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17/04/2026 09:49:00

Trapani, l’amministrazione non si presenta in aula, il Consiglio comunale resta senza risposte

La voce è quella di un commerciante del centro storico. Un messaggio letto in aula durante il Consiglio comunale del 16 aprile scorso: meno clienti, meno presenze, attività in difficoltà. Il motivo, racconta, è anche la nuova viabilità legata alla BRT e la difficoltà di parcheggio.

 

Una segnalazione concreta, che riguarda il lavoro, l’economia quotidiana e la vita della città. 

Ma a quella domanda, in aula, non è arrivata alcuna risposta.

L’amministrazione comunale, infatti, ha disertato in massa la seduta del 16 marzo. 

 

Il sindaco, Giacomo Tranchida, lo aveva annunciato e lo ha fatto: una scelta politica precisa, indirizzata non solo all’opposizione ma anche alla presidenza del Consiglio guidata da Alberto Mazzeo.

 

Alla base della decisione, il clima acceso registrato nella precedente seduta

Il sindaco, infatti, aveva lamentato di non essere stato messo nelle condizioni di intervenire per replicare agli attacchi dei consiglieri di minoranza, chiamando in causa la gestione dell'aula da parte del presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo.

 

Uno scontro che si inserisce nelle tensioni sempre più evidenti tra il sindaco Giacomo Tranchida e il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, ormai diventate uno degli elementi centrali della crisi politica cittadina.

 

Eppure, proprio da questa interrogazione in aula consiliare nasce la domanda più scomoda: la presenza del sindaco o dell’assessore competente avrebbe davvero prodotto una risposta, o almeno un confronto utile? Oppure si sarebbe trasformata nell’ennesima seduta segnata da tensioni, accuse e tempi infiniti, senza risultati concreti?

 

È una domanda che va oltre il singolo episodio e che riguarda il funzionamento stesso del Consiglio comunale.

 

Il Consiglio come campo di battaglia

 

C’è un punto che va chiarito subito: l’assenza dell’amministrazione dal Consiglio comunale non è un caso, ma una scelta. E, come tutte le scelte politiche, racconta una strategia.

Il gesto di disertare l’aula segna un salto nello scontro interno alla maggioranza e nei rapporti con la presidenza del Consiglio. 

Non è più solo conflitto politico, ma rappresenta la rottura del patto istituzionale minimo che tiene insieme un’amministrazione.

 

Perché il Consiglio comunale non è un luogo qualsiasi. È il luogo del confronto, del controllo, della responsabilità pubblica. Decidere di non esserci significa svuotarlo di senso.

 

Il rischio, sempre più evidente, è che il confronto consiliare si trasformi in uno scontro personale. 

Un “duello” continuo tra maggioranza e opposizione che finisce per spostare il dibattito dal piano politico a quello individuale, mettendo in discussione anche la terzietà del presidente del Consiglio nella gestione dell’aula.

 

È proprio questo il punto centrale della vicenda: l’assenza di sindaco e assessori – definita da più parti come una sorta di “sciopero” istituzionale – appare come uno strumento di pressione politica nei confronti di Alberto Mazzeo, già al centro di tensioni crescenti all’interno della maggioranza

 

Il nodo delle interrogazioni

 

Ma il problema è ancora più profondo. Quando il confronto si riduce a un braccio di ferro – chi parla, chi risponde, chi diserta – la politica smette di occuparsi dei problemi reali.

Le interrogazioni diventano rituali e le risposte, atti dovuti. Il Consiglio, un palcoscenico.

E intanto resta inevasa la domanda più semplice e più scomoda: cosa cambia per i cittadini?

Se dopo ogni interrogazione nulla si muove, allora il sistema si inceppa. E il rischio è che l’intero meccanismo democratico perda credibilità.

 

Il caso in aula

 

Durante la seduta, il consigliere di maggioranza Giovanni Parisi presenta un’interrogazione, sollecitando una risposta scritta da parte dell’amministrazione. 

Nel frattempo, però, fa il suo ingresso in aula l’assessore Giuseppe Pellegrino.

 

Una presenza che assume un valore simbolico: dimostrare che, nella sostanza, la modalità di risposta – scritta o orale – non modifica l’esito dell’atto ispettivo.

Ma è proprio qui che emerge una questione più profonda, che riguarda il funzionamento stesso del Consiglio comunale.

 

Al di là dello scontro politico, resta un interrogativo che riguarda direttamente i cittadini: cosa accade dopo le interrogazioni?

 

Se le risposte – scritte o in aula – non producono effetti concreti sull’azione amministrativa, il rischio è che questi strumenti si riducano a momenti di esposizione delle criticità e di scontro politico, senza tradursi in soluzioni reali.

 

Ed è forse questa la vera frattura che emerge dalla seduta del 16 marzo: non solo tra maggioranza e opposizione, ma tra il dibattito politico e la capacità dell’amministrazione di incidere concretamente sui problemi della città.

 

Una distanza che, nel tempo, rischia di trasformare il Consiglio comunale da luogo di governo a spazio di conflitto permanente, con conseguenze dirette sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.