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04/03/2026 06:00:00

Trapani, il caso della Ximenes: la protesta contro il prof,  le lettere senza risposta

Ha fatto molto discutere l'articolo, pubblicato ieri da Tp24, su quanto sta avvenendo in una scuola di Trapani: la rivolta di una classe contro il rientro di un prof.

 

Sono passati 14 giorni da quando studenti e genitori di una quinta del liceo classico Ximenes di Trapani hanno protocollato una diffida per chiedere che il professore di latino, F.P., 40enne, originario di Alcamo, non venga riassegnato alla loro classe. Quattordici giorni senza una risposta formale, mentre il rientro del docente è ormai imminente. 

 

La vicenda nasce da frasi pronunciate in aula e ritenute inappropriate. E poi un episodio, culminato nel crollo emotivo di uno studente, segna la frattura definitiva. Seguono le segnalazioni, l’allontanamento del docente il 15 novembre 2025, la sospensione dal 7 gennaio al 7 marzo 2026 disposta dall’Ufficio competente e l’arrivo di una docente incaricata dall’8 gennaio. Da allora la classe avrebbe ritrovato stabilità e continuità didattica

 

Ed è proprio questo clima educativo positivo che la classe teme possa essere compromesso. Da qui la decisione degli studenti di firmare, sostenuti dai 46 genitori cofirmatari, la diffida al rientro in aula del docente del 18 febbraio, indirizzata al Dirigente scolastico dell’Istituto Fardella-Ximenes e, per conoscenza, all’Ufficio scolastico provinciale di Trapani

 

Non una richiesta punitiva, non una campagna personale, ma la presa di posizione di una classe che racconta di aver vissuto un disagio e che chiede di preservare l’equilibrio ritrovato nell’anno dell’Esame di Stato.

 

Ad oggi, però, non è arrivata una risposta formale. La dirigente scolastica da pochi giorni si troverebbe fuori sede per accompagnare alcune classi in un viaggio d’istruzione a New York, attività programmata dall’istituto. Non è chiaramente il viaggio a creare tensione, ma il silenzio, l'assenza di risposte e l'attesa snervante.

 

Il docente potrebbe tornare con un approccio diverso e contribuire a ricostruire fiducia. È questa la posizione espressa in una lettera firmata da una studentessa pubblicata ieri sera da Tp24 che – secondo quanto riferito – rappresenterebbe il punto di vista di altre classi in cui il professore insegna. Il documento invita a non trasformare la vicenda in una condanna definitiva della persona, ricordando che il percorso disciplinare è già stato affrontato nelle «sedi competenti in modo serio e professionale».

 

La lettera insiste soprattutto sulle conseguenze della vicenda: parla di “polverone mediatico”, di “sensazionalismo”, di articolo con “una versione dei fatti estremamente esagerata e decontestualizzata”, e accusa che «si sta rovinando la vita di una persona e infangando la reputazione della scuola».

 

Infatti il timore più diffuso è che crollino ancora drasticamente le iscrizioni al classico, che per l’anno scolastico 2026-2027 risulterebbero poco più di 30. Numeri che equivalgono a due classi stiracchiate. 

 

Gli studenti raccontano che, dopo la pubblicazione dell’articolo, il clima nei corridoi sarebbe diventato pesante. Sarebbero circolate parole come «denuncia» e «rischiate la bocciatura», c’è chi ha gridato allo «scandalo» e chi ha accusato: «avete rovinato la scuola», con il risultato di farli sentire esposti.

 

Non si tratta di episodi eclatanti, ma di un senso di pressione che avrebbe generato ancora una volta agitazione emotiva. Il rischio è che passi il messaggio che chi sceglie di segnalare possa poi sentirsi sbagliato, sotto osservazione o quasi responsabile delle conseguenze. Quando, al contrario, segnalare è un atto di fiducia nel sistema educativo e nelle istituzioni scolastiche, ed è proprio da questi gesti che una scuola dimostra la propria forza e la propria capacità di correggersi.

 

E infatti, il caso Ximenes, rimane la storia di una classe che ha affrontato la questione in modo compatto e maturo. Ragazzi che non hanno scelto lo scontro mediatico, ma hanno protocollato una diffida. Che hanno espresso fiducia nelle istituzioni e negli adulti, chiedendo ascolto. Rimanendo, ancora, in attesa.