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21/03/2026 06:00:00

Porto di Marsala: una lunga storia di progetti, promesse, illusioni e tanto tempo perso...

 Una storia lunga cinquant’anni quella del porto  di Marsala che non è mai diventato porto. Quante volte abbiamo scritto del porto di Marsala e della sua storia? Troppe per non accorgersi che, in fondo, il racconto è sempre lo stesso. Un’infrastruttura che tutti reclamano, desiderano, difendono – spesso solo a parole. Perché se anche una minima parte dei fiumi di dichiarazioni, annunci e impegni spesi in oltre mezzo secolo fosse stata trasformata in fatti, oggi Marsala avrebbe un porto vero: operativo, moderno, al servizio della città e del suo sviluppo economico. E invece no. Il porto resta sospeso, immobile, intrappolato tra progetti, ritardi, fondi che non arrivano e decisioni che non si prendono.

 

1977: l’allarme che suona ancora oggi

Bisogna tornare indietro di quasi cinquant’anni per trovare un punto di partenza simbolico. È il 21 dicembre 1977 quando il giornale Trapani Sera accende i riflettori sul porto di Marsala. Le parole usate allora sono impressionanti per quanto risultino attuali: lo scalo viene definito “inadeguato alle esigenze economiche della città”.

Le mareggiate e i venti di scirocco avevano già provocato danni gravi alle strutture, rendendolo insicuro e poco funzionale. Si parlava già da anni di interventi, di progetti, di necessità di mettere in sicurezza l’area. Ma tutto restava fermo.

In Consiglio comunale, il consigliere Carmelo Del Puglia denunciava le criticità, mentre il sindaco dell’epoca, Gaspare Sammaritano, rispondeva con l’elenco delle iniziative in corso. Una dinamica che, riletta oggi, sembra identica a quella che si ripete ancora.

Allora, come oggi, tutti sapevano quanto il porto fosse centrale: portuali, spedizionieri, cantine vinicole – in un tempo in cui il vino partiva via nave – avevano interessi diretti. Ma la realtà era una sola: il porto non funzionava.

 

 

Il sogno del Marina: pubblico contro privato

Negli anni successivi, la storia del porto di Marsala si trasforma in un intreccio complesso di visioni contrapposte, interessi divergenti e scontri istituzionali.

Uno dei capitoli più emblematici è quello del progetto del Marina di Marsala, promosso dalla società Myr (Marsala Yachting Resort). Un progetto ambizioso: oltre 1000 posti barca per yacht fino a 75 metri, infrastrutture turistiche, servizi, investimenti per circa 50 milioni di euro. Una trasformazione radicale del waterfront cittadino.

Ma il percorso si inceppa.

Durante la sindacatura di Giulia Adamo, il progetto si scontra con una visione diversa: quella di un porto pubblico. L’iter si blocca per oltre un anno e mezzo. La Myr reagisce chiedendo un risarcimento danni da 8 milioni di euro per i ritardi e per il mancato accesso ai fondi europei.

Nel frattempo emergono anche vicende giudiziarie legate agli studi ambientali sulla posidonia, risultati irregolari, e si alimenta un clima di scontro tra amministrazione e privati. Alla fine, nell’ottobre 2013, il Comune dà il via libera al progetto Myr, ma il tempo perso è già enorme.

 

 

 

2014-2017: il momento in cui sembrava fatta

Tra il 2014 e il 2017 si concentra quella che, col senno di poi, appare come l’occasione più concreta per realizzare il porto. 

Ottobre 2014: via libera definitivo al progetto

 Accordo di programma tra Comune, Regione e Myr

 Piano regolatore del porto approvato nel 2016

Concessione demaniale nel 2017

 

Le promesse sono chiare: lavori in partenza entro il 2018, completamento in due anni, porto operativo entro il 2020.

Il progetto è dettagliato, strutturato in tre fasi: 

diga foranea e messa in sicurezza

area pesca e banchine commerciali

porto turistico e servizi

Si parla di riqualificazione urbana, di integrazione con il centro storico, di sviluppo economico, di occupazione. Sembra davvero il punto di non ritorno.

 

Dal 2018 alla revoca della concessione 

E invece, ancora una volta, non succede nulla. I lavori non partono. Arrivano proroghe, ritardi, rinvii. Viene istituito un collegio di vigilanza, ma senza effetti concreti. La città inizia a chiedersi cosa stia accadendo. Nel 2018 si annuncia l’inizio imminente dei lavori. Nel 2019 arriva un nuovo partner finanziario. Viene presentato un cronoprogramma. Ma resta tutto sulla carta. Il progetto esecutivo non arriva mai. Fino alla svolta definitiva: la Regione revoca la concessione alla Myr. Fine della storia. O meglio, fine dell’ennesimo capitolo incompiuto.

