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13/05/2026 06:00:00

38° Parallelo 2026: cultura, Costituzione e Mediterraneo a Marsala

C’è una lingua che non domina il mondo come l’inglese, non possiede l’estensione globale dello spagnolo, eppure continua ad avere una forza straordinaria: quella di abbattere muri. È l’italiano, quella lingua che riesce a mettere insieme una pluralità di esperienze culturali, strumento di relazione, attraverso la quale il Mediterraneo continua a raccontarsi, a riconoscersi, a costruire ponti in un tempo attraversato da guerre, paure e nuove frontiere culturali. 

Una sorta di “esperanto” culturale, capace di superare divisioni e confini identitari proprio mentre il mondo sembra richiudersi dentro nuove barriere.

 

È forse tutta qui la chiave più profonda della decima edizione di 38° Parallelo – tra libri e cantine, presentata questa mattina a Trapani nella sede della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Palazzo Milo-Pappalardo: il festival della saggistica che dal 20 al 23 maggio animerà Marsala per poi concludersi il 24 maggio a Racalmuto, nel segno della letteratura, della memoria, del giornalismo, della poesia e della riflessione civile.

 

Nato a Marsala nel 2017 da un’intuizione di Giuseppe Prode, il festival prende forma da un “cortocircuito” tra una lettura e un incontro dentro una cantina, luogo simbolico di memoria, lavoro e identità territoriale. Da lì nasce il desiderio di “fare”: costruire relazioni, creare connessioni, mettere in dialogo linguaggi diversi e trasformare le cantine in luoghi di pensiero condiviso. 

Questa visione rende il festival un’esperienza culturale unica nel panorama del Sud Italia: economisti che dialogano con poeti, giornalisti con sociologi, costituzionalisti con scrittori, dentro una rete diffusa di luoghi e persone. Non un festival chiuso dentro un teatro o una sala conferenze, ma un organismo che attraversa il territorio e lo interpreta.

 

Una rete culturale nata dal territorio

Uno degli elementi più originali di 38° Parallelo è la scelta delle cantine come scenario degli incontri. Le cantine marsalesi non sono semplicemente sponsor o contenitori logistici: diventano simboli viventi della memoria produttiva e culturale del territorio.

Sono luoghi dove convivono passato e innovazione, tradizione e contemporaneità. Trasformarle in palcoscenici culturali significa riconoscere che il sapere non nasce soltanto nelle università o nei centri urbani, ma anche nei luoghi del lavoro, della terra e della storia collettiva.

In questo senso, il festival costruisce una nuova geografia culturale della Sicilia occidentale: diffusa, accessibile, partecipata. Ed è probabilmente questa la ragione che meglio spiega la crescita della manifestazione: non un festival costruito dall’alto, ma un’esperienza collettiva capace di mettere insieme istituzioni, scuole, artisti, imprese e cittadini.

Particolarmente significativo è il ruolo assunto dai giovani. Oggi sono circa duecento gli studenti del Liceo Scientifico "P. Ruggieri" di Marsala,  coinvolti stabilmente nell’organizzazione del festival già a partire dal mese di ottobre. A loro vengono affidati aspetti centrali della manifestazione: comunicazione, produzione di reel, accoglienza e hospitality.

Giovani che si connettono con i libri e li leggono: un dato che ribalta uno dei luoghi comuni più diffusi sulla distanza tra nuove generazioni e cultura.

Il festival diventa così anche uno spazio formativo concreto, dove i ragazzi imparano a raccontare il territorio e a vivere la cultura come esperienza condivisa e partecipata.

 

 

 

Il riconoscimento nazionale

La crescita di 38° Parallelo è confermata anche dal riconoscimento ottenuto negli ultimi anni fuori dalla Sicilia.

Da cinque anni Radio Rai 3 segue stabilmente il festival come radio permanente della manifestazione, mentre per il secondo anno consecutivo la rassegna è stata selezionata dal Salone Internazionale del Libro di Torino.

Un risultato che certifica il valore culturale di un progetto nato lontano dai grandi circuiti editoriali, ma capace di costruire un’identità autonoma e originale.

Perché il cuore della manifestazione, quest’anno più che mai, non è soltanto la cultura come produzione artistica o letteraria, ma la cultura come spazio capace di creare relazioni in un presente segnato da conflitti e divisioni.

Non è casuale allora che il tema scelto per questa decima edizione sia “Fondata sulle culture”, esplicito richiamo al pensiero di Gustavo Zagrebelsky e al suo saggio Fondata sulla cultura. Arte, scienza e Costituzione. L’idea che attraversa l’intera rassegna è chiara: senza cultura non esiste convivenza democratica, e senza luoghi di confronto una società perde la propria capacità di restare libera.

 

Federico Messina e il manifesto della decima edizione

Per la decima edizione il manifesto è stato affidato all’artista marsalese Federico Messina, autore di una pittura visionaria che intreccia dimensione onirica e realtà umana.

