E stavolta a raccontare le difficoltà non sono i detrattori dell'opera, né chi fin dall'inizio ne ha contestato l'impatto. Sono i tecnici del Comune e della direzione dei lavori.
La fotografia più significativa è emersa nel corso della commissione Lavori pubblici del Comune di Marsala del 23 settembre, presieduta dalla consigliera Federica Meo, durante l'audizione del Rup, l'architetto Emanuela Sala, e del direttore dei lavori, l'architetto Salvatore Guastella.
Le loro dichiarazioni restituiscono l'immagine di un'opera che, nel passaggio dal progetto alla realizzazione concreta, si è rivelata tutt'altro che semplice e con non poche difficoltà. (Qui un altro articolo di tp24 sulle contraddizioni attorno al Teatro a Mare: "Per una tegola mille regole, qui nessun dibattito".
Otto milioni per "trasformare" Salinella
Il progetto di riqualificazione del Parco Salinella vale complessivamente circa 8 milioni di euro ( compreso il Social Housing), finanziati con fondi PNRR. Il Comune lo ha presentato come uno degli interventi strategici per trasformare un'area degradata del quartiere Sappusi e restituirla alla città.
Tra le opere principali c'è proprio il teatro all'aperto, inizialmente pensato per circa 800 posti, con servizi annessi: bar e caffetteria, biglietteria, depositi, camerini, spogliatoi, servizi igienici e locali tecnici. L'idea annunciata dall'amministrazione era quella di realizzare una struttura destinata a spettacoli e attività culturali, con la possibilità di una successiva gestione privata.
Quando il cantiere è partito, però, a colpire è stata soprattutto la quantità di opere in cemento armato che hanno progressivamente preso forma nel parco. Lo avevamo raccontato su TP24 nel luglio del 2025, parlando di una «enorme colata di cemento» e interrogandoci sull'impatto dell'intervento in un'area affacciata sul mare.
Oggi il problema è un altro: capire perché un'opera già appaltata e avviata abbia incontrato così tante difficoltà nella fase realizzativa.
Un appalto integrato, ma il progetto ha dovuto cambiare
L'intervento è stato affidato alla D'Alberti Costruzioni, nell'ambito di un'associazione di imprese, attraverso un appalto integrato, con l'impresa che ha individuato il progettista per la fase esecutiva.
Ed è proprio nel passaggio dal progetto di fattibilità tecnico-economica alla progettazione esecutiva e quindi alla realizzazione che, secondo quanto riferito dal Rup, sono emerse diverse criticità.
L'architetto Maria Emanuela Sala, responsabile unico del procedimento, ha spiegato in commissione che il progetto, una volta calato nella concreta realizzazione dell'opera, ha richiesto diverse modifiche.
Il teatro, ha riferito, è ancora «in itinere», con «molte difficoltà» e numerose cose che «si sono dovute cambiare». Il direttore dei lavori e il direttore operativo stanno predisponendo una perizia di variante, necessaria per arrivare alla conclusione dei lavori.
E c'è già una certezza: i tempi iniziali sono saltati.
La nuova scadenza: 31 dicembre 2027
La domanda posta in commissione dal consigliere Francesco Carini: "a che punto siamo e cosa succede in caso di ritardo? Sono previste penali per l'impresa?"
La risposta del Rup: il ritardo, ha spiegato Sala, «parte già da prima dei lavori». Nel frattempo sono state concesse proroghe richieste dall'impresa e l'obiettivo indicato è quello di arrivare comunque alla conclusione entro il 31 dicembre 2027, sulla base del provvedimento ministeriale richiamato durante la seduta.
Una data molto diversa da quella indicata originariamente nel cartello di cantiere. Quando TP24 aveva raccontato l'avvio dei lavori nel luglio 2025, la previsione riportata era infatti quella del 31 marzo 2026 come termine dell'intervento.
Il salto temporale è dunque notevole.
E non è soltanto una questione di calendario. Perché il problema, secondo quanto spiegato dai tecnici, è soprattutto nella complessità della struttura che si sta realizzando.
