Il caso di Mario Grasso, l’uomo diabetico salvato a Trapani da Giuseppe Basile dopo un coma glicemico in auto, continua a far discutere. La sua vicenda aveva colpito non solo per il salvataggio, ma per la storia personale: ex autista di scuolabus, costretto a lasciare il lavoro, senza pensione e con l’invalidità revocata dall’Inps. A far scalpore era stata soprattutto la frase scritta nella consulenza medica che citava «una zolletta di zucchero» come rimedio sufficiente a evitare conseguenze gravi.
Ora l’Inps, attraverso una nota ufficiale firmata dal direttore regionale Sergio Saltalamacchia, chiarisce la propria posizione.
«Con riferimento a quanto riportato nell’articolo dal titolo “Basta una zolletta di zucchero: così l’Inps ha negato l’invalidità a Mario Grasso”, pubblicato lo scorso giovedì 16 ottobre interveniamo per precisare che gli attuali giudizi medico legali espressi dall’Istituto sulle condizioni del signor Grasso sono stati sempre confermati, sia in fase amministrativa, su ricorso al Comitato provinciale, che dal Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal Tribunale, a seguito del contenzioso giudiziario incardinato, nei confronti dell’Istituto, dallo stesso signor Grasso».
In altre parole, l’Inps precisa che non è stata solo la propria commissione a valutare le condizioni di Grasso, ma anche i consulenti nominati dal Tribunale di Trapani. Tutti hanno confermato la stessa conclusione: per la normativa vigente e secondo i criteri medico-legali applicati, non ci sarebbero i presupposti per riconoscere al 52enne lo status di invalido.
Una presa di posizione che sposta il tema oltre l’Istituto, perché rende chiaro che anche la giustizia ordinaria ha validato quelle valutazioni. Ma resta la distanza tra la vita reale di un paziente che dichiara di avere avuto sei crisi gravi in tre mesi e la rigidità di un sistema che, nero su bianco, scrive che «una zolletta di zucchero può bastare».