Messina ha spiegato di avere immaginato “una società multirazziale che apriva ponti e univa i popoli”. L’opera nasce dall’idea che arte e cultura possano rappresentare un linguaggio universale capace di superare barriere geografiche, sociali e religiose.

Anche i colori scelti hanno un significato simbolico preciso: il verde richiama la speranza, l’azzurro la serenità, mentre rosso e giallo rappresentano l’abbattimento delle differenze e la costruzione di una società più solidale.

 

Baglio Tumbarello e il Parco di Lilibeo

Tra le novità di questa edizione ci sarà anche l’utilizzo degli spazi di Baglio Tumbarello, struttura adiacente al Museo "Baglio Anselmmi", che sarà resa fruibile al pubblico proprio in occasione del festival.

Una scelta che rafforza il rapporto tra patrimonio archeologico e cultura della parola. “Il nostro Parco è un concentrato di memoria”, è stato sottolineato durante la presentazione, evidenziando il legame tra archeologia, identità storica e narrazione civile.

 

 

BPER Banca e il sostegno alla cultura

Tra i sostenitori della manifestazione anche BPER Banca, presente alla conferenza con Fabrizio Gagliardo, responsabile Imprese per la Sicilia.

“Siamo l’unica banca che investe così tanto nei festival letterari perché riteniamo che attraverso i libri si possa creare valore, conoscenza e condivisione”, ha sottolineato Gagliardo. 

 

"Fondata sulle culture"

Il programma della rassegna rappresenta una traduzione concreta dell’idea espressa da Gustavo Zagrebelsky nel saggio Fondata sulla cultura. Arte, scienza e Costituzione: la cultura come fondamento della convivenza civile e strumento attraverso cui una comunità costruisce memoria, partecipazione e democrazia.

Non è casuale che il calendario intrecci linguaggi diversi — musica, poesia, giornalismo, cinema, dialogo interculturale — perché la Costituzione immagina una cultura aperta, plurale e diffusa.

L’articolo 9 della Carta afferma infatti che: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.” Un principio che richiama anche una responsabilità pubblica: creare spazi di confronto e conoscenza capaci di rafforzare la vita democratica di una comunità.

L’incontro inaugurale “Fondata sull’accoglienza”, il 20 maggio al Teatro Comunale Eliodoro Sollima, con Corrado Lorefice e Nuccio Vara, richiama il rapporto tra cultura e inclusione sociale. In questo senso la cultura diventa strumento di dialogo contro paure e chiusure identitarie.

Anche il concerto di Simona Norato assume un significato che va oltre il semplice evento artistico: la musica diventa occasione di condivisione e costruzione di comunità.

Particolarmente significativo è poi l’incontro del 21 maggio “MEDITERRADIO: un ponte sonoro, un mare di storie”, che riunisce emittenti e realtà culturali provenienti da diversi Paesi mediterranei. Qui la cultura appare come ponte tra popoli: uno spazio di confronto che supera confini politici, nazionali e ideologici. Il Mediterraneo diventa così metafora costituzionale di pluralismo, cooperazione e pace.

Ampio spazio viene dedicato anche alla memoria e al racconto del territorio.

Nella stessa giornata saranno presentati il trailer della web serie “Marsala: Mille volti, una storia”, realizzata dal Liceo Giovanni XXIII-Pascasino, e il docufilm di Matteo Keffer “Come se non ci fosse un domani”, entrambi centrati sul valore della narrazione collettiva nella costruzione dell’identità di una comunità.

Il 22 maggio spazio alla poesia con Andrea Accardi, Marilena Renda, Letizia Polini e Mariagiorgia Ulbar, in un incontro dedicato alla parola poetica come forma di libertà espressiva e riflessione umana.

Uno degli appuntamenti più significativi sarà quello del 23 maggio al Parco archeologico, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci: “La cultura della parola, la cultura della memoria, la cultura della cronaca”, con Attilio Bolzoni, Vito Catalano, Bianca Stancanelli e Francesco La Licata. Un incontro che lega giornalismo, memoria civile e difesa della coscienza democratica.

Infine, il 24 maggio, alla Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto, l’incontro dedicato alla memoria e alla letteratura con Vito Catalano, Edith Cutaia, Antonio Di Grado e Paolo Squillacioti chiuderà la manifestazione con la registrazione di una puntata di Radio Rai 3 “La Lingua batte”.

Un appuntamento che richiama il pensiero di Leonardo Sciascia, autore che ha interpretato la cultura come esercizio critico di libertà e responsabilità civile.

Nel suo insieme, il programma mostra come la cultura possa diventare davvero uno spazio di partecipazione e consapevolezza collettiva. È questo il senso più profondo di “Fondata sulle culture”: una società democratica resta viva soltanto quando continua a investire nella conoscenza, nel confronto e nella memoria condivisa.