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06/10/2025 22:00:00

Sicilia, un’isola senza culle né asili: la crisi demografica svuota scuole e paesi

In Sicilia la carenza di servizi per la prima infanzia continua a rappresentare uno dei nodi più gravi del divario tra Nord e Sud. L’isola, pur beneficiando delle risorse del Pnrr, resta lontana dagli standard europei di assistenza ai bambini da zero a tre anni e fatica a garantire un reale sostegno alle famiglie.

 

Secondo i dati illustrati dalla ricercatrice Serenella Caravella della Svimez, la Sicilia dispone di appena 12 posti in asilo nido ogni 100 bambini, meno della metà dell’obiettivo fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (25 posti ogni 100). Ancora più grave è il peso marginale del servizio pubblico, che copre soltanto il 6,8% delle strutture disponibili.
L’assenza di un sistema di welfare solido e accessibile costringe molte donne a scegliere tra lavoro e maternità, con effetti evidenti sul calo delle nascite e sulla precarietà sociale di molte famiglie.

 

La Sicilia è vittima di una crisi demografica a doppio binario: da un lato si fanno sempre meno figli, dall’altro continuano a partire i giovani. Negli ultimi dieci anni il Mezzogiorno ha perso quasi un milione di residenti, e la Sicilia contribuisce per circa il 10% del totale nazionale.
Solo nel 2024, il saldo naturale è stato negativo per 84 mila unità, mentre oltre 50 mila giovani hanno scelto di trasferirsi altrove, spesso verso il Nord Italia o l’estero. Una perdita continua di energie, competenze e speranze che impoverisce la società e indebolisce l’economia locale.

 

Gli effetti si vedono chiaramente anche nel mondo della scuola. Le previsioni dell’Ufficio scolastico regionale indicano che, entro il 2035, la popolazione della scuola primaria passerà dagli attuali 201.559 alunni a poco più di 156.000, con un calo del 21%.
Questo significa meno classi, meno autonomie scolastiche e, in prospettiva, interi plessi destinati alla chiusura. Un impoverimento educativo che rischia di trasformarsi in un circolo vizioso: meno bambini, meno scuole, meno opportunità per restare.

 

Invertire questa rotta richiede politiche di lungo periodo e investimenti mirati. Servono asili nido pubblici e accessibili, incentivi alla natalità, servizi di prossimità per le famiglie e misure che rendano possibile conciliare lavoro e genitorialità.
Solo ricreando le condizioni per crescere e restare, la Sicilia potrà fermare l’emorragia di giovani e restituire vitalità a un territorio che rischia di perdere, insieme ai suoi figli, anche il proprio futuro.