Caso Bucaria, la Cassazione annulla la condanna: processo da rifare
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La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con cui, nel luglio 2024, la Corte d’Appello di Palermo aveva condannato a 15 anni di reclusione l’imprenditore edile Matteo Bucaria, accusato di essere il mandante del tentato omicidio del cognato, Domenico Cuntuliano, ferito gravemente in un agguato nel marzo del 2013.
L’imprenditore, che secondo l’accusa avrebbe commissionato il delitto per motivi economici e familiari, dovrà ora affrontare un nuovo processo d’appello.
Il caso: l’agguato a Cuntuliano e le indagini riaperte
Il 2013 segna l’inizio di una vicenda giudiziaria lunga e complessa. Domenico Cuntuliano venne raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, ma sopravvisse.
La Squadra Mobile di Trapani arrestò Gaspare Gervasi, ex dipendente comunale, indicato come l’autore materiale del tentato omicidio.
Fu proprio Gervasi, durante la detenzione, a riaprire il caso: accusò Matteo Bucaria, suo conoscente, di avergli commissionato l’agguato contro il cognato, promettendogli denaro in cambio.
Un’accusa pesante, che portò gli investigatori a rimettere insieme i tasselli di una storia fatta di contrasti familiari e presunti interessi economici.
Dal primo processo all’annullamento in Cassazione
In primo grado Bucaria era stato condannato a 9 anni di reclusione, pena poi aumentata a 15 anni in appello.
La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei suoi difensori ha ora disposto l’annullamento della sentenza, rinviando il caso a un nuovo giudizio.
Il fulcro dell’impianto accusatorio resta la testimonianza di Gaspare Gervasi, già condannato a 12 anni come autore del tentato omicidio. L’uomo aveva raccontato di aver sparato a Cuntuliano per ordine di Bucaria, che gli avrebbe promesso una somma di denaro.
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