Non è più soltanto una questione di viabilità.
Attorno alla SP20 Trapani-Bonagia-Valderice si sta giocando una partita che coinvolge il futuro di due tra i principali motori economici della provincia: il porto di Trapani e il distretto del marmo di Custonaci.
Dopo l'intervento dell'imprenditore Nicolò Damigella e la richiesta di Sicindustria Trapani di aprire un tavolo di confronto, arriva anche la presa di posizione di Gaspare Panfalone, presidente della Riccardo Sanges & C., che invita la politica a guardare oltre l'emergenza e a riconoscere il valore strategico delle infrastrutture.
"Condivido pienamente le considerazioni espresse dal dottor Damigella – afferma Panfalone – ma non posso che esprimere una forte critica nei confronti della politica. Questa situazione è il risultato di anni di distanza dalle reali esigenze delle imprese del territorio".
Secondo il presidente della Riccardo Sanges, la vicenda della SP20 è il sintomo di una mancanza di programmazione che finisce per penalizzare due comparti fondamentali per l'economia trapanese. "La politica continua a essere poco consapevole del valore strategico del settore marmifero e di quello portuale", osserva.
Le sue dichiarazioni arrivano mentre la SP20 continua a fare i conti con le conseguenze dei cedimenti che negli ultimi mesi hanno interessato il tratto costiero tra Trapani e Pizzolungo.
Dopo la voragine apertasi a San Cusumano lo scorso febbraio, un nuovo cedimento si è verificato all'inizio di giugno nei pressi della Stele di Anchise, rendendo necessarie nuove limitazioni al traffico.
La strada è stata successivamente riaperta alla circolazione ordinaria, ma resta in vigore il divieto di transito per i mezzi superiori ai 35 quintali, una misura indispensabile per evitare ulteriori cedimenti ma che continua a creare pesanti ripercussioni sulle aziende del comparto marmifero, costrette a utilizzare percorsi alternativi attraverso la Statale 187, con inevitabili aumenti dei costi e dei tempi di trasporto.
La SP20 rappresenta infatti il collegamento più diretto tra il porto di Trapani e il bacino marmifero di Custonaci, uno dei più importanti poli estrattivi e di trasformazione del marmo dell'intero Mediterraneo. Da qui transitano quotidianamente i blocchi destinati ai mercati italiani ed esteri.
Per le imprese del settore, ogni limitazione alla circolazione dei mezzi pesanti si traduce in un aggravio logistico che incide sulla competitività dell'intera filiera.
Proprio per affrontare queste criticità, il delegato di Sicindustria Trapani Filippo Amodeo ha chiesto nei giorni scorsi l'apertura di un tavolo di confronto tra istituzioni, imprese e autorità competenti.
Un'iniziativa che Panfalone condivide pienamente.
"Purtroppo – afferma – da quanto emerge questa richiesta non ha ricevuto l'attenzione che meritava. È un segnale che preoccupa. Ancora una volta il mondo delle imprese chiede dialogo, programmazione e infrastrutture adeguate, mentre la politica sembra continuare a guardare altrove".
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che ha espresso comprensione per le preoccupazioni degli imprenditori, sottolineando però la necessità di contemperare le esigenze produttive con la sicurezza dell'arteria.
Quinci ha ricordato che il Libero Consorzio, proprietario della SP20, è intervenuto immediatamente dopo il nuovo cedimento con la messa in sicurezza della carreggiata, la regolamentazione del traffico e il successivo ripristino della normale circolazione.
Resta invece confermato il limite dei 35 quintali per i mezzi pesanti, ritenuto indispensabile per ridurre il rischio di ulteriori cedimenti. Parallelamente sono state avviate le procedure per l'utilizzo di un geo-scanner, che consentirà di verificare l'eventuale presenza di altri vuoti nel sottosuolo causati dall'erosione della fascia costiera.
Secondo il presidente del Libero Consorzio, la soluzione non può limitarsi agli interventi d'urgenza.
L'erosione marina coinvolge infatti competenze che vanno oltre la gestione della strada e richiede un piano complessivo condiviso con il Comune di Erice e gli altri enti competenti. L'obiettivo è quello di passare definitivamente dalla logica dell'emergenza a quella della programmazione.
È proprio su questo punto che Panfalone rilancia il confronto.
"Le infrastrutture non sono un favore agli imprenditori: sono la condizione indispensabile per garantire occupazione, competitività e sviluppo. Senza collegamenti efficienti tra il porto e il bacino marmifero si penalizzano due asset strategici dell'intero territorio. È arrivato il momento di abbandonare le logiche ideologiche e iniziare ad ascoltare chi ogni giorno crea lavoro, investe e produce ricchezza per questa provincia".
Le posizioni espresse in queste ore delineano un quadro condiviso sul problema, ma con accenti diversi.
Da una parte le imprese chiedono tempi rapidi, confronto e opere strutturali per evitare che la crisi della SP20 comprometta la competitività del distretto del marmo. Dall'altra il Libero Consorzio rivendica gli interventi già avviati e assicura che la strada intrapresa punta a una soluzione definitiva.
In mezzo resta un'infrastruttura che, ben oltre la sua funzione viaria, rappresenta uno snodo decisivo per l'economia della provincia di Trapani.