×
 
 
18/01/2026 12:30:00

Dimensionamento scolastico: la Sicilia sacrifica 23 scuole per fedeltà al Governo nazionale

Mentre il governo Meloni commissaria Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna per essersi opposte ai tagli alle scuole, la Sicilia – regione di centrodestra – ha applicato senza contestazioni il Piano di dimensionamento scolastico 2025/2026, sopprimendo ben 23 istituzioni scolastiche.

Una scelta che solleva interrogativi: era  davvero nell'interesse degli studenti siciliani o si tratta di fedeltà politica al governo nazionale?

I tagli in Sicilia

"Il Piano di dimensionamento scolastico approvato dall'Assessorato regionale dell'istruzione ha rappresentato un duro attacco al diritto allo studio", aveva già denunciato Adriano Rizza, segretario generale della FLC CGIL Sicilia. "Con la soppressione di 23 istituzioni scolastiche in tutta l'Isola, questa manovra è stata una resa di fronte ai problemi strutturali della scuola pubblica siciliana".
Secondo il sindacato, le dichiarazioni dell'assessore Turano sulla "valorizzazione della continuità educativa" sono state smentite dai fatti: "La soppressione di direzioni didattiche e istituti, gli accorpamenti non rispondono a logiche educative, ma unicamente alla necessità di rispettare tagli imposti a livello nazionale".

Il paradosso del commissariamento
Ed è qui che emerge la contraddizione. Mentre la Sicilia ha ceduto senza resistenza, altre regioni che hanno tentato di opporsi sono state commissariate. L'Emilia-Romagna, ad esempio, supera già i parametri nazionali con 994 studenti per scuola, eppure il governo le impone il taglio di altre 17 autonomie.
Il risultato? Il Ministro Valditara ha commissariato le regioni "disobbedienti", decidendo senza confronto istituzionale e dimostrando un approccio fortemente centralista – paradossale per un governo che si dice autonomista.

Le conseguenze sul territorio
I tagli colpiscono soprattutto le aree interne e i comuni montani, territori già fragili che ora subiscono un'ulteriore desertificazione dei servizi. Creare istituti sempre più grandi significa allontanare la scuola dal territorio e rendere più difficile la partecipazione delle famiglie.
"Dietro la retorica dell'equilibrio si nasconde l'ennesimo attacco alla scuola pubblica", conclude Rizza. "Le aree che avrebbero bisogno di maggiori investimenti sono invece costrette a subire tagli che ignorano completamente il reale bisogno educativo".

La domanda finale resta aperta: quale prezzo pagheranno gli studenti siciliani per questa fedeltà politica?