Donald Trump ha annunciato di aver contribuito a porre fine al conflitto tra Palestina e Israele, favorendo al tempo stesso un accordo di pace tra Thailandia e Cambogia. Il presidente degli Stati Uniti, tornato al centro della scena diplomatica, si propone ora come garante per una futura intesa anche tra Russia e Ucraina, in un contesto globale segnato da tensioni, divisioni e conflitti che si moltiplicano.
Il suo ritorno sulla scena internazionale riapre una riflessione profonda: la pace non nasce dalle piazze, ma dalla forza della diplomazia e del potere. Negli ultimi anni, le manifestazioni e gli scioperi contro la guerra, pur ispirati da nobili ideali, si sono spesso tradotti in disordini, vetrine infrante e feriti tra le forze dell’ordine, senza produrre risultati concreti. Gli ideali, per quanto elevati, non bastano da soli a fermare le bombe: serve una volontà concreta e una guida capace di imporsi.
La storia insegna che i conflitti si concludono solo quando il più forte decide di imporre la pace. Per questo sarebbe auspicabile che Stati Uniti, Europa e Cina – le tre potenze oggi più influenti sulla scena globale – si sedessero attorno a un tavolo comune per porre fine alle oltre cinquanta guerre dimenticate che ancora insanguinano il pianeta, aprendo la strada a una nuova era di stabilità, cooperazione e sviluppo.
ùTali potenze dovrebbero unire i propri sforzi non per dominare, ma per aiutare i Paesi più poveri a crescere, promuovendo un mondo fondato su giustizia, sanità, istruzione e libertà. Solo così sarà possibile costruire un ordine internazionale equilibrato, capace di contrastare fame, disuguaglianze e dittature che ancora opprimono intere popolazioni.
La Russia, in quanto forza mondiale di primo piano, potrà unirsi a questo progetto solo quando avrà messo da parte le sue mire espansionistiche e ritrovato una forma di democrazia più adeguata al mondo moderno. Solo allora potrà essere parte integrante di un processo di pace autentico, basato non sulla forza delle armi, ma su quella del dialogo e del rispetto reciproco.
Il futuro della pace mondiale dipenderà dalla capacità delle grandi potenze di comprendere che la vera forza non sta nel dominio, ma nella costruzione. Quando la potenza servirà la giustizia, e non l’ambizione, allora la pace potrà finalmente dirsi conquistata.
Giovanni Leonardo Damigella
imprenditore del settore marmoreo Custonaci