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15/06/2022 06:00:00

L'omicidio della piccola Elena, quello di Loris e la misteriosa fine di Gioele...

Martina Patti, 24enne di Mascalucia, studentessa di Scienze Infermieristiche e mamma della piccola Elena Del Pozzo, è lei l'assassina della figlia. Non c'è stato nessun rapimento e nessun commando di uomini incappucciati e armati che avrebbero prelevato la bambina dalla vettura della loro mamma, nei pressi dell'asilo di Tremestieri.

La giovane mamma si era inventata tutto per depistare le attività d'indagini, ma non è servito a nulla. Le sue incongruenze sono apparse evidenti agli investigatori già dopo le prime dichiarazioni. Dopo una notte di interrogatori ha ceduto ed ha indicato il luogo dove si trovava semi sepolta la bambina, in un terreno a qualche centiania di metri dall'abitazione.

La notizia, che ieri ha sconvolto l'Italia - l'abbiamo raccontata qui - ed è tra quelle alle quali non si riesce a dare una spiegazione, di come una donna, una giovane mamma che genera e dona la vita si possa trasformare nell'assassina della propria bambina. Lo faranno o lo comprenderanno, forse, gli esperti, gli studiosi, i criminologi o forse gli psichiatri, ma per chi non ha gli strumenti per farlo, la comprensione dell'uccisione dei figli, rimane, assolutamente impossibile, non può avere spiegazioni.

E questa tragedia familiare ci riporta anche a quelle accadute nel recente passato in Sicilia: la morte del piccolo Loris Stival con tante analogie con la vicenda della piccola Elena e quella della morte del piccolo Gioele nel messinese, trovato morto con la mamma, la dj Viviana, che si sarebbe suicidata dopo un incidente automobilistico, ma in quel caso la vicenda è più complessa, quanto meno sulla cause della morte del bambino,infatti, non si è riusciti a trovare una risposta certa. 

La confessione, "l'ho uccisa io Elena" 

Martina Patti avrebbe ucciso la figlia con una serie di coltellate al collo e alla schiena. Poi ha preso il corpicino, lo ha messo in dei sacchi neri e lo ha seppellito nel terreno vicino casa. E' crollata dopo un'intera notte d'interrogatorio Martina Patti. Ma non ha spiegato il folle gesto né la dinamica esatta dell'omicidio. Appare "assente e distante" dicono gli investigatori dopo aver ascoltato la donna ammettere di aver assassinato la bambina dopo averla presa all'asilo a Tremestieri Etneo ed avere simulato il suo rapimento da parte di un commando armato. La giovane madre ammette dunque le sue colpe e dice avere agito da sola, versione confermata dagli inquirenti che parlano di un "orrendo crimine commesso in maniera solitaria" ma che non hanno ancora chiuso le indagini. Ma sul movente fa scena muta. "E' rimasta sul vago - spiegano i carabinieri - come se non si fosse resa conto di quello che ha fatto.

La gelosia per l'attuale convinvente del padre di Elena 

Per gli investigatori c'è però un'ipotesi: la gelosia. Nei confronti dell'attuale convivente dell'ex compagno Alessandro Del Pozzo, 24 anni. E gelosia per l'affetto che Elena mostrava nei confronti della nuova compagna del papà. "Non tollerava che vi si affezionasse anche la propria figlia" dicono gli inquirenti. Le indagini hanno portato alla luce un "triste quadro familiare": dietro una gestione "apparentemente serena" della bambina, c'erano tensioni e liti. Una rabbia che sarebbe covata dentro Martina fino al punto da portarla a premeditare il delitto con un piano studiato nei dettagli. La 'scintilla' potrebbe essere stata la sera trascorsa da Elena con i nonni paterni e la felicità dimostrata dalla bambina nel frequentare la donna che sarebbe potuto diventare la sua 'matrigna'.

Le ultime ore della piccola Elena e l'omicidio

La sera prima di essere uccisa, la bambina dorme dai nonni. La mattina dopo la zia l'accompagna all'asilo e la madre la va riprendere alle 13.30 e torna a casa, a Mascalucia. Poi Martina Patti esce nuovamente con l'auto, per creare un diversivo e ritorna nell'abitazione. E' in quel lasso di tempo che sarebbe stato commesso il delitto, tra l'abitazione e il terreno abbandonato a seicento metri di distanza dove la madre seppellisce il corpicino che era nascosto in cinque sacchi di plastica nera e semi sotterrato, con una pala e un piccone che tenevano in giardino.

La messa in scena del rapimento

Poi fa scattare la messa in scena: avvisa per telefono del falso sequestro i genitori e il padre di Elena, torna a casa e subito dopo, accompagnata dalla madre e dal padre, va dai carabinieri a denunciare l'accaduto. Ai militari dell'Arma associa il rapimento ad alcune minacce che nel 2021 l'ex convivente aveva trovato davanti al cancello di casa per una rapina per la quale Del Pozzo era stato arrestato nel 2020 e poi assolto per non avere commesso il fatto. Una versione che non convince gli investigatori, che però la verificano e che infatti viene smentita dalla visione di immagini riprese da telecamere di sicurezza della zona interessata: non c'è alcun commando 'armato' che ha sequestrato la bambina nell'orario e nel luogo indicati da Martina. Così, messa sotto pressione per ore dagli investigatori, la donna confessa: sono stata io, l'ho uccisa.

