Le piogge delle ultime settimane hanno riempito quattro dighe siciliane oltre i livelli di guardia. Eppure una parte consistente dell’acqua raccolta viene scaricata in mare. Succede anche in territori vicini alla provincia di Trapani, mentre l’isola continua a fare i conti con una cronica carenza idrica.
Non basta che piova di più. In Sicilia l’acqua si raccoglie, ma non si riesce a trattenere. È il caso di diversi invasi che hanno superato le soglie di sicurezza e che, per evitare rischi strutturali, sono costretti a sversare.
Tra questi c’è la diga di Trinità, nel Trapanese, al servizio del comprensorio agricolo tra Castelvetrano e l’alto Belice. L’invaso, che prende acqua dal bacino del fiume Delia, è stato progettato per contenere 18 milioni di metri cubi. Ma l’autorizzazione effettiva consente di trattenerne 2,4 milioni. Il resto, infatti, viene scaricato, fin quando non saranno completatri i lavori, dovrebbero, tra l'altro, concludersi a breve.
Il nodo è, come sappiamo, il collaudo mai completato. Senza la certificazione definitiva sulla sicurezza dell’infrastruttura, i livelli devono restare ben al di sotto della capacità teorica. Una scelta prudenziale, legata ai timori per la tenuta dell’opera e per la sicurezza delle aree a valle.
Situazione analoga anche per altri invasi siciliani. La diga Castello, in provincia di Agrigento, ha superato i 19 milioni di metri cubi. Santa Rosalia, nel Ragusano, ha oltrepassato i 21 milioni. A Scanzano, nel Palermitano, si è andati oltre i 9 milioni. In diversi casi si è arrivati a ridosso del limite massimo o si è dovuto procedere con gli scarichi controllati.
Il paradosso è evidente: mentre in molte campagne dell’isola si chiede acqua per salvare le colture, una parte significativa finisce in mare per mancanza di collaudi, adeguamenti o interventi strutturali.
Lo scorso anno la diga Trinità era al centro di un braccio di ferro tra Regione e Ministero delle Infrastrutture. L’assenza di certificazioni aggiornate aveva imposto limiti rigidi. Nel frattempo, in piena emergenza siccità, si erano viste autobotti e razionamenti in diversi comuni siciliani.
La Regione dopo tanto tempo sta effettivamente effetuando gli interventi e le verifiche su più impianti, compresi quelli di Piano del Leone e Gammauta nel Palermitano. Ma i tempi della burocrazia non sempre coincidono con quelli delle stagioni agricole.
Così, anche dopo un inverno più piovoso della media, il sistema degli invasi continua a mostrare le sue fragilità. E in una provincia come Trapani, dove l’acqua è risorsa strategica per agricoltura e territorio, ogni metro cubo disperso pesa.