Secondo quanto dichiarato, il fumo non sarebbe stato causato da rifiuti bruciati, come molti avevano ipotizzato, ma dalla dismissione di un vecchio vigneto di circa un ettaro, già compromesso dalla peronospora. “È stato dato fuoco a piccoli cumuli di legna della vigna e, purtroppo, in mezzo è finito anche un pino verde – spiega Toti – da qui il colore scuro del fumo. Non escludo che possa esserci stata anche qualche busta di plastica abbandonata da turisti”.
La direttrice ha ammesso la leggerezza nella gestione: “Da giugno a ottobre è vietato bruciare sterpaglie e arbusti. È stato un errore, per questo abbiamo rimproverato chi l’ha fatto e a nostra volta siamo stati richiamati dai superiori”.
La scelta di bruciare sul posto, sottolinea Toti, è stata dettata anche da motivi di sicurezza: “I cumuli di legna erano vicini ai percorsi dei turisti, e c’era il rischio che qualche cicca di sigaretta potesse innescare un incendio ben più grave. Essere su un’isola rende immediatamente visibili episodi simili, e in passato era stato addirittura l’aeroporto di Birgi ad accorgersi di un fatto analogo”.
La direttrice conclude con una riflessione: “Essere controllati è un bene. Significa che c’è sensibilità verso un luogo unico e prezioso come Mozia, che merita la massima attenzione e tutela”.
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