Trapani, il sogno sta diventando incubo: basket e calcio travolti dalla stessa crisi
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C’è un’aria da sogno infranto a Trapani. Un sogno, quello di vedere i colori granata ai vertici del basket, che si sta trasformando in incubo. Un sogno che si sta sgretolando nel segno di una gestione che i tifosi ora definiscono “improvvisata e in malafede”.
E ieri si è segnato un punto di non ritorno. La Trapani Shark, la squadra di Valerio Antonini, fino ad un anno fa cenerentola del basket italiano, non si è presentata alla partita contro la Virtus Bologna. Un gesto estremo, giustificato dalla società con l’impossibilità di schierare una squadra competitiva. Ma nella sostanza, sembra essere l’atto finale di una crisi profonda, che si trascina da settimane e che ora esplode ufficialmente: sconfitta a tavolino, altra multa da 50.000 euro, nuovo punto di penalizzazione e – se dovesse ripetersi il forfait – esclusione immediata dal campionato di Serie A.
Il disfacimento della squadra
La rosa si è via via sgretolata. Dopo l’addio del coach Jasmin Repesa, il simbolo del miracolo Shark, sono andati via capitan Alibegovic, Allen, Ford. Ora anche Petruccelli, Eboua e Rossato con le valigie in mano. La squadra è rimasta con appena sette giocatori, senza guida tecnica, senza prospettiva. Il blocco dei tesseramenti, dovuto a pendenze con l’Agenzia delle Entrate e alla mancata patrimonializzazione, ha impedito qualsiasi rinforzo. E la rinuncia a Bologna è il risultato inevitabile di questo collasso gestionale.

La sanzione della FIP e l’attacco di Antonini
Pochi giorni prima, la Federazione aveva inflitto una nuova penalizzazione di 3 punti e 2 anni di inibizione a Valerio Antonini, presidente e proprietario. Una decisione duramente contestata, anche con toni accesi, dallo stesso Antonini: “Un accanimento mai visto”, ha dichiarato, annunciando denunce contro l’Agenzia delle Entrate e contro il direttore provinciale Giuseppe Arnone. Secondo Antonini, il deferimento si fonda su documenti contraddittori e smentiti, e sarebbe parte di un tentativo “di distruggere la mia persona e le due società che rappresento”.
Anche il Trapani Calcio nel caos
Mentre il basket affonda, non va meglio al Trapani Calcio. La squadra, partita con 8 punti di penalizzazione, è stata nuovamente deferita nei giorni scorsi per irregolarità simili a quelle già contestate lo scorso ottobre: mancato pagamento di Irpef, Iva, stipendi, utilizzo di conti non autorizzati. Antonini respinge le accuse, sostiene di aver versato 1,8 milioni di euro tra ottobre e dicembre, ma l’8 gennaio è attesa una nuova sentenza del Tribunale Federale, che potrebbe infliggere ulteriori penalità. Il Trapani, ieri, in Serie C, ha vinto 1 a 0 contro il Casarano. Anche al Provinciale un clima teso con cori e striscioni contro il presidente Antonini, che non era presente in tribuna. Il rischio è che anche questo campionato non veda la fine, con i giocatori che potrebbero lasciare Trapani.
La frattura con i tifosi
Il segnale più evidente della rottura definitiva arriva dalle curve. I gruppi organizzati hanno pubblicato un comunicato durissimo, prendendo le distanze da Antonini e dalla sua gestione. “Scelte gravi, inaccettabili e dannose – scrivono – volte a far morire il basket trapanese. La tifoseria non si riconosce in condotte arroganti e scorrette che gettano discredito sulla squadra e sulla città”.
Parole dure anche verso la politica locale, accusata di complicità passata e silenzio attuale, e un messaggio chiaro: “Il nostro sostegno va alla maglia, non a una dirigenza incompetente e in malafede. Trapani merita rispetto”.
È la prima volta che la tifoseria rompe pubblicamente con l’imprenditore romano, che nel 2022 era stato accolto come un salvatore.

Le accuse incrociate e il clima di veleno
Antonini, nelle sue dichiarazioni pubbliche, continua a parlare di “odio manovrato dalla politica e da parte dell’informazione locale”. Accusa la Lega, la FIP, i giornali, i politici e ora anche l’Agenzia delle Entrate. Il patron annuncia azioni con rischieste di risarcimento danni "milionarie". A giugno, se qualcosa resterà in piedi, ci saranno altri proprietari, ha fatto intendere Antonini.
L’epilogo annunciato
Basket e calcio, due storie diverse ma con lo stesso destino: una gestione personalistica, sorda ai richiami alla sostenibilità, senza trasparenza né governance. Oggi si parla di nuovi proprietari, di resistenze legali, di tribunali civili. Ma il dato è che la città rischia di perdere entrambe le squadre, e con loro l’ultimo scampolo di un sogno collettivo.
A Trapani resta l’amarezza. “Una città che ha saputo solo distruggere, non proteggere”, ha accusato Antonini che meno di un anno fa è stato riconosciuto “cittadino onorario”. Ma a ben vedere, è stata la città a credere, a riempire lo stadio, a festeggiare le promozioni. Ora chiede solo risposte e rispetto.
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