Quattro anni di guerra in Ucraina e l'Europa alla finestra
Ci sono 395 chilometri tra Leopoli e Auschwitz. Più o meno la distanza che separa Trapani da Siracusa. Una misura breve, quasi domestica. Eppure sufficiente a ricordarci che la storia non è mai lontana: si accorcia ogni volta che il presente torna a somigliarle.
Oggi, nel quarto anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina – quel 24 febbraio 2022 che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa – nello spiazzale del memoriale di Birkenau sventolano le bandiere ucraine. In segno di memoria e di vicinanza tra popoli, in quel luogo dove pace e solidarietà furono bruciate nei camini insieme a milioni di esseri umani.
I simboli sono fili sottili che uniscono memoria, coscienza e futuro. Fili tesi sotto un cielo che si chiude.
Le finestre delle case ucraine, dal 24 febbraio 2022, sono diventate pericolose. Da quel cielo – lo stesso che dopo il 1989 avevamo creduto definitivamente aperto – oggi cadono missili. Le sirene e i vetri che tremano hanno infranto l’illusione dell’irreversibilità europea. Le “finestre di opportunità” dell’Europa post-Muro si sono trasformate in superfici vulnerabili.
C’è un’altra finestra, quella del blocco 2 di Auschwitz, dove i deportati venivano registrati, rasati, tatuati. Prima di essere inghiottiti dalla macchina concentrazionaria, qualcuno avrà alzato lo sguardo oltre il vetro. Cosa si pensa quando si vede il cielo mentre si sta per essere spogliati del nome? Robert Badinter, figlio di un deportato morto ad Auschwitz, conservava due cucchiai: uno proveniente dal lager, l’altro dal campo di Rivesaltes. “Senza posate si lecca la zuppa come un cane; con un cucchiaio si resta uomini”, spiegava. La dignità umana può essere un oggetto minimo, un gesto che resiste all’annientamento.
Eppure l’Europa che oggi guarda fuori dalla finestra difende libertà diverse, a seconda di chi attraversa il panorama. Il cielo dell’umanità è blu in ogni altrove.
La guerra in Ucraina ha riattivato un linguaggio morale limpido: un Paese sovrano è stato invaso, il diritto internazionale violato, una popolazione civile bombardata. Le immagini di bambini traumatizzati e di file di profughi hanno suscitato una solidarietà vasta e immediata. Ed era giusto così.
Ma una coscienza storica non può fermarsi a una solidarietà selettiva. Osservando la crisi in un quadro più ampio, emergono i doppi standard che segnano la politica occidentale.
L’Unione europea ha attivato per la prima volta la direttiva sulla protezione temporanea, aprendo rapidamente le frontiere ai rifugiati ucraini. Una scelta che dimostra come l’Europa sappia accogliere quando lo vuole. Il contrasto con quanto accaduto dal 2015 in poi, di fronte ai flussi provenienti da Siria, Afghanistan o Africa, resta evidente: allora prevalsero muri e respingimenti. Non sono mancate parole che distinguevano tra profughi “veri” e altri meno degni di protezione. È una distinzione che tradisce una gerarchia delle vite.
L’invasione russa dell’Ucraina viola il diritto internazionale. Ma anche l’intervento in Afghanistan, avviato nel 2001 e trasformatosi in un’occupazione ventennale, ha mostrato quanto fragile sia stato quel principio quando a violarlo erano potenze occidentali. Ignorarlo indebolisce la forza morale delle condanne odierne.
Un analogo doppio standard emerge nel conflitto israelo-palestinese. Le stragi di Hamas del 7 ottobre 2023 sono terrorismo e tali sono state giustamente condannate. Ma quando si tratta di nominare la Nakba del 1948 – l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi – il linguaggio europeo si fa più cauto. La difesa dei civili e del diritto internazionale non può essere intermittente.
Una fotografia circolata nei primi giorni della guerra mostrava un grattacielo devastato. Doveva essere Kiev: era Gaza, maggio 2021. L’errore fu corretto, ma rivelò un’abitudine percettiva: distruzioni simili, fuori dall’Europa, suscitano meno sconcerto. Si invoca il diritto internazionale in un contesto e lo si relativizza in un altro.
Non si tratta di negare la specificità della guerra in Ucraina. Si tratta di rafforzare la credibilità morale dell’Europa. Graduare l’empatia in base alla geografia significa preparare nuove fratture.
Le finestre di Auschwitz ricordano che la dignità umana non è divisibile. Il cielo chiuso sopra l’Ucraina avverte che la storia non è finita. Le bandiere ucraine a Birkenau interrogano la nostra coscienza: non scegliere quali dolori riconoscere.
Un’Europa fedele alla propria storia non può scegliere quali cieli difendere. Deve difenderli tutti.
I vini della Riserva dello Stagnone sul Roof del Festival più seguito d'Italia. La cantina marsalese è partner ufficiale dell'area food firmata da Gambero Rosso, dal 22 al 28 febbraio.
La Sicilia arriva al Festival...
Un libro per raccontare la Resistenza alle nuove generazioni. L’ANPI provinciale di Trapani, insieme alla sezione di Castelvetrano/Campobello di Mazara, avvia la donazione del volume “Noi Partigiani” a tutti gli istituti scolastici...
Principianti, appassionati e chi vuole valorizzare gli scatti fatti con lo smartphone: il percorso formativo guidato da Giovanni Giattino è aperto a tutti, senza prerequisiti tecnici. Imparare a fotografare non...
Si conclude questa settimana il secondo ciclo di restituzione della residenza di scrittura che ha coinvolto sei giovani autori under 35 da tutta Italia. L’iniziativa, sostenuta dal MIC e da SIAE con il bando “Per Chi Crea”, ha...