15/05/2018 06:00:00

Castelvetrano, l’impietosa fotografia della Corte dei Conti

Il vero problema si riscontra, nonostante gli avvisi e la notifica delle cartelle esattoriali, nella scarsa propensione del contribuente al pagamento dei tributi”.

A dirlo è l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, insieme all’ex segretario generale Livio Elia Maggio e all’ex dirigente di ragioneria Andrea di Como. Sono i firmatari di un documento inviato alla Corte dei Conti, dove indicano le misure correttive del Comune rispetto alle numerose criticità riscontrate nel rendiconto dell’esercizio 2014.

Insomma, secondo il comune (in epoca antecedente il commissariamento per mafia) i castelvetranesi ce l’avrebbero proprio nel sangue la “propensione” a non pagare le tasse. Una sorta di deficit sociale che costituirebbe, nero su bianco, “il vero problema” rispetto a quanto rilevato dalla Corte dei Conti sull’”assenza di repressione dell’evasione tributaria”.

 

La cosa emerge dai file che qualche giorno fa sono stati pubblicati nel sito istituzionale del comune (li trovate a questo link http://castelvetranoselinunte.gov.it/p/44159/rilievi-corte-dei-conti.aspx), relativi alle verifiche e ai controlli dal 2013 in poi. Tra questi c’è la deliberazione della Corte dei Conti sul rendiconto degli esercizi 2014, 2015 e 2016, che fornisce preziose informazioni anche sulla voragine economica da 42 milioni di euro emersa pochi mesi fa. Oltre all’esame del bilancio di previsione 2017/2018 e dei residui attivi e passivi.

In parole semplici, la Corte dei Conti aveva chiesto al comune come mai non avesse recuperato nulla dagli evasori. Ed è come se il comune avesse risposto che non c’è niente da fare, perché questa è gente che non paga. Attenzione, non l’evasore ma, più in generale, “il contribuente”.

Ad ogni modo, una semplice lettura delle verifiche contenuta nei file pubblicati, restituisce un’immagine prospettica inquietante. Ed il pericolo del dissesto finanziario sembra davvero dietro l’angolo.

 

Le criticità sono numerose in tutte le annualità esaminate, ma quella del 2014 è forse la più esemplificativa, dal momento che le giustificazioni del comune non sono state considerate convincenti nella maggior parte dei punti presi in considerazione.

Emerge infatti, scrivono i magistrati, “una costante crisi di liquidità, che nel medio e lungo periodo fa sorgere dubbi sulla sostenibilità delle spese e sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio”.

Praticamente il comune si manteneva principalmente con le anticipazioni di tesoreria, che invece avrebbe dovuto soltanto “fronteggiare nel breve periodo momentanei problemi di liquidità, sicché non può divenire una costante e prolungata modalità di finanziamento”.

 

Rilevante anche la questione dei cosiddetti residui. Perché sono stati mantenuti, anche se vecchi di più di cinque anni? L’amministrazione si è giustificata sostenendo che sono ancora in corso le procedure di recupero, ma i magistrati hanno evidenziato che “residui inesigibili o comunque non riscuotibili, se mantenuti nel rendiconto, incidono necessariamente sull’attendibilità dell’avanzo di amministrazione, con ricadute negative sugli equilibri di bilancio”.

 

Praticamente, sarebbe come considerare ricco e solvibile un tizio rimasto al verde, sol perché in tanti gli devono dei soldi ormai da un sacco di tempo e che non gli daranno mai. Ecco, nel caso del comune, è come se il tizio avesse lasciato correre, magari minacciando pignoramenti che non avrebbe eseguito mai.

L’impressione è che alla base ci possa essere una sorta di welfare basato su delle esenzioni di fatto che però, nel corso degli anni, siano state estese a troppi. Comprese le società collegate ai grandi elettori.

 

Egidio Morici