Trapani Shark, oggi la partita farsa in Champions League
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La sensazione è che si stia andando oltre il limite della decenza sportiva. Oggi la Trapani Shark dovrebbe scendere in campo in Bulgaria per il play-in di Basketball Champions League contro gli israeliani dell’Hapoel Holon, ma più che una partita internazionale sembra l’epilogo surreale di una stagione ormai compromessa.
La squadra granata, travolta da una crisi societaria senza precedenti - un caso unico nella storia del basket italiano - dovrebbe presentarsi con appena tre giocatori senior e due giovani del settore giovanile. Una situazione che mette seriamente in discussione non solo l’equità competitiva, ma anche la tutela fisica degli atleti, come denunciato apertamente dal sindacato dei giocatori.
Il contesto è quello di un disastro annunciato. Domenica Trapani non si è presentata a Bologna contro la Virtus, incassando lo 0-20 a tavolino, una multa da 50 mila euro e l’ennesima penalizzazione in classifica. Oggi, mentre incombe la sentenza sull’iscrizione al campionato di Serie A e il rischio concreto di esclusione, il club del romano Valerio Antonini vola comunque all’estero per onorare – almeno formalmente – l’impegno europeo.
Ma la Shark, di fatto, non esiste più come squadra. Dopo l’addio di Repesa, capitano Alibegovic e Allen, è iniziata la fuga dei giocatori: Ford è già in Turchia, Hurt ha trovato l’accordo con il Tofas Bursa, Petrucelli è corteggiato dal Galatasaray, e altri sono pronti a rescindere. Il risultato è un roster smembrato, senza allenatore e senza prospettive.
Una partita che rischia di trasformarsi in una farsa internazionale, con un danno d’immagine enorme non solo per Trapani ma per tutto il movimento cestistico italiano. Non a caso il sindacato dei giocatori ha chiesto l’annullamento delle gare di Champions League, parlando apertamente di rischio infortuni e di condizioni agonistiche inaccettabili.
Intanto la Federazione resta ferma sulla linea dei documenti e delle regole, mentre il presidente Antonini continua a parlare di persecuzione e battaglia legale, annunciando ricorsi e risarcimenti. Ma sul parquet, oggi, resta solo il vuoto.
Quella che doveva essere la stagione del consolidamento europeo si è trasformata in una lunga, dolorosa discesa. E la partita di oggi in Bulgaria rischia di diventare il simbolo più amaro: non una sfida sportiva, ma l’istantanea di un sogno finito male.
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