San Vito Lo Capo, l’ultimo saluto a Davide Anselmo: «Non possiamo considerare queste morti inevitabili fatalità»
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«Un uomo non può uscire di casa per andare al lavoro e non fare più ritorno. Un soccorritore non può perdere la vita mentre compie il gesto più nobile del mondo: tendere la mano a chi soffre e ha bisogno di aiuto». Sono le parole più forti pronunciate dal sindaco di San Vito Lo Capo, Francesco La Sala, durante i funerali di Davide Anselmo, morto nella tragedia del depuratore di Tonnara del Secco insieme al soccorritore del 118 Francesco Bulgarella.
Nel giorno dell’ultimo saluto, celebrato ieri al Santuario di San Vito Martire, il sindaco ha parlato a nome di una comunità ancora profondamente scossa. Un discorso di commiato che è stato insieme ricordo personale, ringraziamento e richiesta di non archiviare quanto accaduto come una semplice fatalità.
«Caro Davide, mai avrei voluto trovarmi qui»
La Sala ha aperto il suo intervento rivolgendosi direttamente ad Anselmo.
«Caro Davide, mai e poi mai avrei voluto trovarmi qui, in questo nostro Santuario o altrove, a rappresentare il nostro Comune, in un momento così triste e di grande dolore».
Il sindaco ha rivolto il cordoglio alla moglie Maddalena, ai genitori, al fratello e a tutti i familiari di Davide.
Un pensiero è andato anche alla famiglia di Francesco Bulgarella, il soccorritore del 118 morto durante le operazioni per tentare di salvare Anselmo e salutato nei giorni scorsi a Trapani.
«Francesco era un uomo che aveva fatto del soccorso e dell’altruismo la missione della sua vita», ha detto La Sala, ricordandolo come un uomo che «ha teso la mano per salvare una vita, senza esitazione».
«San Vito avvolta in un silenzio irreale»
Nel discorso il sindaco ha descritto una San Vito Lo Capo quasi irriconoscibile dopo la tragedia del 13 agosto.
«Le nostre strade, solitamente piene di vita, di festa, di voci e della spensieratezza estiva, sono avvolte da un silenzio irreale e pesante».
Un silenzio che ha accompagnato anche la decisione di cancellare le iniziative di Ferragosto e di proclamare il lutto cittadino in occasione dei funerali.
«Non è stato un atto formale – ha sottolineato La Sala – ma un sincero e doveroso moto del cuore».

Chi era Davide
Nel ricordo del sindaco, Davide Anselmo era «un giovane eccezionale, un lavoratore instancabile, figlio della nostra terra».
Una persona conosciuta e stimata da ragazzi e adulti, impegnata anche nel volontariato.
La Sala ha ricordato in particolare il legame di Davide con Macari, dove svolgeva una particolare attività di volontariato e metteva le proprie competenze al servizio del territorio.
«Era uno di noi», ha detto il sindaco.
Parole semplici che raccontano forse meglio di qualsiasi formula istituzionale perché la sua morte abbia lasciato un vuoto così profondo a San Vito Lo Capo.
«Non sono morti inevitabili»
È il passaggio più politico e più netto del discorso.
«Davide e Francesco siete, in modo diverso ma ugualmente tragico, due simboli di questa immane tragedia che ha colpito il mondo del lavoro e del soccorso».
Poi La Sala aggiunge:
«Non possiamo e non dobbiamo considerare queste morti come inevitabili fatalità».
Un'affermazione che arriva mentre proseguono gli accertamenti della Procura di Trapani sulla tragedia del depuratore e sulle cause dei due decessi.
Il ringraziamento a Vito Pace
Nel suo intervento La Sala ha voluto rivolgere anche un ringraziamento pubblico a Vito Pace, collega di Davide presente nei momenti drammatici dell’incidente.
È stato lui, ricorda il sindaco, a dare l’allarme per chiedere i soccorsi.
Nonostante quanto vissuto, Pace avrebbe continuato nei giorni successivi a lavorare per garantire il servizio al depuratore.
«Grazie Vito per il tuo impegno e per la tua costante disponibilità al lavoro che ti ha sempre contraddistinto e per cui la Comunità te ne è grata», ha detto La Sala.
Il palloncino rimasto sospeso
Alla fine della cerimonia, un’immagine ha colpito più delle altre.
L’Associazione Acquerùci APS ETS ha raccontato che, tra le decine di palloncini lanciati in cielo per Davide, uno soltanto è rimasto indietro.
Ed era l’unico colorato.
«Come te. Unico, speciale, indimenticabile», scrive l’associazione.
Il palloncino è rimasto sospeso, quasi a metà strada tra terra e cielo.
«Forse ci piace pensare che sia il tuo modo di dirci che, in qualche forma, sei ancora qui. Con noi».
Poi l’ultima promessa:
«Vola tranquillo Davide, resteremo noi a fare i guardiani della tua terra. Ti ameremo per sempre».
Ed è forse questa l’immagine che resta del funerale di Davide Anselmo: un paese fermo, il dolore di una famiglia, una comunità raccolta e un palloncino colorato che sembra non volersi allontanare.

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