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08/02/2026 06:00:00

Cosa sappiamo delle persone naufragate al largo della Sicilia durante il ciclone Harry

Durante i giorni del ciclone Harry, mentre l’attenzione mediatica era concentrata sui danni provocati dal maltempo in Sicilia, nel Mediterraneo centrale potrebbe essersi consumata una delle più gravi tragedie degli ultimi anni. Una strage silenziosa, fatta di imbarcazioni scomparse, di testimonianze frammentarie, di numeri che nessuna autorità ha ancora confermato né smentito ufficialmente.

Il 2 febbraio 2026 l’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans ha denunciato la possibile scomparsa di almeno mille persone nel Mediterraneo tra il 14 e il 21 gennaio. Secondo Mediterranea, si tratterebbe di migranti partiti soprattutto dalla costa tunisina, di cui non si hanno più notizie. La denuncia si basa sulle testimonianze raccolte in Tunisia dagli attivisti di Refugees in Tunisia e dai familiari delle persone disperse. Al momento, però, queste informazioni non hanno trovato una verifica indipendente.

 

L’allerta della Guardia costiera e gli otto casi segnalati

 

Un primo riscontro documentale emerge il 24 gennaio, quando il giornalista Sergio Scandura, di Radio Radicale, rende pubblica l’esistenza di un’allerta diramata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia costiera di Roma “a tutte le navi” in transito nel Mediterraneo centrale.

Il dispaccio segnalava otto imbarcazioni in difficoltà, partite dalla zona di Sfax, in Tunisia, con a bordo circa 380 persone. L’allerta indicava non solo il numero stimato di migranti su ciascuna barca, ma anche le date e gli orari di partenza, avvenute nonostante condizioni meteo estreme: onde superiori ai sette metri e raffiche di vento fino a 54 nodi, generate proprio dal ciclone Harry.

Le partenze, secondo il dispaccio, risalgono al 14, 18, 20 e 21 gennaio 2026. A oggi, nessuna autorità marittima italiana, tunisina o maltese ha confermato ufficialmente l’esito di questi otto casi.

 

L’elenco delle imbarcazioni segnalate

 

Secondo i dati diffusi da Scandura, le otto partenze riguardano:

– 49 persone su una barca di ferro, partite da Sfax il 21 gennaio alle 2 di notte
– 54 persone partite da Sfax il 20 gennaio
– 45 o 50 persone partite da Sfax il 18 gennaio tra le 18 e le 19
– 51 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 20 gennaio all’una
– 36 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 20
– 42 persone su un gommone partite da Sfax il 14 gennaio alle 21
– 53 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 21
– 45 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 21

Si tratta di imbarcazioni che avrebbero affrontato il mare nel momento più violento della tempesta.

 

Il sopravvissuto soccorso a Malta

 

Nelle stesse ore un uomo è stato soccorso in mare e trasportato a Malta. Si chiama Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone, unico sopravvissuto di un naufragio avvenuto al largo della Tunisia.

Konte ha raccontato di essere partito da Sfax a bordo di un’imbarcazione con circa cinquanta persone di diverse nazionalità, tutte morte durante la traversata. L’uomo è rimasto in mare per oltre 24 ore prima di essere individuato da una nave a est della Tunisia e a sud di Malta. Durante il soccorso, i soccorritori hanno avvistato anche corpi senza vita.

Nel naufragio Konte ha perso il fratello, la cognata, il nipote e almeno altre 47 persone. Filmati del suo salvataggio sono stati diffusi nei giorni successivi.

 

La conferma dell’Oim e i primi decessi accertati

 

Il 26 gennaio l’Organizzazione internazionale delle migrazioni ha confermato il racconto di Konte e ha espresso il timore che centinaia di persone siano morte o risultino disperse lungo la rotta tunisina nei giorni del ciclone.

In un comunicato, l’Oim riferisce che a Lampedusa sono stati accertati tre decessi durante un’operazione di ricerca e soccorso. Tra i dispersi figurano due gemelline di circa un anno, morte per ipotermia poco prima dello sbarco, secondo la testimonianza della madre, una donna proveniente dalla Guinea. Anche un uomo è deceduto poco dopo l’arrivo, sempre per ipotermia.

I sopravvissuti hanno inoltre riferito che un’altra imbarcazione, partita dallo stesso punto e alla stessa ora, non è mai arrivata. L’Oim parla anche di un ulteriore naufragio al largo di Tobruk, in Libia, che potrebbe aver coinvolto 51 persone.

Secondo l’Oim, nel solo 2025 almeno 1.340 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale. Negli ultimi dieci anni, i morti lungo le rotte migratorie nel Mediterraneo superano le trentamila persone.

 

Le retate a Sfax e le partenze durante la tempesta

 

Secondo le testimonianze raccolte da Refugees in Tunisia e Mediterranea, a partire dal 15 gennaio sarebbero avvenute retate della polizia tunisina negli accampamenti informali di migranti negli uliveti intorno a Sfax, accompagnate da un allentamento dei controlli della guardia costiera tunisina. Questo avrebbe favorito partenze multiple nonostante il mare in tempesta.

“Ci risulta – spiega Luca Casarini – che dalla costa vicino a Sfax siano partite tra le 15 e le 24 imbarcazioni in quei giorni”. Secondo Mediterranea, un trafficante noto come Mohamed “Mauritania” avrebbe organizzato almeno cinque convogli, ciascuno con 50-55 persone a bordo. Altre testimonianze parlano di dieci imbarcazioni complessive.

Solo una di queste avrebbe raggiunto Lampedusa il 22 gennaio, con a bordo un corpo senza vita. Un altro convoglio sarebbe tornato indietro a causa del maltempo. I sopravvissuti raccontano di aver visto altre barche naufragare.

Un attivista chiamato Ibrahim, che gestisce un servizio medico negli accampamenti intorno a Sfax, ha segnalato almeno cinque persone disperse su richiesta delle famiglie. Tra i dispersi ci sarebbe anche un noto attivista nigeriano per i diritti umani.

Dopo la denuncia pubblica di Mediterranea, il 3 febbraio sarebbero avvenute nuove retate: secondo l’ong, decine di migranti sono stati arrestati e trasferiti al confine con Libia e Algeria, dove sarebbero stati abbandonati.

 

Un bilancio ancora senza risposte

 

A oggi, il bilancio esatto resta incerto. I numeri oscillano tra centinaia e mille persone scomparse, senza che vi sia una conferma ufficiale. Le informazioni sono frammentarie, le ricerche non risultano coordinate, e molte famiglie attendono notizie che forse non arriveranno mai.

Il ciclone Harry ha lasciato dietro di sé macerie visibili sulle coste siciliane. Ma nel Mediterraneo centrale potrebbe aver cancellato centinaia di vite senza lasciare traccia. Ed è proprio questo, forse, l’aspetto più inquietante della vicenda.