Niscemi, la frana non si arresta: 4 chilometri di fronte, oltre 1.500 sfollati. I numeri
La frana di Niscemi continua a muoversi ed è ormai la più lunga d’Europa, con un fronte di circa 4 chilometri.
Oltre 1.500 persone sono state sgomberate dalle loro abitazioni.
Il fenomeno non è reversibile e impone scelte definitive, a partire dalla delocalizzazione delle famiglie più esposte.
I numeri della frana
La frana interessa un’area vastissima del centro abitato.
Secondo la Protezione civile:
- 1.500 sono gli sfollati nel comune di Niscemi
- la fascia di rispetto è stata ampliata a 150 metri
- nella zona più critica potrebbero crollare le abitazioni entro 50-70 metri dal fronte
- la parete di distacco ha creato un canyon alto fino a 50 metri
Un evento di proporzioni eccezionali, che ha cambiato il volto della città.
Le case a rischio e la delocalizzazione
Secondo il capo della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, alcune abitazioni poste sul coronamento della frana non potranno più essere abitate.
Con il sindaco è già avviato un confronto per una delocalizzazione definitiva delle famiglie.
«Non è una situazione reversibile», è la valutazione tecnica.
Il ruolo della Protezione civile e il comportamento dei cittadini
Le allerte e il coordinamento tra Protezione civile, Regioni, Prefetture e Comuni hanno evitato conseguenze peggiori.
Determinante anche il comportamento della popolazione, che ha seguito le indicazioni ricevute, restando in casa o lasciando le abitazioni quando necessario.
Meloni a Niscemi: «Il governo agirà in maniera celere»
«Quanto accaduto nel 1997 non si ripeterà».
È la rassicurazione fornita dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la riunione nel municipio di Niscemi con il sindaco, il prefetto di Caltanissetta e la Protezione civile.
Meloni ha posto domande dirette ai tecnici e ha assicurato che, non appena il governo riceverà un quadro completo dei danni e delle conseguenze della frana, saranno assunti provvedimenti immediati.
Ha anche anticipato che tornerà a Niscemi.
Schifani: tutelare l’urbanistica nelle aree a rischio
«Non è il momento delle riflessioni retroattive», ha detto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani a Sky Tg24.
Ma il tema resta aperto.
Schifani ha sottolineato la necessità, per le amministrazioni presenti e future, di una maggiore tutela dell’insediamento urbanistico nelle aree a rischio, per evitare il ripetersi di scenari simili.
Trent’anni di progetti mai realizzati
L’emergenza non nasce oggi.
Tra il 1997 e il 2006 l’area era già stata dichiarata ad alto rischio idrogeologico.
In trent’anni sono stati annunciati progetti per almeno 25 milioni di euro, molti dei quali mai realizzati o rimasti nei cassetti.
Dopo la frana del 13 ottobre 1997 si parlò di bypass, drenaggi e opere strutturali.
Gran parte di quegli interventi non è mai partita o si è arenata tra contenziosi e ritardi.
Cosa succede adesso
La priorità resta la messa in sicurezza delle persone e la gestione dell’emergenza abitativa.
Nei prossimi giorni il governo dovrà tradurre le rassicurazioni in atti concreti, a partire dalle risorse e dalle scelte strutturali.
Per Niscemi, però, il nodo è più profondo: decidere se continuare a inseguire soluzioni tampone o affrontare definitivamente il rapporto tra urbanistica, rischio idrogeologico e sicurezza dei cittadini.
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