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03/02/2026 06:00:00

Lettera di una "buca" al Sindaco e all'amministrazione comunale di Marsala

La condizione delle strade di Marsala è diventata per molti cittadini una realtà frustrante, stressante e sempre più preoccupante. Alle segnalazioni, spesso, non segue alcun intervento o arriva una risposta ormai abituale: “Tutta Marsala è così”. 

Per questo abbiamo deciso di cambiare punto di vista e di dare voce a chi quel problema lo incarna ogni giorno: una buca delle strade marsalesi, che oggi rivolge il suo appello alle istituzioni cittadine: dal sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali, agli uffici comunali. Eccola.

 

Egregio Signor Sindaco,
Gentili Assessori, Consiglieri,
Stimati Uffici Comunali,

mi presento: sono la buca.
Sì, quella.

Abito stabilmente in una strada della vostra città da diversi anni. Non ho una targa, ma sono molto conosciuta: automobilisti, ciclisti, pedoni, sospensioni, cerchioni e imprecazioni sanno esattamente dove trovarmi.

Scrivo perché, nonostante la mia longevità, continuo a sentirmi ignorata.
E dire che ho avuto con voi un rapporto costante:
ogni tanto venite a trovarmi, mi coprite con un velo di asfalto a freddo — una carezza, più che una cura — e poi sparite.
Dopo pochi giorni… pluff.
Eccomi di nuovo qui. Più profonda. Più larga. Più motivata.

Ormai non sono più un dissesto stradale: sono un elemento strutturale del quartiere, una presenza storica, quasi affettiva.
Alcuni residenti mi evitano con eleganza, altri mi affrontano con rassegnazione.
C’è chi mi fotografa, chi mi maledice, chi mi segnala (ieri un signore si è fatto male dopo che mi ha presa in pieno con la sua auto).
Voi, invece, mi rattoppate.

Capisco che ci siano priorità, bilanci, procedure, competenze incrociate, uffici che rimandano ad altri uffici.
Ma permettetemi una domanda da buca ingenua:
quanto deve durare una buca prima di essere considerata un problema serio?

Perché io sono qui da anni.
Resisto alle stagioni, alle piogge, alle promesse.
L’asfalto a freddo lo conosco bene: arriva di fretta, se ne va subito, lasciandomi esattamente come prima, solo un po’ più umiliata.

Non chiedo molto.
Non pretendo una cerimonia inaugurale.
Mi basterebbe un intervento fatto una volta sola, ma fatto davvero.
Di quelli che non spariscono alla prima pioggia, alla prima auto, alla prima settimana.

In fondo, anche io faccio parte della città.
Solo che, a differenza di altri problemi, io sono sempre qui, nello stesso punto, pronta a ricordarvi che l’incuria, quando non viene affrontata, diventa abitudine.

In attesa di essere finalmente chiusa — definitivamente, con rispetto —
vi saluto cordialmente.

Con stima (forzata),

 

La Buca
(quella che conoscete benissimo)

 



Editoriali | 2026-01-29 06:00:00
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