In un’atmosfera da categorie superiori, che ha ricordato i fasti del passato, il Marsala 1912 cade tra le mura amiche contro la capolista Licata. Finisce 0-1 il match clou della 24ª giornata di Eccellenza, deciso da una zampata di Manfrè nel finale. Ma se il campo punisce gli azzurri oltre i propri meriti, la città risponde con una prova d’amore senza precedenti, una cornice di pubblico straordinaria che ha trasformato lo stadio in una bolgia di passione dal primo all’ultimo minuto.
Dopo un primo tempo di schermaglie a centrocampo senza vere occasioni da rete da entrambe le parti, la ripresa inizia in un clima di forte tensione, non solo agonistica. Il fischio d’inizio del secondo tempo viene infatti ritardato di circa venti minuti a causa di intemperanze nel settore ospiti, con il lancio di bombe carta verso la gradinata marsalese che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine per ripristinare la sicurezza. Tornata la calma, è solo Marsala. La ripresa vede gli uomini in maglia azzurra padroni assoluti del campo. Al 3’ Fradella spreca la palla del vantaggio calciando a lato a portiere battuto, mentre al 9’ è Cannino a testare i riflessi di Valenti. Il Marsala spinge con una foga encomiabile, al 22’ l’episodio che avrebbe potuto cambiare la storia della partita. Corso si inventa una rovesciata acrobatica che grida al gol, ma Valenti compie un miracolo deviando in angolo. Sugli sviluppi del corner, lo stesso Corso colpisce un legno clamoroso a portiere battuto. Nel calcio, però, vige la legge del gol sbagliato-gol subito. Al 34’, nell'unica vera proiezione offensiva del Licata della partita, La Piana scappa sulla fascia e mette al centro un pallone che Manfrè deve solo spingere in rete. Lo 0-1 è una doccia gelata. Nonostante gli otto minuti di recupero e l'assalto finale guidato da uno stoico Lo Nigro poi sostituito, il fortino gialloblù regge fino al triplice fischio.
Resta l'amaro in bocca per una squadra, quella lilibetana, che ha mostrato trame di gioco superiori ed un'intensità agonistica che avrebbe meritato ben altro esito. Il Licata porta a casa l'intera posta con il minimo sforzo e il massimo cinismo, consolidando il primato, ma il Marsala esce dal campo con la consapevolezza di poter giocare alla pari con la regina del campionato. Se il tabellino dice zero punti, il cuore di Marsala ha vinto la sua partita. Vedere il "Nino Lombardo Angotta" gremito in ogni ordine di posto è il segnale più limpido di una città che ha fame di grande calcio. Nonostante la tensione causata dai tifosi ospiti e il risultato svantaggioso, il pubblico di casa non ha mai smesso di cantare e sostenere la sua squadra. Un sostegno incessante, un muro umano che ha spinto la squadra anche nei momenti di massima stanchezza. Le bandiere che sventolano fiere al triplice fischio, nonostante la sconfitta, sono l'immagine più bella della giornata: una dichiarazione d'amore incondizionato verso una maglia che, oggi più che mai, "pesa" per la storia che rappresenta. Il Marsala riparte da qui, dalla consapevolezza tecnica mostrata sul rettangolo verde e da quel boato della gradinata e della tribuna che, per novanta minuti, ha ricordato a tutti che questa piazza non ha nulla a che vedere con l'Eccellenza. La strada verso i playoff è ancora lunga, ma con un pubblico così, nessun traguardo è precluso.