 

Il presente: il molo distrutto 

Se la storia del porto di Marsala è fatta di occasioni mancate, il presente è fatto di immagini che non lasciano spazio a interpretazioni. Il video che vi mostriamo in questo articolo e le foto del molo/braccio della Lanterna Rossa devastato dalle mareggiate – è la fotografia più cruda di questa vicenda. Non è solo il racconto di un’infrastruttura danneggiata. È il simbolo di cinquant’anni di immobilismo. Le onde che hanno distrutto il molo sono le stesse di cui si parlava nel 1977. C'è un pericolo per la protezione del porto stesso: già nel 2022 la situazione era critica, con grosse crepe, oggi, invece, come potete vedere è completamente distrutto.

 

 

 

Grillo: annunci, nuovo progetto, perdita di tempo 

Negli ultimi anni, con l’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Grillo, annunci, incontri, dichiarazioni: il copione è noto. Si è parlato di rilancio, di nuovi progetti, di interlocuzioni con la Regione, di soluzioni alternative dopo il fallimento del progetto Myr. Ma, nei fatti, nulla di concreto è stato realizzato.  Oggi con l’avvicinarsi delle elezioni comunali, la campagna a Marsala entra nel vivo e, come sempre accade in periodo elettorale, la realizzazione del porto diventa tema di confronto e scontro tra i candidati sindaco.

 

“Il progetto del porto di Marsala è pronto e immediatamente cantierabile”, ha dichiarato nei giorni scorsi il sindaco e candidato alla riconferma Massimo Grillo in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook. Grillo ricorda che “in soli cinque anni è stato ottenuto un finanziamento di 1,2 milioni di euro, grazie all’ex presidente della Regione Nello Musumeci, oggi ministro, che ha permesso di completare il progetto e accedere ai fondi necessari”.  Era gennaio del 2022 quando l'allora Presidente della Regione Nello Musumeci venne a Marsala, e già allora Musumeci aspettava risposte dal Sindaco Grillo, visto che la sua amministrazione non aveva fatto nulla con la nuova progettazione per la quale c'era stato l'affidamento dei 650 mila euro del fondo di rotazione. 

 

Il sindaco Grillo aveva l'opportunità di continuare con il progetto della Myr o quello dell'Adamo e invece ha puntato ancora su una nuova progettazione, ha preso i soldi della Regione, si è perso ulteriore tempo, visto che la realizzazione del progetto doveva inizialmente essere a carico del Comune, per poi passare nuovamente alla Regione dopo un nulla di fatto da parte della sua amministrazione comunale che ha rinunciato ai fondi per la progettazione.

 

 

 

Giulia Adamo torna alla carica sul porto e va alla Regione

Intanto, Giulia Adamo, anch’essa candidata a sindaco, si è recata alla Regione per fare il punto sulla situazione e sostiene che “del progetto di Grillo si sono perse le tracce”. In un video sui social, Adamo racconta di aver incontrato l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò per chiedere di recuperare il progetto.

 

Secondo la candidata del Centro Destra, nel frattempo è necessario sostenere il porto con interventi concreti:  "Abbiamo chiesto tre interventi immediati all’Assessore Aricò. Il primo è recuperare il progetto del nuovo porto e su questo abbiamo avuto immediate garanzie su un nuovo incontro per conoscere il progetto e per un confronto con gli operatori del porto. Il secondo è quello di attenzionare il porto turistico che al momento arriva ad avere un pescaggio di 30 cm. Ed infine abbiamo chiesto il ripristino dell’illuminazione del porto. Abbiamo portato alla regione le istanze degli operatori e presentato un progetto di intervento straordinario della Regione, che la settimana prossima sarà in giunta regionale e reso esecutivo per dare un primo supporto a quanti lavorano nell’area portuale. Il gruppo del centro-destra si è riunito intorno ad un programma concreto, questo ritengo sia un segnale importante per i cittadini che saranno pronti a valutare il buon governo da scegliere alle prossime amministrative".

 

 

 

 La responsabilità politica

È inevitabile, a questo punto, porre una questione. Perché se è vero che il porto di Marsala è una storia lunga e complessa, è altrettanto vero che ogni amministrazione ha avuto la sua occasione. Quella del sindaco Grillo era chiara: dopo il fallimento del progetto Myr, serviva un'azione, concreta e immediata. Quella direzione, però, non si è vista, dato che dopo i cinque anni della sua aministrazione siamo sempre fermi con una struttura fragile, esposta, lasciata al degrado.

 

Il porto di Marsala non è solo un’opera pubblica incompiuta. È una questione economica, sociale, identitaria. Riguarda la pesca, il turismo, i trasporti, lo sviluppo della città e se questo porto non c'è si continuano a perdere opportunità. E forse il dato più impressionante di tutta questa vicenda è proprio questo: da cinquant'anni si discute di porto, di come realizzarlo ma il porto è sempre lì, "fermo".