Chi è Patrizia Messina Denaro, la sorella del boss Matteo e custode dei suoi segreti
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Dopo dodici anni di carcere, Patrizia Messina Denaro è tornata a Castelvetrano. La sorella prediletta del boss Matteo Messina Denaro, arrestata nel 2013 e condannata a 14 anni e mezzo per associazione mafiosa, è stata scarcerata nei giorni scorsi per “fine pena”, avendo beneficiato della liberazione anticipata grazie alla buona condotta carceraria. Ma chi è davvero Patrizia Messina Denaro? Perché è considerata una delle figure chiave della famiglia mafiosa di Castelvetrano? E soprattutto: quali segreti potrebbe ancora custodire?
Una figura centrale nella famiglia mafiosa
Patrizia Messina Denaro, oggi 55 anni, è sempre rimasta fedele al nome che porta. La più piccola delle sorelle del capomafia, soprannominata “la curta”, non ha mai rinnegato l’appartenenza alla famiglia e al suo potere criminale. Al contrario, durante una delle ultime udienze del processo che la vide condannata, affermò con orgoglio: «Sono orgogliosa del cognome che porto».
Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, non era solo una parente stretta del boss, ma un punto di riferimento dell’organizzazione mafiosa durante la latitanza del fratello. Patrizia era la messaggera, la coordinatrice, la portavoce fidata del padrino: la donna che riusciva dove altri fallivano. Prima del suo arresto, era riuscita a comunicare con il fratello tre volte in meno di due mesi. E i suoi messaggi arrivavano direttamente a lui.
Il rapporto con Matteo
Il legame con Matteo era profondo e non solo affettivo. Era lei a tenere i contatti tra il boss latitante e la rete criminale, con una leadership riconosciuta anche in un ambiente patriarcale come quello mafioso. In alcune intercettazioni i familiari parlavano di lei con timore e rispetto: «La curta acchiappa sempre», dicevano, riferendosi alla sua capacità di gestire affari e denaro.
Le indagini hanno ricostruito episodi chiave, come quello del 2011, quando Patrizia – durante un colloquio in carcere con il marito Vincenzo Panicola, anche lui condannato per mafia – ricevette l'incarico di consultare Matteo Messina Denaro su cosa fare di Giuseppe Grigoli, imprenditore sospettato di voler collaborare con la giustizia. Fu lei a riportare la risposta del boss: «Non toccatelo, può diventare una catastrofe».
I segreti del boss
Secondo gli investigatori, Patrizia è la persona che più di tutte potrebbe conoscere i segreti di Matteo. Durante gli anni della latitanza del fratello, era lei a comunicare con lui anche attraverso social network e profili falsi, tra cui uno con il nome “Lucilla”, aperti e chiusi con rapidità per eludere i controlli. Conosceva le “’nciurie”, i soprannomi usati da Matteo per identificare i suoi contatti – “Parmigiano”, “Fragolina”, “il Politico”, “W” – e sapeva cosa c’era dietro quei nomi.
I carabinieri del Ros trovarono nel covo del boss pizzini in cui compariva il suo nome: spese legali, somme di denaro da consegnare, richieste affettive. Era coinvolta in tutto: dai movimenti finanziari alle questioni familiari.
Il ritorno a Castelvetrano
Adesso Patrizia Messina Denaro è libera, anche se sottoposta per 24 mesi alla misura della libertà vigilata: obbligo di firma, divieto di uscire la sera e la notte, e di frequentare pregiudicati. Ma il suo ritorno a Castelvetrano solleva interrogativi: ha ancora un ruolo nella riorganizzazione della cosca? È lei l’erede designata del fratello, oppure – come ipotizzano gli investigatori – tutto è nelle mani del nipote prediletto Francesco Guttadauro, anche lui condannato e prossimo alla scarcerazione?
Una cosa è certa: Patrizia è uscita dal carcere con un patrimonio di segreti che potrebbero ancora far luce su trent’anni di latitanza e di potere di uno dei boss più ricercati e temuti della storia mafiosa recente.
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