«Il progetto esecutivo della struttura in acciaio era abbastanza carente»
È il direttore dei lavori, l'architetto Salvatore Guastella, a entrare nel dettaglio.
Una parte consistente dei ritardi, ha spiegato, si è accumulata nella realizzazione della struttura intelaiata in acciaio del teatro all'aperto.
E qui arriva una delle affermazioni più pesanti ascoltate in commissione: secondo Guastella, la progettazione esecutiva della struttura in acciaio presentava diverse carenze nelle soluzioni tecniche e non era adeguata alle tempistiche previste per l'intervento.
In sostanza, alcune soluzioni progettuali avrebbero richiesto tempi di realizzazione molto più lunghi rispetto a quelli previsti.
Il direttore dei lavori ha spiegato che la struttura in acciaio è stata affidata in subaffidamento a una ditta specializzata nella carpenteria metallica e che tra le imprese non si sarebbe creato il necessario coordinamento, contribuendo all'accumulo dei ritardi.
Ma il punto centrale, nelle parole di Guastella, è un altro: «il progetto esecutivo non è stato fatto da persone che si occupano di acciaio». Una valutazione tecnica pesante.
"Una struttura che si poteva realizzare più semplicemente"
Guastella ha anche spiegato che, a suo giudizio, la struttura avrebbe potuto essere realizzata attraverso soluzioni tecniche più semplici e in tempi inferiori.
Il problema è che il progetto era già stato depositato al Genio Civile. Di conseguenza, la direzione dei lavori non avrebbe potuto semplicemente sostituire le soluzioni progettuali in corso d'opera senza seguire il necessario iter.
E così le difficoltà sono rimaste dentro il cantiere, fino alla necessità di intervenire con una variante.
È un aspetto tutt'altro che secondario. Perché in un'opera pubblica finanziata con fondi PNRR, la progettazione dovrebbe essere il momento nel quale vengono individuate e risolte le difficoltà tecniche prima dell'apertura del cantiere. Qui, invece, una parte rilevante dei problemi è emersa nella fase di realizzazione.
Progetto non sottoposto a valutazione dei Vigili del fuoco
C'è un altro passaggio emerso in commissione che merita particolare attenzione.
Secondo quanto riferito dal direttore dei lavori, la struttura non era stata oggetto di valutazione da parte dei Vigili del fuoco nella fase progettuale.
La questione è stata affrontata successivamente e, proprio in seguito alle indicazioni e alle prescrizioni dei Vigili del fuoco, si sono dovute realizzare ulteriori opere.
Anche la capienza iniziale sarebbe stata rivista: dai circa 800 posti previsti, il numero è stato ridotto a 774 in relazione alle esigenze e alle prescrizioni intervenute.
Questo ha avuto conseguenze sia sul progetto sia sui costi.
Non si tratta, evidentemente, di mettere in discussione l'importanza delle prescrizioni dei Vigili del fuoco: quelle sono necessarie per garantire sicurezza e conformità di una struttura destinata a ospitare pubblico. La domanda è piuttosto perché queste esigenze non siano state adeguatamente recepite già nella fase progettuale, evitando di arrivare a modifiche successive.
L'acciaio costa. E il problema è diventato ancora più grande
La struttura del teatro non è soltanto cemento.
C'è una grande componente in acciaio, che si è rivelata una delle parti più problematiche dell'intervento.
In una struttura di queste dimensioni, ha spiegato Guastella, anche quelli che possono apparire come piccoli margini di errore nella lavorazione dell'acciaio diventano rilevanti: tagli, saldature, piastre, cosiddetti «fazzoletti» e adattamenti possono incidere relativamente poco su una struttura di cento metri quadrati, ma assumono un peso completamente diverso quando si lavora su una struttura di dimensioni molto maggiori.
E proprio l'acciaio avrebbe prodotto sforamenti importanti rispetto alle previsioni.
Ma c'è un ulteriore elemento ancora più significativo: secondo quanto riferito in commissione, una delle soluzioni tecniche previste nel progetto esecutivo e approvate anche dalla società incaricata della verifica del progetto si sarebbe rivelata di fatto impossibile da realizzare.
