Marsala, il pianista che ha perso la vista e si è laureato grazie al Braille
«Ho perso la vista a 17 anni. Ho dovuto imparare di nuovo a leggere e a scrivere. Non mi sono arreso. Ho seguito la mia passione e mi sono laureato in pianoforte al Conservatorio».
Le mani di Antonino Martorana scorrono sui tasti del pianoforte nell’aula magna del Liceo Pascasino di Marsala. La sua storia, più dei numeri, racconta cosa significa davvero inclusione.
Dopo aver perso la vista da adolescente, ha ricominciato da capo. Ha imparato il Braille, ha studiato la notazione musicale tattile e ha scelto di non fermarsi.
«Ragazzi, non abbattetevi. Seguite la vostra passione», è il messaggio che lascia agli studenti.
Le sue note accompagnano le voci del gruppo “Musica Maestro”, composto da studenti vedenti e non vedenti del Pascasino. E tra i talenti che imparano gli spartiti con il Braille: le soliste Roberta D’Aleo e Dafne Petrillo, insieme alle coriste Maria Tiutiunikova e Giulia Pipitone.
Ognuna di loro, esattamente come Antonino Martorana, con tenacia segue la propria passione. Come Roberta D'Aleo che canta inediti. L’esibizione di ciascuno degli artisti è curata dalla professoressa Vita Renda, che ha trasformato la musica in un gesto concreto di inclusione.
Ma queste esibizioni non sono solo un momento artistico. È il simbolo della Giornata Nazionale del Braille, istituita dal Parlamento e celebrata ogni anno per ricordare il valore di uno strumento che da quasi 200 anni permette alle persone cieche di studiare, lavorare e vivere in autonomia.
Una due giorni che ha celebrato il braille, trasmettendo l'importanza di questo codice che traduce la realtà in immagini per i disabili della vista.
I numeri che sostengono quei sogni
Dietro quella musica c’è un sistema strutturato. In Sicilia nel 2025 sono 520 gli studenti ciechi e ipovedenti seguiti dai Centri di Consulenza Tiflodidattica. Per loro sono state lavorate 3.600 richieste di testi scolastici e spediti 19.620 materiali didattici accessibili.
Ogni libro va prodotto appositamente. Un testo in Braille occupa quattro volte il volume di uno tradizionale.
Grazie alla digitalizzazione, ai display Braille, ai supporti elettronici e alla nuova fase della Stamperia Braille 2.0, oggi l’accesso allo studio è più rapido e più autonomo.
Turano: “È un dovere della Regione”
Alla giornata hanno partecipato il presidente nazionale UICI Mario Barbuto, il presidente del Club Italiano del Braille Nicola Stilla, la vicepresidente nazionale UICI Linda Legname, la presidente regionale UICI Sicilia Maria Francesca Oliveri, il presidente UICI Trapani Ignazio Grillo, insieme ai rappresentanti della Stamperia Regionale Braille e del Centro Helen Keller di Messina.
Ma il focus politico è stato affidato all’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano.
«Stiamo lavorando con determinazione affinché nessuno resti indietro e ogni studente possa contare su pari opportunità di apprendimento», ha dichiarato.
La Regione ha investito 470 mila euro per modernizzare la Stamperia Braille di Catania, introducendo nuovi macchinari, digitalizzazione e strumenti tecnologici avanzati.
«Garantire l’accesso allo studio alle persone con disabilità visiva è un dovere della Regione. Non sono concessioni, sono diritti».
Turano ha ricordato anche il percorso storico dell’Unione Italiana Ciechi:
«Senza l’Unione oggi la categoria sarebbe come 50 anni fa. L’azione amministrativa ha costruito diritti e dignità».
Cultura, non assistenza
La Giornata Nazionale del Braille non è una celebrazione formale. È la dimostrazione che inclusione significa strumenti concreti: libri, tecnologia, formazione.
Quando un ragazzo perde la vista, impara di nuovo a leggere con il Braille e si laurea in pianoforte, quei 520 studenti siciliani non sono più un dato statistico.
Sono una scelta di civiltà. E a Marsala, per una volta, l’inclusione si è sentita nelle note di un pianoforte.
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