Bucaria è stato assolto
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Si chiude con un colpo di spugna definitivo, almeno sul piano processuale, una delle vicende giudiziarie più tormentate e discusse degli ultimi anni nel trapanese. Matteo Bucaria è un uomo libero. La Corte d’Appello di Palermo ha pronunciato oggi, 13 maggio 2026, la sentenza che mette fine al caso giudiziario dell'imprenditore, assolvendolo dall'accusa di essere il mandante del tentato omicidio del cognato, Domenico Cuntuliano.
La formula scelta dai giudici è quella più netta: "per non aver commesso il fatto". Una decisione che ribalta anni di processo e che arriva a seguito del rinvio disposto lo scorso ottobre dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato con rinvio la precedente condanna a 15 anni di reclusione.
Nelle prossime ore, per Bucaria, avverrà la rimozione del braccialetto elettronico. L'imprenditore si trovava infatti agli arresti domiciliari proprio dal momento della pronuncia della Suprema Corte, in attesa di questo nuovo giudizio che ha infine accolto in toto le tesi difensive portate avanti dagli avvocati Sabina Bonfiglio, Ninni Reina e Giandomenico Caiazza.
Il processo ruotava attorno all'agguato avvenuto nel marzo 2013 nelle campagne di Xitta. Per anni, la Procura ha sostenuto che Bucaria avesse promesso 50 mila euro a Gaspare Gervasi (già condannato in via definitiva a 12 anni) per eliminare il cognato a causa di dissidi economici.
Tuttavia, la difesa ha sempre puntato su alcune "insanabili contraddizioni", per usare le parole degli avvocati. Non è mai stata provata l'esistenza di un conflitto economico tale da giustificare un ordine di morte. Le dichiarazioni di Gervasi sono state messe sotto la lente d'ingrandimento e ritenute prive di quei riscontri oggettivi necessari per condannare un presunto mandante. Uno dei punti più critici ha riguardato la pistola che, secondo l'accusa, Bucaria avrebbe consegnato a Gervasi. Le perizie hanno confermato quanto sostenuto dai legali: quell'arma era inutilizzabile.
Con l'assoluzione odierna, cala il sipario su un caso che ha visto l'imprenditore trapanese passare attraverso diversi gradi di giudizio e misure cautelari pesanti. Resta il fatto di sangue del 2013, per il quale l'esecutore materiale sta scontando la sua pena, ma da oggi la giustizia sancisce che dietro quella mano non c'era Matteo Bucaria.
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