È stato quindi necessario cambiare completamente la soluzione relativa al solaio. Ed è proprio su questo punto che oggi si attende la variante.
Il solaio cambia: non tutta l'area sarà più calpestabile
La modifica non è marginale. Il progetto originario prevedeva che l'intera area fosse calpestabile, compresa la grande superficie collegata alla gradonata e al terrazzo.
Ma una superficie destinata a un'attività pubblica deve rispettare specifiche caratteristiche tecniche e di sicurezza. Realizzare quel solaio secondo le previsioni originarie avrebbe comportato un ulteriore investimento importante, anche alla luce delle risorse già assorbite dalla struttura in acciaio.
La soluzione individuata nella variante in corso di approvazione è quindi quella di ridurre la superficie effettivamente calpestabile.
È uno dei tanti pezzi di un progetto che, rispetto alle carte iniziali, sta cambiando durante la costruzione.
Dal cemento all'acciaio: una struttura che richiederà manutenzione continua
C'è poi una questione che riguarda il futuro del teatro. La struttura sarà realizzata in un ambiente particolarmente aggressivo: a poche decine di metri dal mare.
Il legno lamellare previsto nel progetto è stato trattato con impregnante, ha spiegato Guastella, ma dovrà essere sottoposto a manutenzione nel tempo.
E lo stesso vale per l'acciaio, che è naturalmente soggetto alla corrosione.
La vicinanza al mare rende quindi inevitabile una manutenzione costante della struttura.
È un tema che TP24 aveva già posto quando il cantiere era appena partito: che tipo di durata avrà una grande struttura destinata a spettacoli e pubblico in un ambiente marino e quanto costerà mantenerla negli anni?
Oggi la stessa questione emerge direttamente dalle parole del direttore dei lavori.
Un teatro che dalla strada cambia la vista del mare
Resta poi l'altra questione, quella più immediatamente visibile ai cittadini.
Il teatro, visto dall'esterno, appare come una struttura di dimensioni importanti. La grande gradonata e l'imponente sistema strutturale modificano profondamente la percezione dell'area.
Non è soltanto una questione estetica. La struttura modifica la visuale e incide sulla percezione del paesaggio, compresa quella verso le Egadi, che rappresentava uno degli elementi di forza con cui la stessa amministrazione aveva presentato il progetto: un teatro immerso nel verde, con vista sulle isole.
È una delle contraddizioni più evidenti dell'intervento: per valorizzare un luogo affacciato sul mare si è costruita una struttura che, almeno da determinati punti, finisce per modificare e in parte occludere quella stessa relazione visiva con il mare.
Un'opera nata con molte domande e che ora cambia in corsa
Il progetto di Salinella era stato presentato come una grande operazione di rigenerazione urbana. E certamente l'area aveva bisogno di essere recuperata.
Il Comune ha sempre sottolineato gli obiettivi di riqualificazione, inclusione e restituzione dello spazio pubblico, mentre la scelta del teatro all'aperto avrebbe dovuto aggiungere una nuova funzione culturale al parco.
Ma la questione oggi non è più soltanto se il teatro sia bello o brutto, se piaccia o meno.
La questione è come sia stato progettato, quanto stia costando realmente, perché sia stato necessario modificarlo in maniera così significativa e perché un'opera già appaltata abbia accumulato ritardi tanto importanti.
A luglio 2025 raccontavamo l'inizio dei lavori e l'impatto di quella che appariva come una grande colata di cemento in un parco affacciato sul mare.
Oggi, poco più di un anno dopo, il quadro si è pure complicato dal punto di vista progettuale e realizzativo.
Ci sono una struttura d'acciaio che ha richiesto soluzioni diverse da quelle inizialmente previste, un progetto esecutivo giudicato dal direttore dei lavori non adeguato alle esigenze di realizzazione, prescrizioni dei Vigili del fuoco intervenute successivamente, una capienza ridimensionata, un solaio da rifare, una variante ancora da approvare, subaffidamenti, una nuova scadenza fissata al 31 dicembre 2027 e maggiori costi che, alla fine, pagheranno sempre i cittadini.
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