Il padre di Elena e la situazione familiare

Il padre di Elena, il 24enne Alessandro Nicodemo Del Pozzo, ieri si è subito recato sul luogo dove è stato ritrovato il corpo senza vita della bimba. Disperato è stato consolato dai parenti. L'uomo era stato arrestato per rapina nel 2020, ma poi assolto. Lui e la madre di Elena, Martina Patti, non stavano più insieme da tempo. Nel luogo dove è stato ritrovato il corpo della bambina, in via Turati, a Mascalucia, infatti, Alessandro Nicodemo si è recato in compagnia della sua nuova compagna. Il padre e la madre della bambina non stavano più insieme da un po' di tempo. L'uomo era stato arrestato per rapina nel 2020, ma poi assolto. Dopo la notizia, si è recato in preda alla disperazione, con la nuova compagna, sul luogo del ritrovamento del cadavere, che è stato sepolto, solo in parte, in un terreno a 400 metri dalla casa dove abitava la coppia prima di separarsi. 

Un coltello da cucina per uccidere Elena

L'arma sarebbe un coltello da cucina, che però non è stato trovato. Un primo esame effettuato dal medico legale "ha evidenziato ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e intrascapolare" dice la procura, che ha disposto l'autopsia per stabilire con certezza come è morta la piccola. 

Il racconto dei nonni e della zia paterna 

"Non si poteva immaginare quello che è successo - dice il nonno, Giovanni Dal Pozzo - mi sembra tutto così strano, assurdo. La madre di Elena era una ragazza molto chiusa, ma non riesco a spiegarmi il motivo di quello che è accaduto. Ma adesso chi è stato deve pagare, anche chi l'ha eventualmente aiutata". La zia paterna, Vanessa Del Pozzo, accusa la cognata esplicitamente: "Martina Patti voleva incastrare mio fratello". Per gelosia secondo i carabinieri del comando provinciale di Catania. E della Procura distrettuale etnea che, raccolta la confessione, firma un provvedimento di fermo per omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. Per Martina scatta anche il reato di false informazioni al pubblico ministero: per aver inventato l'inesistente rapimento e nascondere di aver ammazzato Elena.

Le analogie con l'omicidio del piccolo Loris Stival 

La tragedia della piccola Elena, non può che riportare a quanto accaduto al piccolo Lori Stival, il bimbo di 8 anni di Santa Croce Camerina, nel Raguano, sconparso il 29 novembre del 2014 e ucciso dalla mamma Veronica Panarello, poi condannata a 30 anni di reclusione. Anche il quel caso l'unica imputata è stata la mamma del piccolo, caduta in contraddizioni fin dall'inizio della vicenda. Veronica Panarello denuncia la scomparsa del figlio, dice di averlo accompagnato a scuola e di non averlo trovato all'uscita del circolo didattico Falcone-Borsellino. Il piccolo Loris viene trovato cadavere prima di sera. E' in un canalone a Santa Croce, lo vede per primo Orazio Fidone, il 'cacciatore'. L'autopsia conferma i timori: Loris è stato strangolato, forse con fascette elettriche. Inizia a circolare l'ipotesi di un 'orco', ma non ci sono riscontri medico legali e la tesi sarà poi smentita dalla Procura di Ragusa. I video delle telecamere di sicurezza fanno emergere incongruenze nei racconti della madre del bambino e il 9 dicembre 2014 Veronica Panarello viene fermata per l'omicidio del figlio e l'occultamento del cadavere. 

Gioele e la mamma Viviana 

Ha contorni diversi ma resta una grande tragedia la scomparsa della 43enne dj di Venetico, Viviana Parisi, scomparsa nel'agosto 2020 assieme al figlio Gioele di 4 anni dall’autostrada A20 Palermo-Messina dopo aver avuto un incidente, con un furgone, nei pressi di Caronia e trovata morta, dopo sei giorni, a qualche chilometri di distanza dal luogo dove ha lasciato la sua Opel.  Gli inquirenti oltre a cercare il bambino di cui non c’è traccia cercano di ricostruire le tappe percorse da Viviana. Lunedì 3 agosto Viviana e il figlio escono di casa, la donna dice al marito che deve andare a comprare delle scarpe al piccolo in un centro commerciale di Milazzo, da allora si perdono le sue tracce. Il lockdown per il coronavirus aveva messo a dura prova Viviana. Era depressa da qualche mese e aveva anche affrontato delle cure. Poi, il 3 agosto, e la scomparsa diventata morte e dopo alcuni giorni il ritrovamento del corpo del bambino. "La morte di Viviana Parisi a causa del gesto suicidario come conseguenza del lancio dal traliccio è l'unica compatibile con le risultanze investigative" e "c'è la certezza che la morte del piccolo Gioele non possa essere collegata, neanche indirettamente, all'azione umana". Così ha scritto il Gip Eugenio Aliquò nell'ordinanza con cui ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta sulla morte della Dj e del figlio di 4 anni. Il giudice "condivide pienamente la ricostruzione" della Procura sottolineando "l'onestà intellettuale" dei Pm nel riconoscere di "non avere potuto dare risposte certe sulle cause della morte" del bambino.

 

 

 

 

 



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