile, 55 anni, alcamerse, uccisa a coltellate il 16 aprile 2025 a Samarate. Nella seconda udienza sono stati ascoltati i primi testimoni, tutti appartenenti all’Arma, intervenuti la sera del delitto e in precedenti occasioni legate ai contrasti tra i coniugi.

 

L’aggressione nel cortile di casa

Teresa Stabile fu colpita nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.30, davanti alla sua abitazione, nel cortile del condominio dove viveva anche il marito, Vincenzo Gerardi, da cui era in fase di separazione.

Un militare della stazione di Lonate Pozzolo ha ricostruito i primi istanti dell’intervento: persone in strada che si sbracciavano per richiamare l’attenzione, l’auto – una Giulietta – con la portiera aperta, la donna seduta a terra in una pozza di sangue. Accanto, una lente degli occhiali rotti.

Mentre i carabinieri tentavano il massaggio cardiaco in attesa del 118, una donna presente sul posto indicò subito nel marito l’autore dell’aggressione. Scattò immediatamente l’ordine di ricerca.

 

La telefonata: «Ho fatto una minchiata»

Alle 18.55 un appuntato della caserma di Samarate ricevette una telefonata da Gerardi, che conosceva per normali rapporti di paese: «Ho fatto una cazzata, ho fatto una minchiata, ho ammazzato mia moglie», ha riferito in aula.

I militari si misero sulle sue tracce. L’uomo fu individuato poco dopo in un campo di via Torino. «Mi ha urlato “lasciami stare” e chiedeva se la moglie fosse morta», hanno raccontato l’appuntato e il maresciallo comandante della stazione.

Secondo la ricostruzione, Gerardi avrebbe puntato il coltello verso i carabinieri e poi contro sé stesso. Il maresciallo finse una telefonata alla centrale, annunciando il decesso della donna per convincerlo a gettare l’arma. Quando l’uomo rivolse con decisione la lama contro di sé, intervenne la pattuglia del Radiomobile, unica dotata di taser, che lo colpì bloccandolo.

 

I manoscritti e la data segnata

Nel corso delle indagini furono rinvenuti nella camera da letto dell’imputato alcuni manoscritti: un quaderno sul comodino, un bloc notes e una pagina con un calendario “artigianale” in cui era evidenziata la data del 16 aprile.

Il pubblico ministero Ciro Caramore ha chiesto l’acquisizione del verbale di arresto e dei documenti manoscritti. Le parti civili – rappresentate dagli avvocati Cesare Cicorella per i figli e Manuela Scalia per la famiglia d’origine della vittima – si sono associate. La difesa si è opposta in parte.

La Corte, presieduta da Giuseppe Fazio, ha disposto l’acquisizione del verbale di arresto e dei documenti provenienti dall’imputato già in possesso della polizia giudiziaria, escludendo invece il verbale d’interrogatorio e le relazioni del pubblico ministero.

 

I precedenti e le denunce

In aula è emerso anche il quadro dei contrasti precedenti.

I militari hanno parlato di maltrattamenti e tensioni che avevano portato Teresa Stabile a lasciare l’abitazione nel dicembre 2024. Vi sarebbe stato anche un tentativo di mediazione tra le famiglie.

Richiamato un episodio del 26 gennaio 2025: Gerardi avrebbe inscenato un tentativo di suicidio. Un brigadiere intervenuto all’epoca ha escluso un reale intento suicidario, riferendo che l’uomo ammise di averlo fatto per incutere timore alla moglie. La verbalizzazione di quell’episodio, però, risulta redatta solo il giorno dopo l’omicidio. Per questo il presidente della Corte ha chiesto di reperire il brogliaccio dell’intervento.

È stato citato anche un fatto risalente al 30 aprile 2015, quando la donna si era lamentata per minacce ricevute.

L’11 marzo 2025, un mese prima del delitto, il Radiomobile di Busto Arsizio intervenne su richiesta del figlio della coppia, che avrebbe denunciato di essere stato ostacolato dal padre mentre usciva in auto. Per quell’episodio è previsto un distinto processo per violenza privata.

Il maresciallo comandante della stazione ha dichiarato che, per quanto a sua conoscenza all’epoca, Teresa Stabile non si presentò formalmente per sporgere denuncia. Ha però riferito di un colloquio informale con il suo predecessore. Entrambi – l’attuale comandante all’epoca dei fatti e il precedente – hanno ricevuto una sanzione disciplinare interna all’Arma, circostanza confermata in aula.

L’appuntato che ricevette la telefonata del 16 aprile ha infine precisato di non essere mai stato coinvolto prima per contrasti tra i coniugi.

Il processo proseguirà con l’ascolto di altri testimoni per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e chiarire il peso dei segnali precedenti rimasti senza una formale denuncia.

 

Fonte: VareseNews