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07/02/2026 06:00:00

Quando il rumore finisce restano i conti. Antonini, Trapani e l’arte della fuga in avanti

Di cosa stiamo parlando, davvero?
 

Del progressivo sgonfiarsi di un progetto che prometteva grandezza e ha prodotto macerie: sportive, aziendali, mediatiche e – forse – politiche. Delle difficoltà economiche delle società riconducibili a Valerio Antonini, del tracollo della Sport Invest, della parabola discendente di Trapani Calcio e Trapani Shark, e di una città che dopo l’ubriacatura iniziale osserva oggi, in silenzio, il lento esaurirsi dello spettacolo.

 

Era da tempo che non arrivavano segnali di vitalità. In molti avranno pensato che Antonini avesse ormai abbandonato il campo di una difesa che presenta crepe profonde, talmente evidenti da risultare invitanti per chiunque abbia voglia di attaccare. Qualcuno si sarà anche stupito nel vederlo ancora in tribuna durante il match contro l’Altamura, a sfidare i soliti cori di dileggio e il fuoco di fila degli insulti che accompagnano ormai ogni sua apparizione pubblica.

 

La reazione del tycoon, questa volta, si è limitata a un gesto delle mani. Poco. Troppo poco per una tifoseria – quella della Curva Nord – che ha abbandonato le postazioni per affacciarsi in modo minaccioso davanti all’ingresso della tribuna coperta, a rimarcare, se ce ne fosse ancora bisogno, un disappunto che appare irreversibile. Un sentimento che conduce, come già visto nel basket, verso il getto della spugna e una fine anticipata.

Nemmeno la fiammella della speranza sembra più alimentare l’attesa. Al netto di qualche sussurro o grido isolato, prevale una passività rassegnata. La maggioranza silenziosa si aggrappa a ciò che resta, tra fatalismo e resa, come fosse l’ultima dea superstite quando si ha la sensazione di essere imboccati su una strada di non ritorno.

Non si registrano nemmeno tentativi – individuali o collettivi – per ottenere il rimborso di abbonamenti rimasti interrupti dopo i godimenti iniziali. E nella città attraversata dal 38° parallelo, quello che divide le due Coree, i destini sembrano ormai segnati.

 

Ripercorrere oggi, per l’ennesima volta, le tappe che hanno condotto alle difficoltà finanziarie della Sport Invest appare quasi superfluo. Così come suonano decisamente fuori luogo le recenti dichiarazioni del patron, affidate a un video:
 

«Ho consegnato un assegno di 500 mila euro al nostro allenatore, che terrà gelosamente custodito in caso di promozione in Serie B».

 

 

Una sortita che rasenta l’autosatira, considerando che la squadra è molto più vicina ai playout retrocessione che a una improbabile scalata al decimo posto, l’ultimo utile per accedere a una lotteria con trenta società ben più motivate e strutturate. Mister Aronica, in sostanza, si ritrova a custodire un biglietto vincente solo nella narrazione, mentre la realtà racconta di una rosa rabberciata, allestita in fretta dopo la fuga dei migliori verso lidi più solidi.

Che valore attribuire allora a questa ennesima boutade? Il solito coup de théâtre per stupire un pubblico ormai impermeabile? O piuttosto l’ultima spiaggia comunicativa dopo il naufragio della Trapani Shark?

La governance evocata non migliora il quadro: «Siamo belli carichi per arrivare a giugno e cercare di fare il miracolo sportivo». Il tutto condito dal consueto richiamo alla Giustizia totale: sportiva, ordinaria, penale, civile, tributaria e – a questo punto – quasi cosmica. Peccato che, fin qui, ricorsi e impugnazioni si siano tradotti in una sequenza di sconfitte.

E allora quel “Make Trapani Great Again”, stampato su pochissimi cappellini rossi (altro flop: ne erano stati ordinati a migliaia) al lancio del movimento FUTURO, come va letto oggi? Come un reperto malinconico da sagra paesana, una reliquia folkloristica di un entusiasmo evaporato. Il tentativo di imporlo a una città dalle tradizioni antiche e diffidenti si è rivelato sterile.

Resta la politica. Forse l’ultima vera spiaggia. In ambito sportivo Antonini appare ormai marchiato dalle Federazioni; sul fronte televisivo l’esperimento si è chiuso rapidamente, schiacciato da flussi negativi sottovalutati all’origine. Riproporlo altrove sarebbe velleitario.

Un possibile sbocco potrebbe allora essere un riposizionamento politico, ammesso che il movimento non sia già stato liquidato in fretta, nato più per disarcionare un sindaco divenuto scomodo che per costruire un progetto duraturo.

Qualcuno azzarda un’ipotesi nazionale, agganciata alla galassia del generale Roberto Vannacci, in cerca di nuovi spazi. Basterebbe aggiungere un “Nazionale” al marchio FUTURO e il gioco, sulla carta, sarebbe fatto. Antonini potrebbe così tentare il rientro dalla porta della politica, magari con l’ambizione di un seggio parlamentare.

Ma erano altri tempi. Tempi di promozioni, di applausi e di cittadinanze onorarie. Oggi resta una lezione antica, attribuita a Otto von Bismarck: la politica è l’arte del possibile. E per rendere possibile qualsiasi progetto – sportivo, imprenditoriale o politico – servono tre cose: denaro, denaro, denaro.

Proprio ciò che, nel momento decisivo, è venuto a mancare.
Il resto è cronaca di un declino ancora in corso. E di cui Trapani, volente o nolente, continua a essere spettatrice.

 

Sorcio verde