Sindaci, nuovo blitz sul terzo mandato: tensione all’Ars
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Dopo la bocciatura della riforma degli Enti locali, che introduceva il terzo mandato per i sindaci dei Comuni tra 5 e 15 mila abitanti, all’Assemblea regionale siciliana si riapre la partita.
A rimettere il tema al centro dell’agenda è stato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha convocato con urgenza la Conferenza dei capigruppo per discutere un nuovo disegno di legge. L’idea è quella di un recepimento “secco” della norma nazionale, alla luce della recente pronuncia della Corte costituzionale che, pur non riguardando direttamente la Sicilia, ha fissato un principio chiaro: l’Autonomia speciale non può diventare uno strumento per disapplicare una legge nazionale vigente.
Il clima resta teso. Sul tavolo pesa anche la posizione di una quindicina di primi cittadini uscenti, pronti – secondo quanto trapela – a presentare comunque la propria candidatura e ad avviare un contenzioso qualora dovesse arrivare uno stop formale. Uno scenario che rischierebbe di trasferire lo scontro dalle aule parlamentari ai tribunali amministrativi.
Il muro del Movimento 5 Stelle
A opporsi con decisione è il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo all’Ars, Antonio De Luca, parla di scelta “fuori dal mondo” e accusa la maggioranza di voler riaprire un capitolo chiuso meno di un mese fa solo per rispondere alle pressioni di alcuni sindaci interessati alla ricandidatura.
Per i pentastellati, riportare la norma in Aula rappresenterebbe una forzatura istituzionale, tanto più in una fase che definiscono “drammatica” per la Sicilia. Il gruppo ha già annunciato battaglia e, qualora il testo arrivasse in discussione, chiederà il voto segreto. Un passaggio che potrebbe far emergere le crepe interne alla maggioranza, già apparse evidenti durante la precedente votazione.
La strategia della maggioranza
Nonostante le frizioni, l’accordo politico nella coalizione che sostiene il governo regionale sarebbe stato raggiunto su un testo snello, composto da due articoli, finalizzato esclusivamente a rendere operative nell’Isola le disposizioni nazionali sul terzo mandato nei Comuni sotto i 15 mila abitanti.
Il disegno di legge sarà esaminato nei prossimi giorni dalla Commissione Affari istituzionali, con la possibilità di presentare emendamenti fino a venerdì. L’obiettivo è portarlo in Aula, a Sala d’Ercole, già la prossima settimana per l’incardinamento.
Dal punto di vista tecnico, i margini per un iter rapido ci sono: una norma breve, che si limita al recepimento di una legge nazionale, potrebbe essere pubblicata in tempi stretti sulla Gazzetta Ufficiale della Regione e diventare operativa già in primavera, senza particolari rischi di impugnativa.
Il vero nodo resta politico. Dopo un primo “no” dell’Aula, il ritorno del provvedimento potrebbe trasformarsi in un banco di prova per la tenuta della maggioranza e per la credibilità dell’Ars, chiamata a decidere se riaprire una partita che sembrava chiusa o confermare la scelta già compiuta.
In mezzo, il futuro amministrativo di decine di Comuni siciliani e un dibattito che, ancora una volta, divide Palazzo dei Normanni.
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