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26/02/2026 06:00:00

Antonini e l’ultima Waterloo: perché insistere su strategie perdenti?

Perché continuare a suonare la carica quando la battaglia è già finita?

 

La parola di Antonini somiglia sempre più a quella di Cambronne, che rispose con un secco “Merde!” all’invito inglese ad arrendersi. Subito dopo, però, gli inglesi aprirono il fuoco. E il generale napoleonico finì a terra.

 

Che l’ex Plenipotenziario sia stato colpito – nel fisico, nello spirito, nelle strategie e nelle ambizioni – appare ormai un dato acclarato, sostenuto da una quantità industriale di video-messaggi, soliloqui e invettive. L’ultimo mega-video, destinato a un popolo che lo ha abbandonato a un destino sportivamente infausto, è la prova più plastica di una realtà: l’unica strada rimasta conduce alle aule giudiziarie. Un terno al lotto come via d’uscita.

 

Questi interminabili monologhi non incantano più nessuno. Il fu Pifferaio Magico soffia nel flauto come Alcione nel deserto. Le sue catilinarie, che lui considera perforanti e performanti, somigliano piuttosto al colpo di coda di uno squalo ferito contro un’amministrazione che, in passato, lo aveva beneficiato con grande generosità.

 

Non dimentichiamolo: sindaco ed ex assessore allo sport fecero di tutto per garantirgli un’ascesa non solo sportiva, ma anche simbolica e politica. L’arcinoto comizio della “casiria” davanti a Palazzo D’Alì sembrò, per un attimo, poter assestare un uppercut definitivo al mento di Tranchida. Ma i rapporti di forza cambiano. E ora l’inerzia della partita è saldamente in mano al sindaco, che con determinazione dirigenziale ha formalizzato la revoca della concessione del Palazzetto, affidato (sic) per trent’anni alla Shark.

 

Nel suo ultimo messaggio, il patron ha alzato ulteriormente il tiro, evocando una “gestione squadrista” e parlando di appropriazione indebita, minacciando querele, sequestri e denunce per chiunque osi “sfiorare” un bene del PalaShark. Un “GIÙ LE MANI” che campeggia minaccioso sul comunicato ufficiale.

 

Il leitmotiv è uno solo: Procura, Tar, Corte dei Conti. Vie giudiziarie come unica narrazione possibile. Ma nel frattempo la realtà sportiva racconta altro: classifica precaria, rischio retrocessione, esclusioni ventilate. La dura legge dello sport è spietata con i perdenti di ogni risma.

 

E poi gli strali contro i “soliti pennivendoli locali, frustrati cronici”. Curioso. Non erano forse gli stessi che fino a ieri gravitavano nell’orbita della televisione di proprietà, delle società sportive, della Corte dei Miracoli allestita per coltivare il culto della personalità? Cambiano i tempi, cambiano i rapporti di forza, cambiano le opinioni.

 

Il Monarca che viaggiava sulla cresta dell’onda operava in un contesto autoritario e insindacabile, dove ogni dissenso era un principio d’incendio da spegnere sul nascere. Oggi quella cresta non c’è più. E il surfista fatica a restare in equilibrio.

 

Resta solo il tono minaccioso, il “GIÙ LE MANI”, la denuncia annunciata. Ma la montagna, ormai declassata a collinetta, non riesce più a partorire nemmeno un sorcio. Verde o di altro colore.

 

Sorcio Verde