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03/03/2026 06:00:00

Patti, Safina e il campo largo: “Puri ma irrilevanti”

Le elezioni si vincono con progettualità e anche con slancio, ma se non ci sono i numeri, cioè i voti, è facile restare a casa.

 

Alla narrazione che Andreana Patti, candidata sindaca per Marsala, abbia messo dentro una “macedonia”, non ci sta il deputato regionale del Pd, Dario Safina.

 

Il comunicato stampa di Rifondazione comunista, che ha lasciato la coalizione a seguito dell’ingresso di esponenti del centrodestra, non ha sortito l’effetto sperato. Intanto i ben informati dicono che Rifondazione non aveva nemmeno una lista pronta ma solo qualche esponente da candidare, magari in appoggio a qualche altra lista.

 

Safina chiarisce e spende qualche parola sulle alleanze, che non guardano solo la città di Marsala, ma che varranno per Trapani nel 2028 e prima ancora per le regionali del 2027. Campo largo, e Rifondazione non ne fa parte, ma guardando ai moderati, ai liberali e a quanti scommettono su un progetto nuovo.

 

Safina: “Puri ma irrilevanti”

 

Le dichiarazioni del dem Safina arrivano a seguito non solo del comunicato di Rifondazione ma pure dopo l’intervista rilasciata da Linda Licari al Volatore di Rmc101.  La segretaria del PD a Marsala, che è pure candidata al consiglio comunale, auspica una governance tutta progressista, che non dia spazio o ne dia poco agli ingressi di centrodestra. È un’idea balzana: chi arriva porta numeri e solo con quelli si può guardare anche, e non solo, alle postazioni.

 

 

Safina non cita ma indica il percorso: “C’è un equivoco di fondo che attraversa il dibattito politico sul centrosinistra e che merita di essere chiarito con franchezza. Ogni volta che proviamo ad allargare lo sguardo, a superare i confini rassicuranti di una dimensione minoritaria per costruire progetti seri, credibili e capaci di vincere, scattano puntualmente reazioni polemiche. È come se l’idea stessa di un centrosinistra competitivo, aperto e inclusivo disturbasse più di quanto non disturbino le sconfitte ripetute o le divisioni sterili. Accade soprattutto quando riusciamo a mettere insieme energie diverse: settori moderati, forze civiche, pezzi di società che non hanno sempre guardato a noi come a un interlocutore naturale. In quei momenti veniamo accusati di non essere “puri”, di uscire dal seminato, di tradire una presunta ortodossia. Ma la verità è che ciò che dà fastidio non è l’impurità: è la possibilità concreta che il centrosinistra possa vincere”.

 

Insomma, quasi quasi a mettere il veto su una possibile vittoria sono proprio i tesserati di area: “C’è chi preferirebbe vederci confinati in una cultura minoritaria, autoreferenziale, incapace di incidere sulla realtà. Un centrosinistra che litiga va bene perché conferma una narrazione già scritta. Un centrosinistra che costruisce, che lavora con serietà e propone soluzioni credibili, invece, diventa scomodo. Se non siamo divisi, se non alimentiamo lo scontro interno, se proviamo a governare la complessità senza rinunciare ai nostri valori, allora sembriamo non andare bene a chi cerca solo la polemica o la notizia facile. Io penso, al contrario, che il nostro compito sia un altro. Abbiamo bisogno di un centrosinistra e di un Partito Democratico che siano il motore di progetti autenticamente riformatori, capaci di parlare agli interessi concreti dei cittadini e delle imprese, di offrire risposte e prospettive. Un progetto politico che sappia conquistare la fiducia anche di chi, storicamente, non si è riconosciuto in noi”.

Perché c’è una grande verità che va detta, conoscendo anche gli incassatori di consensi tra i consiglieri comunali: le sole liste di centrosinistra non sarebbero state utili a sufficienza per consentire alla Patti di fare una campagna elettorale competitiva. Perché sì alle idee migliori, ammesso che dall’altra parte non ce ne siano, ma se non ci sono i numeri quelle idee restano a casa.

 

Quindi Safina lo dice che a essere puri si finisce per essere irrilevanti: “C’è chi ci vorrebbe o “puri” ma irrilevanti, o subalterni e a servizio di altri. Io rivendico invece un Pd e un centrosinistra autorevoli, forti, capaci di aggregare senza smarrire la propria identità. L’aggregazione non è una rinuncia, è un atto di responsabilità. Se questo dà fastidio, forse significa non aver compreso fino in fondo quale sia il mestiere della politica: costruire consenso attorno a idee serie, tenere insieme valori e capacità di governo, cambiare davvero le cose. Quando si vince, quando si mettono in campo iniziative solide che rappresentano i nostri principi, le nostre istanze e le nostre prospettive, dimostriamo che identità e apertura possono e devono camminare insieme. È questa la strada che intendiamo continuare a percorrere, con la schiena dritta e lo sguardo rivolto al futuro, convinti che solo un centrosinistra capace di unire possa essere all’altezza delle sfide del territorio”.

 

Tutti a casa di Giulia

 

Si è rimessa in moto. Giulia Adamo è una forza della natura: donna di carattere e di coraggio, istintiva — una qualità che in politica non sempre paga, ma che ne ha sempre segnato lo stile. Negli ultimi anni ha continuato a parlare di porto e sviluppo, senza però riuscire ad accendere un entusiasmo diffuso.

Già un anno fa, ai nostri microfoni, non escludeva una sua discesa in campo con il gruppo “Coraggio e Passione”, che oggi potrebbe trasformarsi nella lista a sostegno della sua candidatura a sindaco. Le riunioni ci sono state: più presenze dalla provincia che dalla città di Marsala.

 

Intanto il centrodestra unito ha chiuso sul suo nome e si lavora alla composizione delle liste. Resta il nodo “Grande Sicilia”: la sigla è schierata con Adamo, ma nella giunta guidata da Massimo Grillo è entrato Manlio Canova, che fa riferimento alla stessa area e mantiene rapporti diretti con Gianfranco Miccichè e con Nicola Li Causi.

Chi pensava a una campagna elettorale scontata dovrà probabilmente ricredersi.