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28/02/2026 06:00:00

Niscemi un mese dopo la frana: le accuse alla Regione, l'inchiesta, la città ancora ferita

A un mese dalla frana del 25 gennaio che ha sconvolto Niscemi, la città torna in strada con una fiaccolata e intanto l’inchiesta giudiziaria entra nel vivo. Tra fiaccolate, evacuazioni ancora in corso e attività chiuse, emergono anche accuse pesanti sulla mancata realizzazione di opere ritenute decisive per la sicurezza del territorio.

Al centro, le dichiarazioni dell’ex prefetta di Caltanissetta Isabella Giannola, che nel 1997 fu nominata commissario straordinario per la precedente frana dal governo guidato da Romano Prodi.

 

L’audizione dell’ex prefetta e l’inchiesta per disastro colposo

La Giannola è stata ascoltata a Palermo dal procuratore di Gela, Salvatore Vella, insieme ai magistrati del pool che indaga sul nuovo evento franoso. Il contenuto del verbale è coperto da riserbo, ma l’audizione si inserisce nell’indagine aperta per disastro colposo contro ignoti.

Secondo quanto ricostruito pubblicamente dall’ex prefetta in una recente intervista, dopo la frana del 1997 il commissariato straordinario realizzò una serie di interventi fondamentali nel quartiere Sante Croci – lo stesso oggi colpito – completando acquedotto, fognature, strade e alloggi popolari nel giro di pochi anni.

Rimase però incompiuta un’opera ritenuta strategica: un canalone di base per la regimentazione delle acque, di competenza regionale. I lavori, affidati dalla Regione, non sarebbero mai stati portati a termine e non sarebbero stati riappaltati. Le somme stanziate, secondo la ricostruzione della Giannola, sarebbero state successivamente stornate. Un elemento che ora potrebbe pesare nella ricostruzione delle eventuali responsabilità.

 

 

 

I consulenti tecnici e le verifiche sul fronte della frana

L’inchiesta si muove su due livelli. Da una parte le audizioni di persone informate sui fatti; dall’altra il lavoro dei consulenti tecnici nominati dalla Procura.

Si tratta dei professori dell’Università di Palermo Chiara Cappadonia (Geologia applicata), Maurizio Gasparo Morticelli (Geografia strutturale) ed Edoardo Rotigliano (Geomorfologia). Una settimana fa hanno effettuato un primo sopralluogo nell’area interessata dal dissesto per analizzare le caratteristiche del terreno e le cause del cedimento.

Tra gli atti acquisiti dagli inquirenti c’è anche una relazione tecnica di circa vent’anni fa che segnalava criticità legate al rischio idrogeologico. Il documento è ora al vaglio per capire se il pericolo fosse noto e quali interventi siano stati effettivamente eseguiti.

 

La fiaccolata: “Il coraggio di restare”

Nel frattempo la città prova a reagire. A un mese esatto dalla frana, centinaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata organizzata dal comitato nato dopo l’emergenza. In testa al corteo lo striscione: “Il coraggio di restare, la forza di cambiare”.

Il disagio resta evidente. Diverse famiglie sono ancora fuori casa, alcune attività commerciali hanno abbassato le saracinesche e l’area della movida è paralizzata. I commercianti parlano di perdite economiche rilevanti e chiedono ristori, ma soprattutto un piano chiaro per la messa in sicurezza e per la viabilità alternativa.

Sul fronte istituzionale, il sindaco ha incontrato il vicepremier Matteo Salvini per discutere delle infrastrutture e delle soluzioni per ripristinare collegamenti e sicurezza. Tra i temi affrontati anche la gestione della zona rossa e le misure di sostegno ai residenti.

Alla fiaccolata ha preso parte il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che ha invitato la comunità a restare unita in un momento definito “delicato e decisivo per il futuro della città”.

 

 

 

 

 

La biblioteca: 350 volumi trasferiti

Tra le conseguenze meno visibili ma simboliche della frana c’è lo spostamento della biblioteca della casa-museo “Angelo Marsiano”. I vigili del fuoco hanno recuperato circa 350 volumi dall’edificio situato nell’area interessata dal dissesto. I libri sono stati trasferiti in un’altra sede per garantirne la conservazione, in attesa di capire quale sarà il destino della struttura originaria. Una misura temporanea per tutelare il patrimonio culturale cittadino.

 

Una città in attesa di risposte

A poco più di trenta giorni dal crollo, Niscemi resta sospesa tra indagini e attese. Da un lato il lavoro della magistratura per accertare eventuali omissioni nella prevenzione del rischio; dall’altro una comunità che chiede interventi strutturali, ristori economici e certezze sui tempi della messa in sicurezza.

Il nodo, ora, è capire se quella frana poteva essere evitata e se le opere mai completate abbiano avuto un peso nel nuovo dissesto. Risposte che potrebbero arrivare solo al termine delle verifiche tecniche e giudiziarie, mentre la città continua a fare i conti con le sue ferite.