Mazara, vietati i funerali in forma pubblica per Pino Burzotta
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Funerali in forma pubblica vietati, a Mazara del Vallo, per Pino Burzotta. E' stata autorizzata soltanto la traslazione della salma dalla casa al cimitero comunale.
Della morte di Pino Burzotta, 70 anni, inteso "Pupu nivuro" ci siamo occupati ieri (qui l'articolo).
E' stato eletto consigliere comunale a Mazara nel 1980 con il Psi e poi è stato consigliere dal '90 al '93. In quel periodo è stato anche assessore, sempre in quota Psi. Anche se non è stato mai condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, le sue vicende giudiziarie sono tante. Oltre ad una decina di condanne per assegni a vuoto, nel '90 è stato raggiunto da un avviso di garanzia per associazione mafiosa. Nel '93 è stato arrestato per il reato di concorso per abuso d'ufficio, e poi assolto nel 1998. Nel '94 è stato arrestato nell'ambito dell'operazione antimafia "Petrov", insieme ai fratelli Luca e Pietro, sfuggiti inizialmente alla cattura. E' stato per due anni sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Mazara, e ha avuto sequestrati e poi confiscati alcuni terreni intestati a lui, alla moglie Asaro, e al figlio. E' stato assolto, e poi nel 2014 ancora denunciato dalla Dia di Trapani insieme ad altri soggetti per concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed usura aggravata. Nel 2016 scatta il sequestro dei beni mobili, immobili, rapporti bancari, compendi aziendali e partecipazioni societarie per quattro milioni di euro. E' indiziato di appartenere alla cosca del boss Mariano Agate. Altro avviso di garanzia nel 2016, sempre per usura aggravata in concorso. Altro sequestro, per 42.000 euro, nel 2018. Altro sequestro per lui e per il figlio Andrea nel 2019.
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Quando muore qualche personaggio legato in qualche modo alla criminalità locale, soprattutto quella di stampo mafioso, Tp24 è l'unico giornale che riporta, con serenità, anche gli episodi giudiziari che hanno contraddistinto la persona scomparsa (perché siamo tutti bravi a fare la biografia di Riina o Provenzano, poi però abbiamo molti scrupoli quando si tratta di raccontare la vita di personaggi della porta accanto ...). Così è avvenuto anche in questo caso. Capiamo che chi muore lascia un vuoto enorme nelle persone che lo hanno amato, sappiamo che in ogni persona, anche in quella all'apparenza più oscura, ci sono tratti di vera luce. Ma siamo anche custodi di una memoria laica e non ipocrita, che ci porta a dire che non tutti i morti sono santi, edè il nostro mestiere, con serenità, ricordarlo. Perché tra chi ha aiutato la mafia (così come chi si è macchiato di reati spregevoli come il racket delle estorsioni o l'usura), e chi la lotta, sappiamo da che parte stare. Abbiamo pietà per i morti, ma abbiamo anche rispetto per chi, in questa terra difficile, difende nei fatti, nei comportamenti e negli esempi, la legalità. (gdg).
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