Acqua, chi paga l’emergenza a Trapani? Il conto per il Comune
L'emergenza idrica ha un prezzo. E una parte del conto è già scritta negli atti del Comune di Trapani.
Non esiste, almeno per ora, una cifra unica che consenta di dire quanto sia costata complessivamente la crisi alla collettività.
Ma dalle determine comunali emergono diverse voci di spesa: autobotti, manutenzione della rete, interventi sulla condotta di Bresciana, analisi dell'acqua e trasporto di acqua potabile.
Sono spese di natura diversa e non possono essere sommate tutte sotto l'etichetta di "costo dell'emergenza". Ma, messe una accanto all'altra, restituiscono la dimensione economica di una situazione che da mesi costringe il sistema idrico a ricorrere a soluzioni straordinarie.
La domanda è quindi: quanto sta pagando il Comune di Trapani per gestire l'emergenza e quanto per cercare di ridurne le conseguenze?
Autobotti: il servizio sostitutivo
Quando l'acqua non arriva attraverso la rete, il servizio deve essere sostituito.
Il Comune ha quindi fatto ricorso al noleggio di autobotti di Palma Autospurghi attraverso un accordo quadro destinato al rifornimento idrico alternativo con Palma Autospurghi.
Una delle liquidazioni documentate ammonta a 19.849,40 euro. Altri ordini di servizio sono stati successivamente attivati e il 31 luglio l'amministrazione ha approvato anche un'estensione delle prestazioni per emergenza idrica.
Il dato è significativo: l'autobotte non è più soltanto una soluzione occasionale per affrontare una richiesta straordinaria, ma è diventata uno degli strumenti attraverso i quali l'amministrazione deve gestire una crisi prolungata.
E quando un'ordinanza vieta l'utilizzo dell'acqua per uso potabile, il conto ricade direttamente sul Comune: il provvedimento prevede infatti il servizio sostitutivo tramite autobotti con oneri a carico dell'amministrazione.
Quasi 94 mila euro per la rete
C'è poi la rete idrica, che rappresenta il capitolo più strutturale.
Gli atti comunali documentano 44.051,62 euro liquidati per il primo contratto attuativo relativo a manutenzione ordinaria, straordinaria e interventi urgenti sulle reti idriche cittadine e delle frazioni.
A questi si aggiungono altri 49.514,41 euro liquidati nell'ambito del secondo contratto attuativo e in totale fanno 93.566,03 euro.
Non sono, però, "93 mila euro di emergenza": si tratta di lavori sulla rete che comprendono manutenzione ordinaria, straordinaria e interventi urgenti.
Il dato fotografa comunque una realtà precisa: mantenere in funzione il sistema idrico ha un costo significativo e continuo.
Bresciana: 73.200 euro contro le dispersioni
Ancora più specifico è un altro intervento.
Il Comune ha liquidato 73.200 euro per il primo contratto attuativo dell'accordo quadro relativo all'eliminazione della dispersione idrica attraverso interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla rete adduttrice di Bresciana.
Anche questa cifra non rappresenta il costo dell'ultimo furto. È una spesa per intervenire sulla rete e ridurre le dispersioni.
Ma Bresciana è proprio il punto nel quale manutenzione, sicurezza ed emergenza finiscono per intrecciarsi.
Nei giorni scorsi il furto dei cavi elettrici e i danneggiamenti ai quadri hanno messo fuori servizio due pozzi, con una perdita temporanea di circa 30 litri al secondo. Le riparazioni sono state completate e da lunedì è previsto il ritorno alla piena operatività.
Il costo dell'ultimo raid, però, non è ancora ricostruibile integralmente dagli atti pubblicati. Ci sono i materiali, la manodopera, il ripristino degli impianti e soprattutto il valore della produzione idrica persa mentre i pozzi erano fuori servizio.
Anche controllare l'acqua costa
Un'altra voce documentata riguarda le analisi relative all'emergenza contaminazione.
Il Comune ha liquidato 4.987,36 euro per il servizio di analisi dell'acqua destinata al consumo umano e per i controlli sulla qualità dell'acqua distribuita attraverso la rete.
È una spesa indispensabile, soprattutto in una fase nella quale alcune zone sono state interessate da provvedimenti che hanno limitato o vietato l'utilizzo dell'acqua per uso potabile.
L'acqua deve essere controllata prima che possa tornare a essere utilizzata normalmente: anche questa attività, quindi, produce una spesa pubblica.
Altri 3.660 euro per trasportare acqua
Negli atti comunali compare inoltre una spesa di 3.660 euro per il trasferimento a Trapani di un'autocisterna destinata al trasporto di acqua potabile.
Una cifra più piccola rispetto agli altri interventi, ma che racconta bene la logica dell'emergenza: quando il sistema ordinario non basta, occorre mobilitare mezzi e servizi aggiuntivi. E anche questi hanno un costo.
I furti: non tutto il conto resta al Comune
C'è però un elemento che impedisce di raccontare il costo dei furti in maniera semplicistica.
Nel bilancio comunale risultano 16.790 euro di entrate relative al rimborso delle somme collegate ai furti dei cavi elettrici dei pozzi di Bresciana avvenuti nel 2025, il che significa che almeno una parte delle spese sostenute per quei precedenti episodi è stata recuperata.
È un dettaglio importante perché dimostra che una spesa sostenuta dal Comune non coincide necessariamente con un costo definitivo per la collettività.
Il conto documentato, ma non ancora quello complessivo
Le carte comunali consentono quindi di vedere diversi pezzi del conto: 19.849,40 euro per una delle liquidazioni relative alle autobotti, 93.566,03 euro per due contratti di manutenzione della rete, 73.200 euro per interventi sulla rete adduttrice di Bresciana, 4.987,36 euro per le analisi dell'acqua e 3.660 euro per il trasferimento di un'autocisterna.
Ma queste cifre non possono essere semplicemente sommate e presentate come il costo dell'emergenza.
Alcune sono spese strutturali, altre riguardano interventi urgenti, altre ancora servizi necessari a garantire la continuità o la sicurezza del sistema.
E soprattutto manca ancora una parte del quadro: quanto costa l'emergenza fuori dai capitoli di spesa del Comune?
Perché quando l'acqua non arriva, il conto non si ferma a Palazzo D'Alì.
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