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29/08/2026 10:00:00

La tragedia al depuratore di San Vito. Così sono morti Anselmo e Bulgarella

A distanza di alcuni giorni, la tragedia del depuratore di San Vito Lo Capo assume contorni più definiti. Davide Anselmo, l’operaio della Sige entrato in una vasca dell’impianto, è stato ucciso dalle esalazioni tossiche. Francesco Bulgarella, il soccorritore del 118 intervenuto per aiutarlo, invece, è morto a causa di un infarto.

È questo il primo punto fermo consegnato dalle autopsie disposte dalla Procura di Trapani. Due decessi avvenuti nello stesso luogo e a pochi minuti di distanza, ma provocati da cause differenti.

 

Cosa accadde il 13 agosto

L’incidente risale al 13 agosto, nel depuratore di contrada del Secco, alla vigilia del lungo fine settimana di Ferragosto.

Secondo la ricostruzione sulla quale stanno lavorando gli investigatori, Davide Anselmo sarebbe entrato nella vasca per recuperare una pompa. Un intervento che si è trasformato in una trappola: una volta sceso, l’operaio avrebbe respirato i gas sprigionati all’interno, perdendo rapidamente i sensi.

In quei momenti è scattato l’allarme. Sul posto è arrivata un’ambulanza del Seus 118. Uno dei soccorritori, Bulgarella, ha cercato di raggiungere e aiutare Anselmo, ma durante il tentativo di intervento è stato colto da un malore. Anche per lui i soccorsi si sono rivelati inutili.

 

I risultati delle autopsie

In un primo momento si era ipotizzato che entrambi fossero stati intossicati dalle sostanze presenti nella vasca. Gli accertamenti medico-legali hanno invece separato le due vicende.

Per Davide Anselmo la causa della morte sarebbe un’asfissia provocata dall’inalazione dei gas tossici. Bulgarella, invece, sarebbe stato vittima di un arresto cardiaco dovuto a un infarto.

Un chiarimento importante, che modifica la prima lettura dell’accaduto ma non risolve tutti gli interrogativi.

 

Le domande ancora senza risposta

L’inchiesta della Procura di Trapani deve adesso ricostruire che cosa sia avvenuto prima dell’ingresso dell’operaio nella vasca. Bisogna stabilire quale intervento dovesse eseguire, quali procedure fossero state previste e quali protezioni avesse a disposizione.

Non è ancora chiaro neppure come Anselmo sia stato portato fuori: se sia riuscito a risalire da solo, prima di perdere conoscenza, oppure se sia stato recuperato da altre persone presenti nell’impianto.

Sono dettagli decisivi per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e accertare eventuali responsabilità. Il depuratore è gestito dalla Sige, società per la quale lavorava la vittima.

Le autopsie hanno spiegato come sono morti i due uomini. Ora resta da capire perché una normale operazione di lavoro abbia potuto trasformarsi in una tragedia.